Saziando l’uomo > Alessandro G. Capuzzi, Emanuele Dainotti

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Saziando l’uomo
di Alessandro G. Capuzzi e Emanuele Dainotti
Italia / 2012 / bn+colore / italiano / 74’ / MiniDV

L’inizio della fine della storia di una giovane ragazza parte con la conclusione di una misteriosa telefonata e il principio di un barricamento in casa. Chi si nasconde dietro la voce al telefono? Cosa porta la ragazza a rinchiudersi? Solo l’indispensabile alla sopravvivenza è presente all’interno del loculo, il minimo di luce per dare forma ai colori. Da qui in poi cominceremo a non fidarci più di quello che “sembra”. Giusto il tempo di due rapidi calcoli e tutto cambia. Appare una giovane compagna singhiozzante e implorante attenzione. Una figura oscura e malefica – un gigante più vicino alle bestie che all’uomo per aspetto – si unisce a quest’ultima a rendere la vita della protagonista un inferno. L’onirismo non ha più freni, la fanciulla non discerne sogno e realtà. Probabilmente non dorme da giorni. Probabilmente dorme ininterrottamente da settimane.
Qual è il legame fra la voce, la seconda ragazza, e l’oscuro colosso? Perché la ragazza si è autoreclusa? Da cosa sta scappando?

Una doverosa premessa: a chi legge regolarmente Rapporto Confidenziale, i nomi di Alessandro G. Capuzzi e Emanuele Dainotti non risulteranno nuovi, in quanto parte del collettivo Sette Secondi Circa del cui lavoro ci siamo occupati in più di una occasione, arrivando anche a una prima collaborazione in occasione del Festival del film di Locarno dello scorso anno. Della lunga conoscenza personale, la stima professionale ha costituito il primo approccio. Una stima che prevede un tacito (ma nemmeno troppo) patto di reciproca obiettività (per non dire severità) nel giudizio, in qualsiasi giudizio. È proprio questo che mi permette ora di scrivere del loro primo lungometraggio senza sentire il rischio di scivolare nella piaggeria, nell’ecesso di benevolenza o nel favoritismo ma, al contrario, di poterlo fare a ragion veduta, avendo seguito il progetto sin dalla sua genesi.
Perché sì, sarò magari anche di parte, ma solo perché il loro talento mi è sempre apparso molto evidente.

“Saziando l’uomo”, primo lungometraggio di Alessandro G. Capuzzi e Emanuele Dainotti dopo alcuni cortometraggi e opere di videoarte, è un film che richiede allo spettatore impegno nel coglierne i molteplici strati narrativi, conseguenza diretta dell’urgenza espressiva che contraddistingueva anche i lavori precedenti, ma che può essere anche fruito semplicemente per quello che propone a un livello più superficiale, ossia la forma da thriller psicologico metafisico con un persecutore praticamente invisibile, presente innanzitutto attraverso la voce, e imprevedibili colpi di scena. Ma anche l’etichetta di thriller appare sin da subito come un pretesto formale utile a dare una cornice a una storia che in realtà affonda le sue radici in ben altro. Il film, infatti, sceglie nei fatti di rifuggire da definizioni precise cogliendo alla sprovvista lo spettatore nelle sue aspettative. Ogni qualvolta scatta il desiderio di assimilazione a un genere, ecco che lo stesso viene vanificato da un cambio di registro a livello narrativo e di conseguenza formale.

Una giovane donna si è autoreclusa in un appartamento in cui la luce filtra a stento. La situazione non le garantisce comunque un riparo, un persecutore riesce inizialmente a raggiungerla attraverso il telefono. L’incipit è sferzante e fa piombare chi guarda in una dimensione parallela, senza solidi appigli nel mondo reale.
Da qui lo sprofondamento in una realtà dai contorni sfumati in cui chi è al di là dello schermo si trova spiazzato: si tratta di realtà quella cui sta assistendo o è la rappresentazione dello stato mentale della ragazza? L’apparizione di due personaggi nell’angusto spazio offre nuovi elementi ma non nuovi appigli. Allo spettatore non resta altro da fare che abbandonarsi definitivamente alla storia scavando nel suo inconscio alla ricerca di elementi preziosi alla comprensione di ciò che accade sullo schermo.

