Bergamo // XXX Film Meeting

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Hing, Kullar Viimne

XXX Bergamo Film Meeting

Mostra internazionale del cinema di essai

10-18 marzo 2012

Eccoci alle soglie della 30° edizione: un bel traguardo, non c’è che dire! Sono passati trent’anni ricchi di cinema e di emozioni,
durante i quali Bergamo Film Meeting ha definito la sua identità e ha conquistato un ruolo importante tra i festival italiani ed europei. Si aprono nuove strade e nuove sfide e, ora più che mai, Bergamo Film Meeting si propone di essere un laboratorio culturale e di idee, un’occasione per tracciare nuovi percorsi e fare nuove scoperte, andare in cerca delle nuove tendenze del cinema contemporaneo, ma anche di riscoprire le pagine più affascinanti della storia del cinema.
Dal 10 al 18 marzo 2012, 9 giorni di grandi passioni con oltre 80 film, un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, documentari, anteprime e cult movies, arricchiti da incontri con gli autori, workshop, mostre, arte, musica e feste.

«Ma questa è un’altra storia»

Ci eravamo lasciati, lo scorso anno, con la promessa che avremmo voluto arrivare alla trentesima edizione, a qualsiasi costo.
Abbiamo rispettato gli impegni, nonostante che, fino a fine novembre, l’edizione fosse appesa a un filo, per le solite questioni legate alla continua erosione dei finanziamenti pubblici.
Ma non vi parleremo di questo, perché sono subentrate alcune condizioni che oggi, alla svolta del terzo decennio di attività, ci danno la possibilità di presentarci con una strategia nuova, che speriamo possa dare frutti significativi nei prossimi anni.
Cosa è stata l’attività dell’Associazione Bergamo Film Meeting, dalla sua nascita nel lontano 1983 ad oggi? Sostanzialmente tutti gli sforzi si sono concentrati sull’organizzazione della manifestazione che in nove giorni di programmazione presenta circa 90 film tra corti, medio e lungometraggi, suddivisi in diverse sezioni. Ci sono sì, nel corso dell’anno, altre iniziative nelle quali Bergamo Film Meeting è presente con alcuni film passati nell’ultima edizione realizzata, come ad esempio Cannes e dintorni, promossa dall’Agis o altre rassegne di classici, di film di recente produzione e documentari. Ma sono sempre attività legate al festival, che riguardano la promozione di alcune opere presentate; la stessa cosa vale per il lavoro con i produttori e i distributori, perché la mostra di marzo non rimanga fine a se stessa. D’altronde, e questo lo abbiamo ripetuto più volte, Bergamo Film Meeting è nato per sensibilizzare gli operatori del settore e per aumentare la visibilità dei film, vecchi o nuovi che siano. Il bilancio di questa attività è assolutamente positivo, ma la sua ampiezza dipende ancora dal festival, dal suo bilancio, che attualmente non può permettersi investimenti in questa direzione. È vero, qualche piccola cosa si riesce ancora a fare; ad esempio, abbiamo acquisito, con una consistente riduzione dei costi, una copia in pellicola con sottotitoli italiani del film vincitore dello scorso anno, il polacco Il venditore di miracoli, che quindi è disponibile per altri passaggi in Italia. Sono casi sporadici, dovuti più alla buona volontà di produttori indipendenti che non alle possibilità del festival di agire nel mercato dell’audiovisivo.
Sta di fatto che di cambiamenti negli ultimi anni ce ne sono stati parecchi. Il problema che ci siamo posti è stato sostanzialmente questo: dobbiamo assistere all’estinzione del Festival per cause di forza maggiore, oppure possiamo trovare vie nuove che siano anche un cambiamento di mentalità e strategia? Il dato da cui siamo partiti è che Bergamo Film Meeting rimane un progetto importante, che il pubblico è sempre numeroso e partecipe, che i molti attestati di stima ci fanno sentire in obbligo di continuare. Nonostante questi elementi positivi, è sempre più difficile trovare le risorse, anche solo per sopravvivere.
Gli enti pubblici stringono di anno in anno il cordone della borsa: la Regione Lombardia nel 2011 non ha neppure fatto uscire il bando per il sostegno alle manifestazioni cinematografiche, unica in tutta Italia – e si trattava poi di una cifra molto modesta: 165.000 euro distribuiti su una ventina di soggetti. Il contributo pubblico a Bergamo Film Meeting si è ridotto ormai a una percentuale intorno al 43% del budget complessivo, che è diminuito di circa 100.000 euro negli ultimi due anni.
Una situazione molto critica e ben al disopra del livello di guardia, una sofferenza che è condivisa da altre manifestazioni in Lombardia e nel resto d’Italia. Una politica che sta mettendo a rischio posti di lavoro, capacità progettuali, opportunità artistiche e culturali del tempo libero.
Diamo queste informazioni per spirito di obbiettività. Ma torniamo alla domanda per noi cruciale. Diciamo subito che le grida di dolore ci sono sembrate inefficaci e rischiavano di diventare un repertorio stanco e obsoleto. Ci siamo guardati prima negli occhi e poi intorno, abbiamo fatto un bilancio non solo economico, ma anche e soprattutto delle potenzialità di una struttura con quasi trent’anni di vita e delle risorse umane disponibili. Soprattutto questi ultimi due punti ci hanno fatto molto ri$ettere. Lasciamo per un momento da parte il primo punto. Cosa è successo negli ultimi quattro/cinque anni nella compagine che il festival lo produce e lo organizza? C’è stato un radicale rinnovamento: la quasi totalità della vecchia guardia ha ceduto il testimone; nuova linfa è arrivata, portando innovazione, competenze tecniche più sofisticate e al passo con i tempi, una diversa apertura mentale, idee più fresche e maggiore sensibilità verso il contemporaneo e i cambiamenti in atto. Al nuovo gruppo si sono affiancati altri giovani, vuoi come stagisti e volontari, vuoi come collaboratori temporanei. Alcuni di loro hanno acquisito competenze, hanno seguito progetti, hanno assorbito la mentalità del festival. Sono diventati anch’essi una risorsa.
E qui torniamo al primo punto. Il nuovo comitato organizzatore del festival si è posto il problema di come far diventare l’associazione una vera e propria struttura operativa, che non avesse solo lo scopo di “fare” il festival, ma che acquisisse capacità ed energie per essere qualcosa di più, per funzionare con continuità, affrontando sì nuovi impegni economici, ma sempre nel solco di un’economia sostenibile che sappia coniugare l’aumento delle risorse e l’incremento dell’offerta culturale, anche attraverso il coinvolgimento di altri soggetti, con i quali condividere mezzi e finalità. Ciò significa sostanzialmente due
cose: costruire rapporti di lavoro più stabili e investire in professionalità in grado di aumentare le fonti di entrata, tenendo ben fermi, naturalmente, i principi, ai quali anche Bergamo Film Meeting si ispira, di cooperazione e solidarietà sociale che stanno alla base della filosofia e dell’attività dell’associazionismo. Si tratta di una grande sfida e di un’impegnativa assunzione di responsabilità, ma, ne siamo fermamente convinti, è l’unica via per aprirsi al futuro, per riavviare un motore che rischiava di fermarsi perché non c’erano più i soldi per la benzina.
Abbiamo valutato alcuni canali di finanziamento e abbiamo trovato in un bando della Fondazione Cariplo la via giusta per concretizzare il nostro progetto. Ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo elaborato azioni che significassero veramente un cambiamento di strategia, di organizzazione e di visione generale. Il percorso quadriennale, che è stato delineato in ogni suo dettaglio, prevede interventi sia sul piano amministrativo che su quello delle proposte e della redditività degli investimenti, in competenze lavorative e in beni strumentali.
Ai primi di dicembre dello scorso anno abbiamo saputo di aver vinto il bando. Chi legge, può immaginare la nostra felicità.
Abbiamo avuto la sensazione di essere usciti dal tunnel. Ci siamo subito messi al lavoro, consapevoli che non c’era tempo da perdere e che la soddisfazione doveva subito tradursi nell’avvio dei percorsi progettuali.
Rafforzare la struttura dell’associazione vuol dire allargare attività e proposte, renderla più presente sul territorio; e vuole anche dire avere più energie per irrobustire il festival, infondergli vigore e entusiasmo e, speriamo, intercettare nuove risorse. Perché Bergamo Film Meeting continuerà ad essere quell’occasione di incontro, di confronto, di conoscenza e di festa, dove poter vedere tanti film, scoprire autori e tendenze, gustare il cinema del passato e avvicinare altre e diverse espressioni audiovisive ed artistiche.
Con più fiducia, quindi, affrontiamo questa trentesima edizione che, con queste nuove opportunità, diventa veramente una sorta di passaggio a qualcosa d’altro. Non c’era l’intenzione di dare al raggiungimento di questo traguardo un’importanza particolare, così come non ci eccitava l’idea della ricorrenza e la necessità di apporvi un sigillo particolare. Pensiamo che quanto è successo sia sufficiente per dire che Bergamo Film Meeting ha veramente compiuto 30 anni e può continuare per la sua strada.
Questa introduzione, o sarebbe meglio definirlo un editoriale, esprime le idee e le intenzioni del gruppo che dirige il festival.
La collegialità delle scelte e delle decisioni sono uno dei cardini dell’associazione, così come l’operatività organizzativa e amministrativa, che si basa sulle conoscenze e le esperienze maturate sul campo, ma soprattutto sulla passione e il desiderio di scoperta, uniti al piacere, sacrosanto, di dare tante emozioni e un po’ di felicità al pubblico che ci segue.

