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Quella sporca dozzina.

Dodici domande a Luca Ruocco, redattore di Indie.Horror.it

 

Inaugurare una rubrica è cosa semplicissima, basta dare un nome “ombrello” alla propria idea, trovare un’immagine, un logo, un claim efficace ed il gioco è fatto. Quel che è più complicato è durare nel tempo, dare continuità all’idea per evitare che la si perda per strada. “Quella sporca dozzina. Dodici domande a…” ha come oggetto d’attenzione il mondo della critica online, quel variegato mondo entro il quale la gran parte dei cinefili si informa, si documenta e si intrattiene, quei luoghi virtuali di condivisione della propria (in)sana passione per il cinema.

Partiamo con un sito che tratta il cinema horror indipendente italiano, tre caratteristiche succulente e sfiziose illustrateci da Luca Ruocco, redattore del sito in questione (http://indie.horror.it) e compagno di strada del nostro RC.

Alla fine dell’intervista due recensioni targate Indie Horror per darvi un’idea di cosa stiamo parlanodo…

 

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero15, giugno 2009 (pag.40-43)

 

Quella sporca dozzina.

Dodici domande a Luca Ruocco, redattore di Indie.Horror.it

di Alessio Galbiati

 

1. Raccontami un po’ la storia del progetto Indie Horror, com’è nato, quando e  che legami intrattiene con il portale “madre” Horror.it? Ma soprattutto perché? Quale è stata l’esigenza, fuor di tautologia, grazie alla quale è nato un portale del genere?

 

Indie.Horror.it nasce circa un anno fa, da un’idea di Andrea G. Colombo, il creatore di Horror.it,  in collaborazione con Giulio De Gaetano [che è il caporedattore]. Un sito parallelo, figliato dal portale più famoso, ma che [a mio parere] svolge un compito molto più difficile e importante. Come tradisce il nome, Indie.Horror si occupa esclusivamente di cinema indipendente, in prevalenza italiano. Cerchiamo di essere, innanzitutto, vetrina per le opere autoprodotte che, a parte le rassegne e i festival dedicati al Cinema di Genere in Italia [pochi, e in via di estinzione], faticano a uscire da una situazione di anonimato. E’ già difficile che un cortometraggio, o un film autoprodotto, riesca ad arrivare a un pubblico non composto da familiari, amici e conoscenti… se poi il lavoro è marcatamente “di genere”, la cosa diventa più complicata. In un paese come il nostro che ha sempre guardato di cattivo occhio “il genere” in generale…

Nonostante ci sia stato un floridissimo ventennio, gli anni sessanta e settanta, dove l’industria cinematografica italiana si è evoluta tantissimo proprio grazie ai registi artigiani che sfornavano dozzine di film di intrattenimento all’anno. Horror, Poliziotteschi, Western… generi rimasticati dai nostri registi, che hanno trovato tanti pregiudizi in patria, mentre all’estero continuano a risultare fonte d’ispirazione.

Indie.Horror è quindi, innanzitutto, un luogo dove un’opera indipendente horror può trovare un giusto spazio, un terreno fertile dove fermentare… E’ l’unico portale dedicato interamente alle opere indie di genere.

Ma è anche uno spazio di discussione tra i vari autori, che possono confrontarsi con i lavori di altre produzioni indipendenti, e tra i registi e il pubblico.

Insomma, dall’inizio la cosa più importante, per noi della redazione, era che Indie.Horror non diventasse una semplice serie di link per visionare corti, un menu internettario freddo e immotivato. Penso che siamo sulla strada giusta.

 

2. Come funziona il vostro sito? Ovvero: dal momento che la maggior parte dei film da voi trattati non ha una distribuzione “classica”, non escono né in DVD né tanto meno nelle sale, come gestite i film e le recensioni che vi vengono inviati? Come si struttura la redazione?

 

Cerchiamo di instaurare un rapporto diretto con l’autore [che quasi sempre è anche il produttore] del lavoro.