La notevole padronanza del mezzo, da cui deriva lo stile visivo (non una scoperta per chi conosce i lavori precedenti, realizzati anche singolarmente, dai due autori), non diventa mai esercizio a sé, ponendosi sempre al servizio della storia e non prevalendo mai su di essa. Una scelta che contribuisce a prendere in contropiede, allontanando ulteriormente dalla definizione stretta. Anche il fatto che i piani narrativi si confondano (all’inizio è la voce del molestatore a condurre la narrazione, che però prende presto una sua strada indipendente da lui) assorbono il pubblico richiedendo sì la sua costante attenzione ma ripagandola con una serie di sorprese.
In questo senso l’ho trovata un’opera poco furba (è un complimento) perché mi pare che la libertà espressiva che Capuzzi e Dainotti si sono concessi (qui come altrove) allontani nettamente dal rischio dell’ansia di piacere a tutti. E questo la farà piacere a molti. Sicuramente a quelli meno propensi al facile effetto o a coloro che non chiedono a una storia di confortarli o rassicurarli, magari con un finale che chiuda definitivamente la storia.

“Saziando l’uomo”, nato da un soggetto originale di Alessandro G. Capuzzi, sceneggiato da Emanuele Dainotti e girato con mezzi estremamente limitati (si parla di 2000 euro), rende evidente un talento non comune, una lucidità che erano già visibili nei lavori brevi precedenti ma che qui si manifestano in una forma ancora più compiuta proprio per il tempo di sviluppo narrativo che un lungo permette. Un passaggio salvifico quello nel formato corto perché impone di sviluppare una storia (e non importa quale sia il suo spunto o il suo finale o che questi ci siano o meno) in uno spazio limitato di tempo non permettendo di fare ricorso a elementi inutili (non permetterebbe, molti se li concedono comunque). Ed è così che “Saziando l’uomo” non conosce tempi morti, né sovrabbondanza di elementi, a dispetto della loro sovrapposizione, e nemmeno facili vie d’uscita narrative cui spesso fanno ricorso coloro che padroneggiano meno la scrittura, rendendo infine evidente un gusto proprio.

I riferimenti (più letterari che cinematografici) traspaiono e costituiscono un ulteriore aspetto positivo in quanto rappresentano una dichiarazione di amore o stima per il punto di riferimento stesso diventando infine ulteriore evidenza del gusto degli autori (ma anche della loro indispensabile umiltà). Qui appaiono elaborati attraverso la loro inclinazione e quindi concorrono alla costruzione di un risultato personale.

Il film non è esente da piccoli difetti o ingenuità; non essendo però mai, a mio parere, un film giudicabile attraverso la somma dei suoi singoli elementi – smembramento che mi ritrovo a fare unicamente di fronte a opere che non apprezzo ma delle quali tento disperatamente di salvare almeno qualcosa – gli stessi non influiscono sul risultato, lasciando che “Saziando l’uomo” possa contare su più frecce al suo arco.

Il lavoro sulle atmosfere, con l’estetica della videoarte che confluisce nel cinema senza forzature e senza creare formalismi ibridi, è molto accurato tanto che l’inquietudine (alla costruzione della quale non sono estranei musiche e suoni curati da Dario Cristaldi) che scaturisce dalla storia permane e si svela per molto tempo dopo la visione, così come la sensazione di avere assistito a un’opera anomala e stratificata, in cui il non dichiarato esplicitamente va rielaborato autonomamente.
Qui l’insieme restituisce, secondo me, la sensazione di un talento solido, coraggioso nell’osare e forte anche di un punto di vista originale, di una capacità di usare i codici per superarli, di un gusto preciso che nel tempo non potrà che migliorare, trovare nuova profondità e nuove direzioni.
Per un debutto nel lungometraggio, è moltissimo.