Bergamo Film Meeting

Din dragoste, cu cele mai bune intentii, Adrian Sitaru

MOSTRA CONCORSO

Il festival andrà alla scoperta di nuovi autori e nuove cinematografie, con una selezione di 7 lungometraggi, inediti in Italia, e realizzati da nuovi autori che hanno saputo distinguersi per l’originalità delle proposte linguistiche e narrative con cui affrontano i temi della contemporaneità. Le opere presentate concorrono al Premio Bergamo Film Meeting, assegnato ai tre migliori film della sezione sulla base delle preferenze espresse da tutto il pubblico del festival.

La mitad de Óscar/Half of Óscar/La metà di Óscar
di Manuel Martín Cuenca, Spagna 2010, 89’
con Rodrigo Sáenz de Heredia, Verónica Echegui
Óscar e María sono fratello e sorella ma non si vedono da due anni. Si ritrovano al capezzale del nonno ad Almería, con Maria incinta e con un fidanzato francese di cui Óscar ignorava l’esistenza. Qualcosa, tra loro, sembra essere rimasta in sospeso. Un film che si insinua nelle pieghe più profonde dell’anima attraverso il non-detto, i volti e lo spazio, cristallizzando una tensione perturbante.

Americano
di Mathieu Demy, Francia 2011, 105’
con Mathieu Demy, Chiara Mastroianni, Geraldine Chaplin, Salma Hayek
Martin vive a Parigi con Claire. Quando da Los Angeles arriva la notizia della morte di sua madre, vola negli Stati Uniti per sbrigare le formalità del caso. Qui però i ricordi legati alla sua infanzia lo spingono a Tijuana, sulle tracce di un’ambigua spogliarellista messicana, che forse è stata importante nella vita di sua madre. E le sorprese sono solo all’inizio. Esordio registico di Mathieu Demy, figlio di Agnes Varda e Jacques Demy. Cast d’eccezione, cinéma vérité e un tocco di nostalgico romanticismo per un viaggio molto movimentato.

Emek tiferet/A Beautiful Valley/Una bella vallata
di Hadar Friedlich, Francia*Israele 2011, 85’
con Batia Bar, Eli Ben-rey, Hadar Avigad
Il mondo di Hanna Mendelssohn, caparbia vedova ottantenne, va in frantumi quando la comunità collettiva (kibbutz) che lei stessa ha contribuito a fondare viene privatizzata. Costretta alla pensione, Hanna si sente inutile, ma continua a lottare per gli ideali in cui ha sempre creduto. Opera prima condotta con garbo e grande sensibilità.

