Après lui > Gaël Morel

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Camille vede la sua vita distrutta dopo la scomparsa del figlio, Mathieu, in un incidente automobilistico. Incapace a rassegnarsi si aggrappa a Franck, il migliore amico del figlio, nonostante fosse alla guida dell’auto quando è avvenuto l’incidente e molti lo giudichino il principale responsabile della morte di Mathieu. I parenti e gli amici di Camille non comprendono questo suo comportamento, ma Camille, incurante dello scandalo, si affeziona sempre più a Franck, ricambiata. Poco a poco Franck comprende che l’ossessione di Camille può essere pericolosa…

Gaël Morel, al suo quarto film e a undici anni di distanza da “Le clan“, si dedica nuovamente a una storia in cui la morte ha un ruolo di primo piano, collaborando alla sceneggiatura con Christophe Honoré, che al tema ha appena dedicato il suo film più compiuto: “Les chansons d’amour” (presentato come il film di Morel a Cannes nel maggio del 2007).
Il film si apre con una scena giocosa: in una stanza, due ragazzi suonano la chitarra, fumano, saltano sul letto, si vestono da donna muovendosi goffamente. La madre del primo apre la porta, li vede e ride prima di mettere mano ai suoi trucchi per completare la maldestra opera che trova il suo scopo nella partecipazione all’addio al celibato di un amico che avrà luogo di lì a poco.
È solo un rapido quadro, utile per contestualizzare la situazione familiare: Camille è una madre divorziata, Mathieu uno dei suoi due figli, Franck il migliore amico di quest’ultimo. La scena seguente il dramma già irrompe violento nella forma di una telefonata che annuncia a Camille la morte di suo figlio in un incidente automobilistico avvenuto mentre Franck era al volante. Visita all’obitorio per il riconoscimento ufficiale, funerale e riunione familiare post cerimonia funebre si succedono rapidamente. Morel usa quest’ultima scena per evidenziare gli elementi che daranno struttura alla sua opera: Camille esige che Franck partecipi all’intimo incontro di famiglia scatenando la perplessità degli invitati, una perplessità che si trasformerà presto in incomprensione e rancore. È una scena chiave che mostra le dinamiche familiari nel dolore e nel rapporto con colui che lo ha fortuitamente causato; ma, soprattutto, chiarisce l’intenzione di Camille, fermamente decisa a evitare che l’incidente trovi in Franck una seconda vittima.
La donna, nel suo smarrimento, è involontariamente animata anche da intenzioni meno altruiste: ha bisogno di Franck per poter recuperare la figura di suo figlio almeno nella memoria e per eternarlo attraverso la persona che ne porta in sé una parte che a lei manca e da qui all’ossessione – complice il progressivo allontanamento dalla sua stessa famiglia – il passo sarà molto breve.
Franck, da par suo, appare in balia della situazione, non in grado di rendersi conto pienamente di ciò che accade, obnubilato da un cordoglio vissuto diversamente ma non meno presente.

Morel non offre risposte facili né facili vie d’uscita ai suoi personaggi. Li osserva mentre si perdono nello strazio per la perdita di una persona amata tenendosi a distanza da qualsiasi tentazione di giudizio. Si tiene a distanza anche da una forma melodrammatica classica, preferendole un’esplorazione delle diverse reazioni dei suoi personaggi alle prese con un insostenibile lutto.

In tutto questo, Catherine Deneuve padroneggia pienamente un personaggio (ritratto di una donna vera in ogni sua espressione, sia di gioia che di disperazione) che, alle prese con una materia tanto incandescente, potrebbe sfiorare il grottesco in più di una occasione. Ciò che fa della sua interprete un monumento del cinema mondiale non è solo il suo passato di attrice diretta da molti tra i registi più interessanti e importanti della storia della settima arte ma anche e soprattutto un presente affrontato senza il timore di assumersi rischi nella scelta dei ruoli da interpretare, non di rado sotto la direzione di giovani registi come in questo caso.
Thomas Dumerchez, visto nel precedente film di Morel “Le clan”, dove interpretava il ruolo chiave del minore di tre fratelli, conferma la buonissima impressione fatta in quella occasione, così come Élodie Bouchez, già nel lungometraggio d’esordio di Morel “À toute vitesse“, si conferma uno tra i volti più interessanti della nuova generazione di attrici francesi grazie al suo personaggio la cui durezza contrasta con la confusione della madre. Guy Marchand, nel ruolo del padre di Mathieu, era già stato utilizzato da Honoré per il suo “Dans Paris” del 2006.

Morel costringe lo spettatore a esplorare la propria fragilità di fronte alla morte e lo fa con la rara sottigliezza dimostrata in precedenza.

Roberto Rippa

Après lui (Francia, 2007)
Regia: Gaël Morel
Sceneggiatura: Gaël Morel, Christophe Honoré
Musiche: Louis Sclavis
Fotografia: Jean-Max Bernard
Montaggio: Catherine Schwartz
Scenografia: Zé Branco
Suono: François Groult
Interpreti principali: Catherine Deneuve, Thomas Dumerchez, Élodie Bouchez, Guy Marchand, Elli Medeiros, Luis Rego, Adrien Jolivet, Salim Kechiouche
94′

“Après lui” è disponibile presso Queer Frame (in versione originale con sottotitoli in italiano)
sia in streaming che per download.


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