Questo può avvenire in entrambe le direzioni: i registi ci inviano le loro opere, molto spesso ci indicano dove poterle visionare online. Ma può succedere anche che un redattore si imbatta in un corto, o un film, che lo interessi, e in questo caso siamo noi della redazione a contattare il regista per la futura recensione.

Essendo un gruppo essenzialmente aperto, poi, c’è la possibilità per gli stessi autori, o per terze persone, di inviare personalmente delle recensioni, delle presentazioni, o degli annunci, che poi vengono vagliati dal gruppo centrale.

I redattori veri e propri si contano su una mano [alcuni sono cangianti], sai per esperienza personale come sia difficile mantenere un gruppo di presenze fisse quando il lavoro da fare è tanto e non è prevista una retribuzione. Ma abbiamo molti scrittori freelance, fondamentali per mantenere sempre vivo IH!

Anche io sono venuto in contatto con Indie.Horror, pochi mesi dopo l’apertura del sito, inviando i miei cortometraggi [prodotti con DoppioSenso Unico] da far visionare alla redazione.

Il progetto era davvero all’inizio, ma mi è sembrato dall’inizio davvero interessante, e importante per le produzioni indipendenti. 

Visto che da tempo stavo lavorando per creare una rete di contatti con altri autori di film indipendenti di genere, entrare a far parte di IH mi è sembrato un’ottima via per potenziare questo mio progetto personale.

Il fatto che la redazione si aperta, da al sito il giusto fermento, di proposte e di personalità.

Certo serve alla base uno zoccolo duro.

 

3. E per i contributi critici che non vi soddisfano? che strategia adottate per la loro gestione? Pubblicate tutto quel che vi viene inviato oppure applicate un filtro (diciamo) censoreo? e di che tipo?

 

Censoreo? Casomai inquisitorio, ma mai censorio. Siamo puntati più verso il mistico ecclesiastico, piuttosto che verso il burocratico.

I redattori “nuovi” vengono valutati all’inizio della collaborazione, se dimostrano capacità critica e sagacia nella penna, tutto a posto, altrimenti ci sono vari metodi. Quello che preferisco, personalmente, è la maschera chiodata [e colgo l’occasione per rimandarvi a “La Maschera del Demonio di Mario Bava].

 

4. Indie Horror, ovvero l’Horror indipendente italiano. Il vostro sito è un catalogo di recensioni, interviste, segnalazioni ed annunci gravitanti attorno ad un genere cinematografico da voi definito: “splatter, gore, horror classico, gotico, noir, fantascienza, weird, trash, noir, pulp, drammatico dalle tinte cupe, e tutti i vari sottogeneri di nicchia”. De paura, come diceva il critico-poeta messo in scena per il piccolo schermo da Corrado Guzzanti. Quale pensi sia il tratto distintivo del genere da voi trattato? E’ la paura iniettata nello spettatore, l’inquietudine, o il sangue a definire il genere, o cosa? Come a dire: sono il cavallo, qualche pistola ed il cappello da cowboy a fare il Western?

 

L’Horror è tante cose, una definizione non credo che esista. Ti darei una mia definizione, come altri autori ti darebbero la loro.

Sta nella sensibilità dell’autore: ogni regista può comunicarti la sua personale visione del [suo] orrore [che non collima per forza con quello che fa paura a lui].

Per me l’horror può essere [e non essere] lo splatter, il gore, il classico, il gotico, il noir, il weird, il trash… potrò avere delle preferenze. Ma anche queste differiscono in quello che preferisco guardare e quello che preferisco produrre, nei miei cortometraggi.

Personalmente ho visto grandissimi film dell’orrore che usavano il sangue con il contagocce, e li trovo straordinari. Ma ho molto amato anche altre produzioni dove gli attori sguazzano dentro litri di sangue dall’inizio alla fine.  Non ci sono ingredienti obbligati, solo delle tinte, delle tendenze da tener presenti [come il senso di “inquietudine” da creare nello spettatore, che può diventare da autore ad autore “paura”, “angoscia”, “shock”, sono sfumature che creano le diverse poetiche filmiche]. 