Onder ons/Among Us/Tra noi [Leggi la recensione di Alessio Galbiati]
di Marco van Geffen, Olanda 2011, 84’
con Dagmara Bak, Natalia Rybicka, Rifka Lodeizen
Ewa, una giovane polacca, arriva come ragazza alla pari presso una tranquilla famiglia benestante olandese. Tutto all’inizio pare andare per il meglio, ma lentamente qualcosa si incrina, il comportamento di Ewa diventa incomprensibile, ostile, e il rapporto con la coppia che la ospita si fa sempre più difficile. Film misurato e chirurgico nella sceneggiatura, costruito per sottrazioni, sospeso fra dramma e thriller. Racconta di una società miope ed egoista, ormai incapace di ascoltare e vedere cosa c’è “tra noi”.

Las acacias/Le acacie
di Pablo Giorgelli, Argentina*Spagna 2011, 82’
con Germán de Silva, Rubén Hebe Duarte
Un viaggio da Asunción del Paraguay a Buenos Aires. Un camionista accetta di dare un passaggio a una donna che non conosce. Lei non è sola, ha con sé la sua bambina di appena cinque mesi. Millecinquecento chilometri che potrebbero cambiare le loro vite. Un road-movie di vibrante umanità, un racconto dove tutto è orchestrato alla perfezione, nei tempi, nei toni e nelle emozioni.

En ville/Iris in Bloom/In città
di Valérie Mréjen, Bertrand Schefer, Francia 2011, 75’
con Lola Créton, Stanislas Merhar Jean
Iris, sedici anni, è un’adolescente in una piccola città di provincia sul mare. Un giorno per caso incontra Jean, quarantenne fotografo parigino. Frequentandosi, il loro rapporto si trasforma in un’amicizia amorosa che cambia profondamente le loro vite. Opera prima girata in 16 mm, presentata alla Quinzaine des Réalisateurs all’ultimo festival di Cannes 2011. Un’iniziazione sentimentale mostrata come fosse una video-installazione.

Din dragoste, cu cele mai bune intentii/Best Intentions/Con le migliori intenzioni [Leggi la recensione di Roberto Rippa]
di Adrian Sitaru, Romania*Ungheria 2011, 102’
con Bogdan Dumitrache, Aura Calarasu
Quando la madre viene ricoverata per un ictus, la vita di Alex, un tipo piuttosto apprensivo, esce letteralmente dai binari. In ospedale, Alex si ritrova catapultato in un incubo che lui stesso ha creato, tra improbabili personaggi, sorprendenti eventi e mille nevrosi, ma pur sempre animato dalle migliori intenzioni. Una commedia sincera, Pardo per la migliore regia al festival di Locarno 2011.

Onder ons, Marco van Geffen

VISTI DA VICINO

Una selezione di 11 film documentari, tra corti, medi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo, dove il confronto degli autori con il “reale” è particolarmente attuale e urgente. Il cinema documentario è in continua evoluzione, sempre più raffinato e attento alla precisa elaborazione cinematografica di forma e contenuto.
Non sempre basta una buona idea, non sempre è sufficiente una grossa produzione, ma quando l’autore entra in empatia con il soggetto che riprende, allora il film è davvero “visto da vicino”.

Dimanche à Brazzaville/Sunday in Brazzaville/Domenica a Brazzaville
di Enric Bach, Adrià Monés, Spagna*Congo 2011, 51
Carlos La Menace racconta, nel suo programma radiofonico del fine settimana, tre personaggi di Brazzaville, capitale del Congo: “Yves Saint Laurent”, figura di spicco di un’associazione che fa dell’eleganza uno stile di vita, pur nella povertà estrema; Cheriff Bakala, rapper originale che unisce l’hip-pop alla musica tradizionale congolese; Palmas Yaya, campione di wrestling della città, che fa affidamento sul voodoo per difendere il titolo.

Soliste, Rosanne Philippens, 23 jaar/Soloist, Rosanne Philippens, 23 Years Old/Solista, Rosanne Philippens, 23 anni
di Carine Bijlsma, Olanda 2010, 55’
Rosanne Philippens, giovane violinista della Nederlands Studenten Orkest, è alle prese con il suo primo tour da solista in dieci tappe tra Francia, Belgio e Germania. Nella sua orchestra suona anche il fidanzato italiano $autista. Carine Bijlsma segue la protagonista nella dimensione professionale e personale, descrivendo le difficoltà a trovare l’equilibrio nel gruppo e nella coppia.

5 Broken Cameras/5 videocamere rotte
di Emad Burnat, Guy Davidi, Olanda*Francia*Israele*Palestina 2011, 90’
Emad, contadino palestinese, compra la sua prima videocamera alla nascita del suo quarto figlio, nel 2005. Quando nel suo villaggio si costruisce una barriera per separare gli insediamenti israeliani da quelli palestinesi, la videocamera diventa un mezzo di testimonianza della protesta pacifica degli abitanti. Per cinque anni Emad filma le vite dei suoi compagni, la crescita del figlio e le sofferenze quotidiane. Una telecamera dietro l’altra viene distrutta.

In Absentia
di Tareq Daoud, Svizzera*Cuba 2011, 42’
A La Ranchería, nella provincia di Cuba, vive una piccola comunità di discendenti dei nativi americani. Il legame con la terra, con gli antenati viene mantenuto quotidianamente, con la consapevolezza di suscitare lo sguardo curioso degli esterni. In Absentia esplora il tema della sopravvivenza di una cultura, e del senso delle tradizioni nella vita moderna.

Atelier Colla
di Pietro De Tilla, Elvio Manuzzi, Guglielmo Trupia, Italia 2011, 49’
Una delle più celebri compagnie marionettistiche italiane, la “Carlo Colla e Figli”. Il lavoro dietro le quinte, la messa a punto delle figure, l’addestramento dei nuovi arrivati e le prove, fino alla rappresentazione del Macbeth sul palco del Piccolo Teatro di Milano. Un film che allontana l’arte del marionettista dagli stereotipi che ne fanno un genere legato all’infanzia, rivelando un’arte subordinata a una disciplina rigida e rigorosa.