Roberto Rippa

Guarda un estratto dal film in esclusiva per RC

Saziando l’uomo
(Italia/2012)
Regia, fotografia: Alessandro G. Capuzzi, Emanuele Dainotti
Soggetto: Alessando G. Capuzzi
Sceneggiatura: Emanuele Dainotti
Musiche: Dario Cristaldi
Montaggio: Alessandro G. Capuzzi
Trucco e effetti speciali: Marky Bertana, Tommaso Losse, Camilla Scagliarini, Federica Storelli
Scenografia: Beatrice Barros Castro
Costumi: Valentina Gualandri
Guardaroba: Maria Host-Ivessich
Fotografie di scena: Beatrice Barros Castro, Matteo Valfrè
Interpreti principali: Ilaria Silvestri, Laura Locatelli, Raffaele Panfili, Roberto Benfenati (voce), Claudio Barros Castro, Paco Vercelloni
74’

Emanuele Dainotti (Foto: Matteo Valfrè)

Alessandro Capuzzi (Milano, 1986) e Emanuele Dainotti (Milano, 1987) sono fondatori, con Marco Adamo Graziosi e Dario Cristaldi, del collettivo artistico SE7TE SECONDI CIRCA, attivo nei campi di cinema, videoarte, performance art, musica. “Saziando l’uomo” è il loro primo lungometraggio.
Se7te Secondi Circa
Intervista a Se7te Secondi Circa da RC

Alessandro G. Capuzzi, a sinistra (Foto: Matteo Valfrè)

NOTE DI REGIA

Il film nasce da una serie di visioni oniriche comparate al concetto di Aurea Mediocritas esposto nelle Odi da Orazio. La protagonista del film si autoreclude alla ricerca del giusto equilibrio; fugge dalla crapula, dal crimine, dall’eccesso, vittima dell’apatia stoica che sfocia in una patologia alessitimica.
Saziando l’Uomo si pone nei confronti dello spettatore come catalizzatore di domande; la protagonista del film si scontra con questi punti interrogativi e ne propone di nuovi senza, però, giungere alla loro soddisfazione. L’Uomo è al centro del racconto: la sua finitudine, le convenzioni, la morte diventano tema centrale dell’opera. Il lavoro che ci ha accompagnato nella creazione di Saziando l’Uomo consiste nella riscoperta delle domande che assillano l’essere umano attraverso una loro rilettura che si propone di scavalcare l’umano stesso, con le sue consuetudini, con la sua società, con la sua arte, con le sue risposte e i suoi dogmi. Saziando l’Uomo è il primo passo di una ricerca/scomposizione e della conseguente dissertazione sul tema della realtà.

FILMOGRAFIA

R2 – SETTE SECONDI CIRCA, video performance (2010) [Guarda in CINETECA RC]
ARTI STA, videoarte (2011)
FENOMENO DELLA PERSISTENZA, videoarte (2011) [Guarda in CINETECA RC]
CITTÀ DI NO, cortometraggio (2011) [Guarda in CINETECA RC]
GENESI DI UNA LUCE AL BUIO, video-doc (2011)
RABBIA DI UNA LUCE AL BUIO, video-doc (2011)

PERFORMANCE, PROIEZIONI e MOSTRE

2010
Teatro Verdi, Corsico (Italia) MIGLIOR VIDEOARTE INDYVISION FESTIVAL
Sassetti Cultura, Milano (Italia) FINALISTI CONCORSO
Palazzo Granaio, Settimo Milanese(Italia) PERFORMANCE VIDEO

2011
Spazio Concept, Milano (Italia) INSTALLAZIONE
Thor Tempesta Sociale, Milano (Italia) PROIEZIONE PERSONALE
Casoria Contemporary Art Museum, Casoria (Italia) COLLETTIVA DI VIDEOARTE
C. A. Torchiera, Milano (Italia) PROIEZIONE PERSONALE
Archaeological Museum of Messenia, Messenia (Greece) COLLETTIVA DI VIDEOARTE
Itzon tv, web SELEZIONE UFFICIALE
Dobiarteventi 2011, Gorizia (Italia) COLLETTIVA DI VIDEOARTE

(Foto backstage: Beatrice Barros Castro)

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