 

5. La nozione di genere in ambito cinematografico svolge dall’epoca della sua nascita, una funzione regolatrice fra il pubblico e coloro i quali lo producono. Ogni epoca ha avuto il suo genere peculiare, se pensiamo all’Italia degli anni settanta abbiamo avuto un ampia gamma di tipicità che nel breve volgere d’un decennio si sono susseguiti l’un l’altro soverchiandosi vicendevolmente e costituendo la struttura portante per una cinematografia solida e capace di produrre al contempo Sergio Martino e Federico Fellini. Oggi il genere sembra più che altro un rifugio, una zona franca per appassionati e cultori, entro il quale sperimentare prima di tutto la propria capacità di dar vita ad un film (breve o lungo che sia) con i pochi mezzi economici a disposizione. Quale è la tua impressione a tal proposito…

 

L’Italia è un paese popolato da immemori.

Dimentichiamo facilmente. Con nonchalance.

Rinneghiamo il Cinema di Genere sin dall’inizio. La critica soprattutto. Il nostro cinema di genere non è mai stato preso sul serio dai critici cinematografici. Quello che all’estero diventava fonte di ispirazione e di studio, qui in Italia era visto come qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa da nascondere. Maestri dell’intuizione, dell’inventiva, della tecnica come Mario Bava o Lucio Fulci sono stati sempre considerati in patria come autori di serie B… Mentre in America, in Francia, i loro film hanno trovato i giusti riconoscimenti.

Ecco, quello che in Italia è sempre mancato, nel rapporto con l’Industria di Genere, è stata la meritocrazia.

Sia nel differenziare con marchio a fuoco il cinema d’autore, dal cinema di genere. Sia nel non riuscire, invece, a differenziare, all’interno dei registi di genere, quelli più o meno capaci. Questo solo perché il Genere nasce dichiaratamente come cinema di intrattenimento. Sempre per lo stesso motivo i produttori costringevano registi ed intere troupe a lavorare con dei budget risicatissimi, e dei calendari di lavorazione ridicoli. Niente soldi, niente attrezzature, poco tempo e poi? Poi arrivava il critico e con voce autorevole bollava il film come scadente e non professionale.

Conosco molto bene il cinema di genere italiano… la cosa vera è che esistono registi e film che sguazzano nel trash, nello Z movie [e sottolineo che anche questi autori hanno spesso il loro fascino], ma i registi di genere non erano tutti uguali.

In Italia passano tutti per mercenari, gente che faceva cinema solo per sbarcare il lunario… ma non era sempre così.

Lucio Fulci, uomo ironico e realista, oltre che grande autore, divideva le sue opere in film veri e film alimentari; aveva una coscienza di quello che faceva e di come lo faceva.

Quello che vedo io, al momento, è che in Italia subdolamente ci rifugiamo dietro un muro costruito coi detriti del sacrosantissimo cinema d’autore [“Abbiamo avuto Pasolini!” “Ah, abbiamo avuto Fellini”], mentre il nostro cinema ufficiale è relegato alla commedia facilona, e ai suoi surrogati sul disagio giovanile, meglio se con un titolo tratti dal blando repertorio musicale neomelodico.

Nel sottobosco, nel cinema underground, invece, il Genere [soprattutto quello Horror], sembra avere una potenzialità di temi e di immagini, e pare riesca a dare una libertà stilistica, decisamente importanti per delle realtà indipendenti.

Anche il fatto di ritrovarsi a lavorare con un budget veramente low, accomuna molto l’Industria di Genere, con il cinema indie. E’ un connubio che indubbiamente funziona. Ci sono molte opere degne di nota. Certo, anche in questo caso, bisogna saper guardare. 

 

6. Da questo particolarissima finestra sulla produzione, che idea ti sei fatto sui produttori (intesi come coloro che lo fanno) di cinema di genere nostrani? Perché questo cinema non riesce ad arrivare nelle sale?

 

Perché non esistono produttori. Nessuno, in Italia, investe sull’Horror. E’ difficilissimo, quasi impossibile. E i registi indipendenti continuano a lavorare per un pubblico di nicchia.