One Man Riot [work in progress]
di Christopher Evans, Angus Hohenboken, Gran Bretagna 2012, 50’
Thomas Bassey, omaccione sulla quarantina, è uno dei buttafuori più tosti di Merthyr Tydfil, nel Galles, ed è un eroe locale. Proprietario della Celtic Wrestling, una compagnia di wrestling, fornisce un modo accessibile di evadere dalla realtà in una delle zone economicamente più depresse della Gran Bretagna. One Man Riot racconta con uno sguardo profondo il tema dell’identità maschile e del suo potere di unire una comunità in una delle zone più difficili del Paese.

Nesvatbov/Matchmaking Mayor: The Heart Can’t Be Commanded/ Il sindaco delle coppie: al cuor non si comanda
di Erika Hníková, Repubblica Ceca 2010, 72’
Cronache dalla cittadina di Zemplínske Hámre, dove un sindaco in pensione ha dichiarato guerra alla solitudine dei suoi cittadini single trentenni. Per niente scoraggiato dall’insuccesso della campagna per incentivare le nascite, il sindaco decide di organizzare un raduno con i single dei villaggi vicini.

Descrescendo
di Marta Minorowicz, Polonia 2011, 26’
Tomek fa lo psicologo in una casa di riposo. Parte del suo lavoro consiste nell’ascoltare i pazienti, che desiderano condividere con lui le proprie storie toccanti e tragiche. Il contrasto tra la bellezza della giovinezza e la vecchiaia è costantemente sotto i suoi occhi, ma la forza della voglia di vivere dei pazienti pone la base per la crescita di nuove amicizie.

Det Afghanske Mareritter/The Afghan Nightmare/L’incubo afghano
di Klaus Erik Okstad, Norvegia 2011, 54’
Il compito di Rune Solberg, colonnello delle forze Nato nella provincia afghana di Faryab, è di assicurarsi che le autorità locali siano in grado di occuparsi della sicurezza del territorio. Uno sguardo ravvicinato sulle forze occidentali in Afghanistan rivela le difficoltà di applicare le strategie militari pianificate in un’area in cui la presenza talebana si sta intensificando. E il desiderio di abbandonare il Paese si fa sempre più impellente.

Santino
di Francesco Scarponi, Italia*Francia 2011, 10’
La voce di Santino, nonno del regista, racconta tre frammenti della sua vita, ricostruita sullo schermo attraverso l’animazione: la vecchiaia nella sua campagna, la giovinezza trascorsa a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale e l’incontro con la moglie Ida, e infine la sua esperienza di lavoro come autista di ambulanza.

Hing/Breath/Respiro
di Kullar Viimne, Estonia 2011, 59’ AIt
Francesko è l’unico spazzacamino donna dell’Estonia. Con il suo lavoro non contribuisce solo alla manutenzione delle case, ma permette ai loro abitanti di respirare bene. Persona decisa e realista, cerca di trovare soluzioni e fare le cose a modo suo.
La affianca una setta di stravaganti personaggi, che fa affidamento su di lei.

Fernando León de Aranoa

FERNANDO LEÓN DE ARANOA

Sceneggiatore e regista cinematografico, Fernando León de Aranoa è nato a Madrid nel maggio del 1968. Nella fase iniziale della sua carriera si dedica alla sceneggiatura, sia per lungometraggi di finzione che per programmi e serie televisive. Ancora giovanissimo, scrive e dirige il suo primo lungometraggio, Familia (1996), grazie al quale vince il Premio Goya come miglior regista esordiente. Con il secondo lungometraggio, Barrio (1998), vince tre premi Goya e il Premio come miglior regista al Festival del cinema di San Sebastián. Il film –ambientato nella periferia madrilena, dove tre ragazzi trascorrono un’afosa estate, schiacciati da un disagio e da una monotonia che non lascia scampo – evidenzia la sensibilità del regista per le storie di degrado e di emarginazione sociale. Lucido osservatore della realtà contemporanea e delle sue contraddizioni, de Aranoa si concentra sia sulla società spagnola, sia su quella internazionale. Con il documentario Caminantes (2001), premiato al festival del cinema di L’Avana, al festival Cinelatino di Los Angeles e a quello di New York, racconta con un approccio creativo e originale la marcia zapatista dell’inizio del 2001. Los lunes al sol (I lunedì al sole, 2002) è il film che lo consacra a livello internazionale: vince cinque premi Goya (tra cui quello per il miglior attore a Javier Bardem) e il Premio come miglior film al festival del cinema di San Sebastián. Ambientato in Galizia negli anni successivi alla riconversione industriale e i pesanti licenziamenti, ci racconta di alcuni disoccupati che vivono alla giornata, trascorrendo lunghe ore al bar, filosofeggiando e tentando di trovare un nuovo lavoro. Il film era stato presentato in anteprima italiana a Bergamo Film Meeting nel 2003. Nel 2004, de Aranoa fonda la propria casa di produzione, la Reposado, con la quale produce tutti i film successivi. Nel 2005 scrive, dirige e produce Princesas, vincitore di tre premi Goya. Storia di due prostitute, una trentenne spagnola e una clandestina
dominicana, il film è accompagnato dalla colonna sonora di Manu Chao, per il quale de Aranoa dirige anche il videoclip del brano Me llaman Calle. Nel 2007, collabora al film collettivo Invisibles, realizzato con Mariano Barroso, Isabel Coixet, Javier Corcuera e Wim Wenders, in occasione del ventennale della sezione spagnola di Medici Senza Frontiere.
Il suo ultimo lungometraggio Amador (2011), presentato al festival di Berlino, è un dramma realista e intimo che racconta le molteplici difficoltà di una giovane donna sudamericana immigrata in Spagna. Attualmente, de Aranoa sta girando un film sul tour del cantautore e poeta spagnolo Joaquín Sabina.
Fernando León piace ed è rispettato perché è un regista “terreno”. Rispetto ad altri registi che cercano l’ispirazione e le proprie storie nei sogni, nelle fantasie, nei complessi o nei sentimenti umani, lui scrive storie che hanno a che vedere con quello che accade attorno a lui. A Fernando interessa – e molto – il mondo che lo circonda e la gente che lo abita. Gli interessa di più quello che accade nel cortile nel retro di casa sua, in un parco vicino, in un quartiere della sua città o del suo paese piuttosto che in territori lontani o immaginari. Perché lui è, prima di tutto, una persona sensibile e attenta a ciò che lo circonda, impegnato, con idee e progetti “politicamente scorretti” per i tempi che corrono. Un uomo con una coscienza sociale. Tutto quello che accade all’essere umano lo riguarda e può essere argomento dei suoi film. Tant’è che, se ripassiamo la sua filmografia, non c’è un solo tema che riguardi l’essere umano che Fernando non abbia affrontato nei suoi film: l’istituzione della famiglia (àncora di salvezza per alcuni e problema per molti altri), la solitudine, l’amore, la disoccupazione (con tutto ciò che ne segue di distruttivo e degradante), l’avidità, il razzismo, il maschilismo e la violenza di genere, però dall’altra parte anche l’altruismo e la solidarietà.
Javier Angulo Barturen
Direttore della Semana Internacional de Cine de Valladolid (SEMINCI).

