Ivan Zuccon

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Articolo pubblicato su RC NUMERO17 | settembre ’09 (pag. 29)
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INTERVISTA A IVAN ZUCCON
di Alessandra Cavisi

Alessandra Cavisi: Cosa ti ha spinto all’amore così smodato per l’horror? E’ stata la visione di una pellicola “illuminante” o la lettura di qualche romanzo, magari dello stesso Lovercraft che ti ispira per le tue pellicole?

Ivan Zuccon: Ad influenzarmi e’ stato sicuramente il cinema di John Carpenter degli anni ‘80. Lovecraft e’ arrivato invece molto più tardi, quando già mi cimentavo con i miei cortometraggi. Invece l’altro grande scrittore dell’orrore, E.A. Poe, mi ha influenzato parecchio da ragazzino. 

AC: Al di là di Lovecraft, ci sono altri scrittori a cui ti sei ispirato o a cui vorresti ispirarti in futuro? 

IZ: C’e’ stato un periodo in cui leggevo molto Ballard e Burroughs, penso che le loro folli e geniali idee abbiamo dato una impronta seria al mio modo di pensare le storie da raccontare. Penso all’approccio non lineare di alcuni dei miei film come La Casa Sfuggita o Bad Brains. Non posso negare di essere stato influenzato da una certa narrativa un po’ sperimentale, che ha segnato parte della mia crescita come autore. Certo, poi e’ arrivato Lovecraft e mi si e’ spalancato un mondo meraviglioso e al contempo terrificante che mi ha letteralmente travolto. Un autore, Lovecraft, che sento molto affine, almeno per quel che concerne la sua personalità schiva e il suo sentirsi alieno a questo mondo.

AC: Nel tuo cinema è ravvisabile una certa impronta cinematografica derivante dalle pellicole dei grandi registi italiani di genere. Ce n’è uno o qualcuno in particolare che ti ha maggiormente influenzato nella tua crescita e formazione? 

IZ: Mario Bava. Il suo modo di fare cinema e’ stato per me un esempio importante. Mario Bava ha sempre usato la macchina da presa per raccontare, non dimenticandosi mai che il cinema e’ prima di tutto un’arte visiva, fatta di immagini, relegando a secondo piano i dialoghi e la trama. Questo approccio ha dato origine ad autentici capolavori. In alcuni casi la stessa cosa e’ accaduta con Lucio Fulci, come nel suo bellissimo L’Aldilà, film meraviglioso dove tutto e’ raccontato a colpi di macchina da presa e intuizioni visive geniali.

AC: Nelle tue pellicole è riscontrabile un’ottima direzione degli attori (soprattutto nella tua ultima fatica). Come imposti il lavoro e il rapporto con il cast delle tue pellicole?

IZ: Lavoro molto con gli attori sul set, poco prima di inziare la scena. Faccio fare a loro molte prove, mettendomi in mezzo a loro e stando loro vicino per sentire insieme la scena e l’intensità della stessa. Mi piace molto lavorare con gli attori, per alcuni di essi ho un vero e proprio amore.

“Colour from the Dark”, 2008

AC: La componente religiosa è molto presente nei tuoi ultimi lavori (in Bad Brains si parla di anima più in generale, poi la cosa si fa più palese in NyMpha e Colour From the Dark). C’è una precisa motivazione alle spalle di questa scelta narrativa e tematica?

IZ: Sono sempre stato ossessionato dalla religione, in particolare da quella cristiana/cattolica. La stessa figura di Dio mi affascina e mi terrorizza allo stesso tempo. E’ come una ossessione per me cercare di capire Dio, non di crederci, ma di capirlo, di assimilarlo, di farlo mio. Invidio molto le persone di fede, hanno una serenità che io non riesco a trovare.
Utilizzo molto i simboli religiosi, li trovo affascinanti. Penso che esprimano un linguaggio molto forte ed incisivo. In Colour per esempio ho usato i simboli religiosi per contrapporli al male (anch’esso divino?) che si è sprigionato dal pozzo. E’ come uno scontro da due divinità, una cosmica e Lovecraftiana, una umana e come tale destinata a fallire, poiché il dio degli uomini e’ creazione dell’uomo stesso (almeno nel film).

Alessandra Cavisi: Hai girato sei lungometraggi, tutti apprezzati da pubblico e critica (ovviamente all’estero). Ce n’è uno a cui sei più affezionato e legato, e se si per quali motivi?

IZ: Ovviamente sono molto legato a Colour From the Dark perché è l’ultimo film che ho fatto ed è anche quello che ritengo meglio riuscito. Poi provo un particolare affetto per NyMpha, film nel quale sul set, durante le riprese, si respirava un’aria magica, un feeling incredibile tra troupe e attori. E’ stata una esperienza fantastica.

Alessandra Cavisi: A cosa sono state dovute le problematiche nella lavorazione di “Colour From the Dark”?

IZ: Beh, ora che e’ tutto passato ci facciamo tutti una risata sopra, ma durante le riprese ne sono accadute di tutti i colori. Io non credo ai fantasmi, ma qualcosa di strano c’era in quel set (la stessa casa usata da Tinto Brass per il film “Miranda”, perché si sono verificati guasti a non finire. Due cineprese HD si sono rotte nell’arco di poche ore, i freni della mia macchina si sono guastati senza motivo, poi il motore di un’atra vettura si e’ grippato, macchine del fumo nuove di zecca difettose. Piccoli incidenti a membri della troupe per fortuna senza gravi conseguenze e infine foto di scena che raffiguravano questa strana faccia che sembrava aleggiare nel set con aria minacciosa… Questa faccia era il fantasma che ci ha creato tutti questi guai? Non lo so, forse no, sta di fatto che dopo una settimana di riprese avevamo accusato un tale ritardo sul piano di lavorazione che pensavo seriamente che finire il sarebbe stato impossibile. Poi per fortuna i guasti sono cessati, e noi, a testa bassa, abbiamo recuperato il ritardo e finito il film come da programma.

AC: Ritieni che la fase di stallo e di “oscurantismo” in cui versa il nostro panorama cinematografico nei confronti di pellicole di genere come le tue possa essere superato in qualche modo? C’è insomma la possibilità che un giorno si possano vedere le tue pellicole distribuite cinematograficamente e in home video? 

IZ: Certo che c’e’ la possibilità, la speranza è l’ultima a morire no?

Settembre 2009

sito ufficiale di Ivan Zuccon www.ivanzuccon.com

“Colour from the Dark”, 2008

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