Il pubblico si è abituato a intendere l’horror come Horror Commerciale Americano, tutto effetti digitali, esplosioni, ritmi serratissimi e tanti tanti soldi… ma questo non è il “nostro” modo di fare l’horror. Non conosciamo quella grammatica, oltre a non avere i mezzi per raggiungere quei livelli tecnici. Bisognerebbe ritrovare il coraggio di ritornare a percorrere delle strade personali, a riscoprire l’horror, e il genere, made in Italy. Prima che ce lo scippino del tutto.

Autori come Quentin Tarantino, ad esempio, continuano ad ispirarsi dichiaratamente al nostro cinema che fu, e i suoi film sono successi d’incasso anche nei nostri cinema.

E’ un paradosso!

Ma la situazione rimarrà bloccata, credo, fino a quando non si riconoscerà un’aurea di autorialità ai nostri vecchi registi del terrore, e ai nuovi che verranno. Finché continueremo a guardare a un Umberto Lenzi, o a un Sergio Martino in maniera differente da come guardiamo Visconti.

C’è di fondo un problema di assurdo snobismo.

Rido di quelli che dicono: “Il miglior film dell’orrore della storia è Shining di Stanley Kubrick!”. 

 

7. Quali sono i registi e le case di produzione indipendenti che ti hanno maggiormente colpito e che ti senti  di consigliare ai nostri lettori?

 

Così a bruciapelo: Alberto Donati, de La Trinity, che lavora molto sul retrò anni ’70 partorendo delle riuscitissime commistioni tra generi differenti; Donatello Della Pepa di GoldenRoom, che spazia fra i generi, ma all’interno dell’horror ha lavorato a un bellissimo Moebius; la gang di FilmHorror.com, gruppo formato da intercambiabili autori, registi e tecnici… hanno fatto veramente tanto finora, e sono molto capaci. Ma sono tanti… Domiziano Cristopharo che sta per portare al pubblico una scioccante opera punk-horror “House of the Flesh Mannequins”; Donato Arcella, autore di Nero. E sicuramente mentre risponderò alla prossima domanda me ne verranno in mente altri, ma non li elencherò per riuscire a dare un ordine mentale di tutto rispetto all’intervista. 

 

8. Fra le cose più interessanti presenti su Indie Horror c’è senz’altro Horror Tube, ci puoi raccontare cos’è e come funziona?

 

HorrorTube è raccoglitore di video in bassa definizione, una sorta di collettore youtube legato all’horror e derivati. Organizzato per sottocategorie [sempre inerenti all’Horror], dove sono presenti unicamente produzioni indipendenti di cinema dell’orrore. C’è anche un canale dedicato all’indie italiano.

Personalmente penso, però, che non sfrutti pienamente le potenzialità che potrebbe avere, è ancora molto embrionale, disorganizzato. Non ha una direzione artistica attenta che vegli la qualità delle opere caricate in streaming [forse non dovrebbe averla, per come il raccoglitore è pensato… ma io trovo che questo ultimo punto sia una delle lacune più grosse di HorrorTube].

Il problema, però, sta nel fatto che spesso l’indipendente scade in amatoriale e bisogna stare attenti! Se io leggo una recensione su Indie.Horror di un horror amatoriale, riesco a sapere, in partenza [prima di guardarlo], a cosa mi trovo davanti. Se, invece, guardo due o tre corti su HorrorTube, e seleziono casualmente tutti horror amatoriali, rischio di scambiare l’indipendente per l’amatoriale. E credo che questo sia un problema. 

 

9. Sulla stampa (nazionale ed internazionale) si fa un gran parlare del sistema economico della rete; voi che sistema adottate? E’ tutto come sembra basato sulla pubblicità?

 

E’ ancora peggio di quello che sembra. Nella redazione di IH, dal lato “meramente[?]” economico nessuno di noi ha mai visto un soldo. Ci muove unicamente la passione e l’interesse per il cinema di genere e per le produzioni indipendenti , anche per questo momentaneamente usiamo la forma di Blog. 

 

10. Gli articoli, le interviste e le recensioni presenti su Indie Horror con che tipo di licenza vengono pubblicate? Mi sembra di capire che proteggete tutto con il classico copyright; perché non utilizzate strumenti più flessibili come le licenze Creative Commons, che oltretutto permetterebbero una più libera circolazione delle informazioni da voi prodotte?