Bergamo Film Meeting omaggia FERNANDO León DE ARANOA dedicandogli un’esposizione degli storyboard dei suoi film e di disegni da lui realizzati, dal 10 al 18 marzo 2012, presso il Meeting Point (Piazza Libertà, Bergamo).
La personale sarà accompagnata da un volume monografico con testi originali, interviste, saggi di Luis Alegre, Javier Angulo Barturen, Davide Mazzocco, Nicola Rossello e Pietro Bianchi.
Il regista, che sarà ospite a Bergamo, terrà un seminario con un gruppo selezionato di studenti venerdì 16 e incontrerà il pubblico nella serata di sabato 17 marzo.
La sezione è realizzata in collaborazione con Reposado Producciones Cinematográficas, con il patrocinio e il sostegno del Consolato Generale di Spagna in Milano.

I FILM

Amador , Spagna 2011, 112’
Marcela, giovane immigrata con difficoltà economiche, ha trovato un lavoro: durante l’estate, deve badare al vecchio Amador, costretto a letto dall’età. I suoi problemi paiono risolti, ma Amador pochi giorni dopo muore. Di fronte a un dilemma morale, Marcela dimostrerà che la morte non sempre può fermare la vita. Una splendida commedia nera, tra lirismo e critica sociale.
Barrio , Spagna 1998, 94’
Una storia di quartiere, di quelli in cui non arrivano né la metropolitana né i soldi. Javi, Manu e Rai sono tre amici, in quell’età in cui non sei né uomo né bambino. Condividono la vita di tutti i giorni, il caldo dell’estate e un mucchio di problemi. Le giornate trascorrono lente e d’estate, si sa, c’è un mucchio di tempo libero. Troppo per non mettersi nei guai…
Familia, Spagna 1996, 94’
Santiago si alza dal letto come tutte le mattine e la sua famiglia al completo lo sta aspettando in cucina per gli auguri di buon compleanno e i regali. Ma a Santiago non piace il regalo che gli ha fatto il figlio più piccolo e si arrabbia con lui, lo vuole cacciare di casa, litiga con tutti e pretende un altro figlio minore, che gli assomigli almeno un po’. A chi non è mai capitato di sognare di avere una famiglia fatta su misura?
Caminantes, Spagna 2001, 57’
Nel 2001, la vita di una piccola comunità indigena viene trasformata dalla notizia che la marcia organizzata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale passerà per i suoi sentieri, prima di raggiungere Città del Messico. I preparativi hanno inizio e con essi si apre il dibattito nella comunità.
Los lunes al sol /I lunedì al sole, Spagna/Francia/Italia, 2002, 113’
Un gruppo di operai dei cantieri navali di Vigo, in Galizia si ritrova disoccupato a causa della riconversione industriale. Ogni giorno è uguale all’altro, dal lunedì alla domenica passano il tempo sdraiati al sole senza aver nulla da fare se non parlare delle proprie speranze, dei propri sogni, dei progetti futuri e dei ricordi del passato. Affettuoso e allo stesso tempo amaro racconto, che trae ispirazione da un fatto di cronaca.
Invisibles [ep. Buenas noches, Ouma]/Invisibili [ep. Buona notte, Ouma], Spagna 2007, 27’
Episodio tratto da film collettivo Invisibles, prodotto da Javier Bardem per Medici Senza Frontiere (MSF). Venti anni di guerra civile nel Nord dell’Uganda attraverso la testimonianza di alcuni night commuters, bambini che ogni notte cercano un luogo sicuro per evitare di essere reclutati come soldati dalla Lord’s Resistance Army (LRA).
Sirenas, Spagna 1994, 15’
Quand’era marinaio, il nonno Antonio si salvò da un naufragio. Lo salvò la sua sordità: non sentì il canto delle sirene che lo chiamavano dal fondo del mare. Le sirene rimangono nell’acqua salata ma qualcosa di loro arriva a noi, e prima o poi tutti finiamo per ascoltarle.
Princesas, Spagna 2005, 114’
Zulema è un’immigrata dominicana che si prostituisce per mantenere suo figlio. Caye, anche lei prostituta, è una ragazza spagnola e la sua famiglia è all’oscuro della sua professione. Dopo un inizio burrascoso, l’incontro tra Caye e Zulema si trasforma in una solida amicizia, che le aiuterà a cercare un futuro migliore. La colonna sonora è firmata da Manu Chao.

Illégal, Olivier Masset-Depasse

I CONFINI DELL’EUROPA

Cosa si intende quando si parla di Europa? Quali sono i suoi confini? Quante e quali idee stanno alla base di un’entità che è sempre stata più grande dei contorni che le sono stati attribuiti? Nelle aree di confine, che vanno dal Mare del Nord al Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico al Baltico, i Paesi dell’Europa sono sempre stati lì, ciascuno con la forza della sua storia, delle sue tradizioni, dei suoi commerci e dei suoi intrecci culturali.
Il dilemma dell’Europa inizia forse proprio dalla sua imperfetta demarcabilità, dai suoi confini imprecisi. L’unico vero limite è quello settentrionale, segnato dai ghiacci dell’Artico. Quello occidentale lo è geograficamente, ma certamente molto meno da un punto di vista economico e culturale. Lo è solo in parte quello meridionale, che si stempera nel Mediterraneo e scivola impercettibilmente nell’Africa, attraverso l’Andalusia, e nell’Asia, attraverso i Balcani. E per nulla quello orientale, dove esiste solo una convenzione geografica che fissa il confine dell’Europa negli Urali. Dell’Europa riusciamo forse meglio a intuire il cuore, quello che batte nel triangolo Parigi, Londra, Amsterdam, culla dell’economia di mercato oltre che laboratorio politico per eccellenza, e il suo hinterland, Regno Unito, Belgio, Olanda, Germania, Austria, fino a includere parte del Mediterraneo, Italia, Francia e Spagna. Il resto appare come periferia dalla fisionomia incerta, indistinta.
E poi c’è l’Unione Europea, un soggetto politico che già di per sé segna una linea di demarcazione, tra il dentro e il fuori, tra chi appartiene a questo insieme di stati e chi ne è escluso. Un progetto che, negli ultimi tempi, nonostante l’Unione Europea sia una realtà consolidata, sta paradossalmente attraversando un momento di grave crisi dei princìpi di unità e integrazione su cui esso stesso è stato fondato. All’interno dell’Unione sembra essersi insinuato un senso di smarrimento, una crisi, per certi versi fisiologica, d’identità. Si ha l’impressione che passata l’euforia per l’allargamento a nuovi Paesi, esauritasi la congiuntura che ha sospinto a gonfie vele l’economia europea per decenni, il senso dell’Europa non sia ben chiaro. Un’impressione che deriva forse dal disagio di aver scoperto che non tutti sono stati alle regole del gioco, o dal sospetto che i forti si stiano approfittando dei più deboli o viceversa i più poveri dei più ricchi, oppure dalla mancanza di affezione nei confronti di un’Unione Europea distante e fredda, mentre ora, travolti dalla globalizzazione, verrebbe più naturale stringersi attorno al focolare della nazione.
Bergamo Film Meeting propone una selezione di 7 film che rispecchiano i modi eterogenei con cui il cinema si è fatto testimone della natura polifonica dell’Europa, leggendo i fermenti che alimentano una macro-identità esplosa con il crollo di tanti muri, l’evoluzione dei fenomeni migratori, lo stravolgimento di antichi equilibri e che oggi, tra entusiasmi e scetticismi, ancora stenta a trovare una propria fisionomia. Film realisti che dell’Europa ri$ettono la natura composita e addirittura ineffabile e film incantati che ci svelano sorprendenti prossimità tra gli abitanti del continente ancora vicendevolmente sospettosi. Un insieme di assaggi d’Europa che, senza tracciare dei confini, ci permettono di afferrarne il sapore.

I FILM

Visions of Europe/Visioni d’Europa
di Fatih Akin, Barbara Albert , Sharunas Bartas, Andy Bausch, Christoffer Boe, Francesca Comencini, Stijn Coninx, Tony Gatlif, Sasa Gedeon, Christos Georgiou, Constantine Giannaris, Theo van Gogh, Peter Greenaway, Miguel Hermoso, Arvo Iho, Aki Kaurismäki, Damjan Kozole, Laila Pakalnina, Kenneth Scicluna, Martin Sul’k, Malgorzata Szumowska, Béla Tarr, Jan Troell, Teresa Villaverde, Aisling Walsh.
Austria, Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, 2004, 140’
Da un’idea iniziale di Meinolf Zurhorst della ZDF-Germania/ARTE-Francia, poi sviluppata insieme al produttore Mikael Olsen di Zentropa, venticinque “visioni” per altrettanti registi, affermati e riconosciuti in ciascuno dei rispettivi Paesi che formano la Comunità Europea (nel 2004). Ad ognuno è stato garantito lo stesso budget e la totale libertà di espressione per realizzare un cortometraggio della durata massima di cinque minuti, attraverso il quale dare una visione personale della vita attuale e futura del melting pot culturale europeo.

Die Fremde/When We Leave/La straniera
di Feo Aladag, Germania, 2010, 119’
La giovane Umay fugge da Istanbul e da un matrimonio che la opprime, portando con sé il figlioletto. Determinata a ricostruirsi una nuova vita, cerca rifugio presso la sua famiglia, trapiantata a Berlino da molti anni. Ma i genitori e i fratelli, legati ai valori e alla tradizione del loro Paese d’origine, non condividono la sua scelta e anzi cercano di riportarla sui suoi passi. La spaccatura, all’interno della famiglia, appare insanabile. Film vincitore del Premio Lux 2010, assegnato dal Parlamento Europeo.

Abendland/La terra del Sole calante
di Nikolaus Geyrhalter, Austria, 2011, 88’
L’Europa, quando cala la notte. Chi lavora, chi nasce, chi muore, le redazioni dei giornali, la folla di un Oktoberfest e di un rave, il Parlamento Europeo: tutto accade, immerso nella semi oscuritˆ e in una babele di lingue.

Illégal/Illegal
di Olivier Masset-Depasse, Belgio, Lussemburgo, Francia, 2010, 90’
Ivan 14 anni e Tania, sua madre, vivono in Belgio da 8 anni da immigrati clandestini provenienti dalla Russia. In continuo stato di allerta, Tania vive nel terrore che la polizia controlli la sua identità, finché un giorno viene arrestata e trasferita in un centro di detenzione. Farà tutto ciò che è in suo potere per riunirsi al figlio, malgrado la costante minaccia di deportazione che pende sulla sua testa.

Die Mitte/The Center/Il centro
di Stanisław Mucha, Germania, 2004, 85’
Qual è il centro geografico d’Europa? Dev’essere da qualche parte, a metà strada tra Capo Nord, Grecia, Portogallo e Russia.
Non meno di una dozzina di città sparse in un raggio di 2000 chilometri si attribuiscono questo primato. Il regista polacco Stanislaw Mucha e la sua troupe sono partiti per una vivace odissea attraverso Germania, Austria, Polonia, Slovacchia, Lituania e Ucraina a caccia dell’unico e vero centro del continente. Dove sarà la verità?