 

Finora non abbiamo mai affrontato questo argomento, ma non abbiamo neanche mai protetto i nostri articoli con classici copyright. Io stesso ho pubblicato alcuni articoli prima su altri siti e poi su IH, e facciamo tranquillamente anche il contrario [nessuna migliore avvisaglia che trovare alcune delle nostre recensioni sulla vostra rivista di questo mese]!

La libera circolazione è molto importante, oltre che per far conoscere IH, soprattutto per far circolare i lavori indipendente che recensiamo: questo è fondamentale. 

 

11. Oltre alla vostra realtà quali sono a tuo avviso i siti, in italiano ma non solo, assolutamente imperdibili per un amante del genere?

 

Sicuramente www.filmhorror.com, che oltre ad essere il sito ufficiale della produzione indipendente omonima è anche un portale che raccoglie lavori di altri registi indipendenti, e news e trailers dal cinema horror “ufficiale”.

Rimango molto affezionato allo SplatterContainer [ www.splattercontainer.com ], storico portale horror, forse il migliore [anche se c’era poco contatto tra la redazione e l’indie]. Purtroppo, però, il sito sembra caduto in uno strano letargo da troppo tempo… Solo qualche recensione ogni tanto… www.profondothrilling.it, dedicato al cinema anni 60 – 70, ora in ristrutturazione.

Immancabile il sito della rivista Nocturno [ www.nocturno.it ] e il suo storico Forum, dove si riesce a scambiare due chiacchiere, con altri appassionati, ma anche coi redattori del periodico, e con special guest come Dardano Sacchetti.

Per i veri intenditori, poi, non posso che consigliare vivamente www.myspace.com/marcoantonioandolfi e http://rieccoaborym.wordpress.com, su cui non aggiungo nulla.

Da visitare anche www.filmbrutti.com, guida ai b-movie e ai disastri cinematografici. 

 

12. Lo scorso 28 maggio hai curato una selezione di quattro cortometraggi all’interno del Roma3 Film Festival, volevo sapere se quello è stato un fatto episodico o se invece il proporre nel “mondo reale” film dei quali avete parlato sul vostro sito sia una delle finalità dell’intero progetto. Avete altri appuntamenti di questo tipo in cantiere per i prossimi mesi?

 

Quello che è successo il 28 maggio, grazie alla collaborazione con Pierpaolo De Sanctis [uno dei tre direttori artistici del Roma 3 Film Festival], è una delle cose più importanti che credo di aver fatto finora all’interno di Indie.Horror. Di certo cercherò di ricreare altre volte questo connubio tra “mondo reale” e IH. E’ questo è il lavoro più duro, ma sicuramente il più utile per il registi che ci “affidano” i loro lavori. Utilissime le recensioni, la pubblicazione online, i consigli che vengono dai redattori e dal pubblico, ma ancora più utile e necessario è il cercare di portare i lavori dei nostri registi [i lavori meritevoli, s’intende] verso il pubblico.

Essendo io stesso un autore di cortometraggi di Genere, con DoppioSenso Unico, conosco sulla mia pelle le problematiche della produzione indipendente.

La collaborazione con Roma 3 Film Festival è andata a gonfie vele, perché la sua direzione artistica è, almeno per i due terzi con cui sono venuto in contatto, giovane e attiva.

Pierpaolo De Sanctis e Raffaele Meale, pur non organizzando una rassegna dedicata al cinema di genere, hanno mostrato di volgere uno sguardo davvero attento verso questo modo di fare cinema. Oltre alla sezione IH, infatti, nella “tre-giorni” di proiezioni, erano in programma altre produzioni indipendenti di genere [horror].

Con Indie.Horror stiamo lavorando per centrare altri punti di contatto tra la nostra webzine e il pianeta terra. Progetti tanti, ma te ne parlerò quando cominceranno a diventare più solidi…

 

 

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero15, giugno 2009 (pag.40-43)

 

 

http://indie.horror.it

 

 

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