One Day in Europe/Un giorno in Europa
di Hannes Stöhr, Germania, Spagna, 2005, 95’
Mentre la finale di Champions League tra Galatasaray e Deportivo La Coru–a sta per consumarsi, a Mosca, Istanbul, Santiago De Compostela e Berlino, quattro coppie di personaggi di varie nazionalità europee sono coinvolte, in vario modo, in un furto.
Lottando per capirsi e farsi capire, tutti saranno costretti a fare i conti con la polizia locale e con il tifo che impazza per le strade.

Polska Love Serenade/Serenata polacca
di Monika Anna Wojtyłło, Germania, 2008, 75’
Poco prima di Natale, due giovani tedeschi, Anna e Max, si incontrano sulle strade della provincia polacca. I due perseguono ambizioni diverse: Anna cerca di farsi rubare la macchina per avere i soldi dell‘assicurazione; Max vuole riscattare le terre che un tempo appartenevano al nonno. Costretti dagli eventi a viaggiare insieme, in un’atmosfera fiabesca, dovranno confrontarsi con i personaggi più strani, folli Babbi Natale, gangster, artisti, sacerdoti… E la vodka scorrerà a fiumi.

Le souffle au coeur, Louis Malle

RITRATTO D’AUTORE
ANNI ’70: UOMINI CHE RACCONTANO LE DONNE

Negli anni ’70 il movimento femminista si impone con la sua forza di cambiamento nella società, nella politica, nella morale sessuale, nel rapporto con la cultura maschilista dominante. L’onda travolge anche il cinema, non solo quello militante. Alcuni film, che non possono essere iscritti nel genere politico, sembrano raccogliere le sollecitazioni che vengono dalla realtà, ma lo fanno non in maniera diretta, ma raccontando storie al centro delle quali ci sono figure di donne forti e problematiche. Le opere presentate in questa sezione portano la firma di alcuni grandi registi, la maggior parte dei quali leggono le trasformazioni dei tempi attraverso la trasposizione di opere letterarie, dove prevale il personaggio femminile con le sue inquietudini e la sua voglia di libertà e di riscatto. Truffaut ne Les deux anglaises et le Continent (Le due inglesi, Francia 1971) rielabora il romanzo di Henry-Pierre Roché e racconta la storia di due sorelle che, nell’Inghilterra del primo novecento, vivono le tensioni sessuali e affettive provocate da un’educazione tradizionalista e repressiva. Rohmer con La Marquise d’O… (La Marchesa von…, Francia/ Germania 1976), tratto dall’omonimo racconto di Kleist, ci trasporta nella fine del ‘700 per parlarci di rifiuto sociale e famigliare per una maternità che avviene fuori del matrimonio. Losey in The Go-Between (Messaggero d’amore, Gran Bretagna 1970),
dall’omonimo racconto di Leslie P. Hartley, ci porta agli inizi del ‘900 per parlarci di sesso, relazioni clandestine, differenze di classe, adolescenza turbata. Bu–uel realizza il suo ultimo film, Cet obscur objet du désir, (Quell’oscuro oggetto del desiderio Francia/Spagna 1977) ispirandosi al romanzo La femme et le pantin (La donna e il burattino) di Pierre Louis e, attraverso l’uso del paradosso, va a colpire l’arroganza del maschio conquistatore, ridicolizzato e umiliato da una donna che gli promette un amplesso continuamente rimandato. Ferreri prende come spunto una sceneggiatura, poi trasformata in romanzo, di Ennio Flaiano, Melampus, e realizza Liza (La cagna, Italia, Francia 1972) una satira della società borghese, una rappresentazione della donna sospesa tra alienazione e complicitˆ, un ritratto dell’uomo tra impotenza e sconfitta. Il film che ha uno sguardo più politico è Die Verlorene Ehre der Katharina Blum (Il caso Katharina Blum, Rft 1975) di Wolker Schlöndorff, la traduzione cinematografica del romanzo di Heinrich Boll L’onore perduto di Katarina Blum, che vede protagonista una giovane donna coinvolta in una vicenda criminale, che sigilla la sua voglia di ribellione con un gesto liberatorio. A questi film di derivazione letteraria si aggiungono altri che cercano di rappresentare le derive emotive come il Bergman di Sussurri e grida (Viskningar och rop, Svezia 1973), che si muove nell’universo circoscritto di due donne al capezzale della sorella morente o le ambiguità comportamentali, come il Chabrol di Violette Nozière (Francia 1978), la storia, tratta da un fatto di cronaca, di una ragazza dalla doppia personalità, tanto fragile quanto spietata. L’ultimo film della rassegna è Le souffle au coeur (Soffio al cuore, Francia 1971) di Louis Malle, che avvicina un argomento difficile e scandaloso come l’incesto.
Sono, queste, storie di donne che vivono il disagio dei loro tempi, il peso dei pregiudizi, le difficoltà di vivere i propri sentimenti, ma anche la volontà di combattere una società chiusa e di non rinunciare alla vitalità dei loro desideri.
La rassegna si compone di 9 titoli ed è realizzata in collaborazione con il British Film Institute, lo Swedish Film Institute e con Les films du Losange, Mk2, Tamasa, Studio Canal

I FILM

The Go-BetweenMessaggero d’amore di Joseph Losey,(Gran Bretagna 1970, 118’)
Le souffle au coeurSoffio al cuore di Louis Malle (Francia, Italia 1971, 118’)
Les deux anglaises et le continentLe due inglesi di François Truffaut (Francia 1971, 125’)
LizaLa cagna di Marco Ferreri, (Italia, Francia 1972, 100’)
Viskningar och rop Sussurri e grida di Ingmar Bergman, (Svezia 1972, 90’)
Die verlorene Ehre der Katharina Blum oder: Wie Gewelt entstehen und wohin sie führen kann – Il caso Katharina Blum
di Volker Schlöndorff, Margarethe von Trotta (Germania 1975, 115)
Die Marquise von O…La marchesa Von… di Eric Rohmer (Germania 1976, 107’)
Cet obscur objet du désir – Quell’oscuro oggetto del desiderio di Luis Bu–uel (Francia, Spagna 1977, 100’)
Violette Nozière di Claude Chabrol (Francia 1978, 124’)

Shadow of a Doubt, Alfred Hitchcock

L’OMBRA DEL DUBBIO
L’AMBIGUITÀ COME ESSENZA DEL NOIR

Terza e ultima tappa, dopo la Dark Lady e lo Psycho Thriller, di un percorso attraverso un genere che si è sviluppato negli anni ’40 fino ai primi anni ’50 negli Stati Uniti e ha in$uenzato la produzione europea, soprattutto francese e inglese. Il “dubbio” è uno degli elementi costitutivi di molti film che appartengono al genere noir, speculare all’ambiguità, al disorientamento, al sospetto, alla commistione tra vero e falso, all’inversione dei ruoli. Sono, questi, ingredienti forti che non riguardano solo gli aspetti narrativi (personaggi che appaiono ora innocenti, ora colpevoli, storie dall’intrigo oscuro e contorto, intrighi che si avvicinano al thriller e al poliziesco), ma anche e soprattutto le soluzioni formali (il gioco delle luci e delle ombre, i punti di vista che confondono la visione, lo scivolamento nell’incubo, l’alterazione dello spazio) e il rapporto che si stabilisce con lo spettatore (depistaggi, occultamenti, oscurità, sospetti). La retrospettiva prende il titolo dal film di Alfred Hitchcok, interpretato da Joseph Cotten e Teresa Wright, zio e nipote che, guarda caso, portano lo stesso nome. La storia ruota attorno ai sospetti che maturano nella ragazza dopo l’iniziale infatuazione per il fratello della madre. Altri due film di Hitchcock fanno parte della sezione, Suspicion (Il sospetto, 1941) e Foreign Correspondent (Il prigioniero di Amsterdam, 1940), una torbida storia coniugale il primo e di spionaggio il secondo.
Sono presenti nella retrospettiva le due versioni di Gaslight, quella del 1940 di Thorold Dickinson e quella del 1944 di George Cukor: con alcune differenze nella trama, protagonista è la casa dove c’è stato un omicidio e dove avvengono fatti strani e inquietanti. Un’altra casa, dall’apparenza tranquilla, è abitata da presenze inquietanti in The Uninvited (La casa sulla scogliera, 1944) di Lewis Allen. Jacques Tourneur, regista di Il bacio della pantera, continua il suo viaggio nell’incubo con The Leopard Man (L’uomo leopardo,1943), un altro felino che si intromette nella violenza omicida della specie umana. Otto Preminger con Fallen
Angel (Un angelo è caduto, 1945) si sposta in provincia per raccontare una storia di inganni e di cinismo. The Woman in question (Donna nel fango,1950) di Anthony Asquith ha una struttura alla Rashomon, con alcuni personaggi che danno versioni diverse della personalità di una donna uccisa. In Undercurrent (Tragico segreto, 1946), di Vincent Minnelli, la comparsa di un fratello fa precipitare certezze e aumentare sospetti. Mildred Pierce (Il romanzo di Mildred, 1945) di Michael Curtiz è confezionato a misura su Joan Crawford, donna fragile e aggressiva con voglia di redenzione. La protagonista di Sleep My Love (Donne e veleni, 1948), Alison, interpretato da Claudette Colbert, non ricorda alcuni episodi della sua vita ed マ fatta passare per pazza dal marito, mentre In a Lonely Place (Il diritto di uccidere, 1950) di Nicholas Ray, il pessimo carattere di Dixon, una delle migliori interpretazioni di Humphrey Bogart, lo rende ambiguo e pericoloso. La presunta colpevolezza tesse la trama di Black Angel (L’angelo nero, 1946) di Roy William Neill, dall’omonimo romanzo di Cornell Woolrich e una scomparsa misteriosa, unita alla cancellazione della realtà, è al centro di So Long at the Fair (Tragica incertezza, 1950) di Antony Darnborough e Terence Fisher.
Da queste poche note su alcuni film della retrospettiva, sono leggibili i passaggi narrativi che rappresentano una realtà instabile, fatta più di ombre che di luci, dove domina il mistero, l’enigma, la simulazione, la falsità, l’inganno. La realtà si sgretola, i personaggi si sdoppiano, l’indagine si confonde. Il noir non finisce mai di stupire e di turbare.
La rassegna si compone di 20 titoli ed è realizzata in collaborazione con il British Film Institute di Londra.

I FILM

They Made Me a CriminalHanno fatto di me un criminale di Busby Berkeley (Usa 1939, 92’)
Gaslight di Thorold Dickinson (Gran Bretagna 1940, 84’)
Foreign CorrespondentIl prigioniero di Amsterdam/Corrispondente 17
di Alfred Hitchcock (Usa 1940, 120’)
SuspicionIl sospetto di Alfred Hitchcock (Usa 1941, 99’)
Shadow of a Doubt L’ombra del dubbio di Alfred Hitchcock (Usa 1943, 108’)
The Leopard ManL’uomo leopardo di Jacques Tourner (Usa 1943, 66’)
The Uninvited La casa sulla scogliera di Lewis Allen (Usa 1944, 99’)
GaslightAngoscia di George Cukor (Usa 1944, 114’)
Mildred PierceIl romanzo di Mildred di Michael Curtiz (Usa 1945, 111’)
Fallen AngelUn angelo è caduto di Otto Preminger (Usa 1945, 98’)
UndercurrentTragico segreto di Vincent Minnelli (Usa 1946, 116’)
Black AngelL’angelo nero di Roy William Neill (Usa 1946, 81’)
The StrangerLo straniero di Orson Welles (Usa 1946, 95’)
The Red HouseLa casa rossa di Delmer Daves (Usa 1947, 100’)
Sleep, My LoveDonne e veleni di Douglas Sirk (Usa 1948, 97’)
Corridor of MirrorsIl mistero degli specchi di Terence Young (Gran Bretagna 1948, 105’)
So Long at the FairTragica incertezza
di Antony Darnborough, Terence Fisher (Gran Bretagna 1950, 81’)
D.O.A.Due ore ancora di Rudolph Maté (Usa 1950, 94’)
In a Lonely PlaceIl diritto d’uccidere di Nicholas Ray (USA 1950, 94’)
The Woman in QuestionDonna nel fango di Anthony Asquith (Gran Bretagna 1950, 88’)

Programma completo su Bergamo Film Meeting

Det Afghanske Mareritter, Klaus Erik Okstad

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