L’Oltre-misura

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L’Oltre-misura
di Pietro Bianchi, Giulio Bursi, Simone Venturini

Capitolo introduttivo al volume Il canone cinematografico / The Film Canon

 

Come ricorda Romano Luperini (in Due nozioni di canone, in Allegoria, n. 29-30, 1998), nella storia (e poi nella storia dell’estetica) si sono sedimentante due diverse concezioni del canone, che a seconda dei periodi si sono talora sovrapposte e talaltra si sono separate fino ad opporsi l’una all’altra.

Da un lato abbiamo un’idea di canone che mette al centro l’oggetto artistico: ovvero l’affermazione di una serie di procedimenti formali, di stilemi, di moduli fissi oggettivati che costituiscono un punto di riferimento per tutti quelli che si misurano con una certa forma d’arte (nel cinema esempi potrebbero essere il canone attoriale o alcuni procedimenti di montaggio). Dunque un canone normativo, relativamente indipendente dall’oscillazione e dalla natura contingente delle mode e delle singole poetiche individuali o collettive. L’esempio letterario più celebre per quanto riguarda la letteratura italiana è la canonizzazione della poesia lirica modulata da Petrarca nel Cinquecento che ha di fatto istituito le modalità attraverso cui si sarebbe poi sviluppata tutta la storia di quella forma poetica fino ai giorni nostri.

Dall’altro lato abbiamo invece dei processi di canonizzazione più deboli che riguardano le comunità interpretanti e i singoli soggetti, individuali o collettivi, che individuano un insieme di opere come portatrici di valori, estetici o morali, nei quali riconoscersi e attraverso cui rappresentare se stessi. È questo un tipo di canone strutturalmente oscillante, dipendente non soltanto dai cambiamenti e dalle ridefinizioni dei gusti estetici, ma anche dall’estensione e dalla tipologia della singole comunità di riferimento. Ha come oggetto un’affermazione di valore, più che l’istituzionalizzazione di un procedimento formale. Mentre il primo procede diacronicamente (nella dialettica, e mutua implicazione, tra tradizione e avanguardia) il secondo si dà sincronicamente lungo gruppi sociali e sensibilità estetiche che possono coesistere nella loro differenza (facilitate in questo dalla frammentazione postmoderna di linguaggi e comunità specialistiche o marginali).

In entrambi i casi, il canone trascende gusti e inclinazioni personali o collettive; piuttosto istituisce una “misura” con la quale ogni enunciato estetico deve confrontarsi (e in relazione alla quale ogni enunciato estetico colloca se stesso nel contesto e nel dibattito culturale). La parole canone infatti è etimologicamente legata al latino canon-canonis, ovvero una “canna”: anticamente, unità di misura per la valutazione dello spazio.

Come fu chiaro già dal Kant della Critica del Giudizio, ogni attività percettiva è sempre data – da un’unità di misura che si adatti all’oggetto – ed ogni comprensione estetica è data dalla ricorrenza di un ritmo. Un canone più che costituire l’insieme delle “opere migliori” di un certo periodo (l’enunciazione di una valutazione) istituisce le condizioni di possibilità per quella stessa valutazione. La rende comprensibile ed intellegibile; gli dà un linguaggio ed una collocazione. Questa accezione di canone mette al centro l’oggetto. Individua, per così dire (prendendo a prestito ancora un lessico kantiano) le condizioni di possibilità di quell’oggetto, che – come viene ricordato nel saggio in apertura di Neil Harris – devono necessariamente rimanere invisibili. Un canone dunque si espone come tale soltanto nel momento della sua crisi, quando esposto alla sua arbitrarietà viene dunque contestato per poi inevitabilmente essere sostituito.

Tuttavia ci pare sintomatico che oggi sia sempre più facile assistere alla proliferazione di classifiche, “best-of”, tentativi espliciti di edificare una norma da parte dei soggetti: un bisogno – contrariamente alla sua intrinseca invisibilità e forse dunque impossibile – di autorappresentare la norma. Vi è dunque coscienza che nei processi di canonizzazione vi sia in gioco una modalità performativa (come quelle delle riviste specializzate e delle critica, come si vede dal saggio di Adriano Aprà): una dimensione tutta politica, che mostra come ciò che viene istituto come norma sia il frutto di una microfisica di atti, decisioni, piccoli slittamenti che nella pluralità della storia del cinema sono riusciti a cambiare e ri-articolare le norme consolidate. E dunque necessariamente (e il più delle volte inconsapevolmente) a produrne delle altre

Il volume dunque, dopo una prima serie di saggi nei quali prende forma una riflessione sulla generalità dei procedimenti di canonizzazione – oltre al già citato Harris, Bellour, Tortajada, Kessler/Lenk, Gaudreault/Gauthier, Belloï, Pisano – volge verso uno sguardo più mirato, sia nella diacronia della storia (Somaini, Pavsek, Paulus/Adriansens, Silvestrini, Bisoni, Dogo, Morreale) che nello spazio delle diverse comunità geografico-culturali (Sargeant, McGrath, Berry, Ntellis, Rossholm, Stathi, de Zwaan) che nella pluralità delle forme delle immagini in movimento (dal cinema d’animazione nei saggi di Tomasovic, Feyersinger, Benecchi/De Masi/Chen alla video arte nel saggio di Senaldi): segno che la tensione che attraversa i processi di canonizzazione non è solo un tema caro allo storiografia, ma si incunea nella profondità di ogni singolarità della visione, fino ad attraversare persino una sola opera.

La tensione tra la norma e la sua contestazione, tra l’invisibilità delle forme a-priori degli oggetti della sensazione e il loro possibile oltrepassamento, rimane – nonostante la difficoltà nell’epoca contemporanea, e non solo nel cinema, all’istituzione di una norma riconosciuta e universale – una costante di dinamicità che rende la storia del cinema (e forse persino la storia in generale) come un campo ancora aperto non solo verso la ripetizione pedissequa della norma, ma anche verso nuove forme del possibile. •

Pietro Bianchi, Giulio Bursi, Simone Venturini

 

Il presente articolo è apparso per la prima volta, in lingua inglese col titolo The Beyond-measure, come capitolo introduttivo al volume Il canone cinematografico / The Film Canon, a cura di Pietro Bianchi, Giulio Bursi e Simone Venturini per i tipi delle Edizioni Forum Editrice Universitaria Udinese (2011). Si ringraziano gli autori e la casa editrice per la gentile concessione.

 

Il canone cinematografico
The Film CanonAtti del XVII Convegno internazionale di studi sul cinema, Udine, 16-18 marzo 2010

a cura di Pietro Bianchi, Giulio Bursi e Simone Venturini

Forum Editrice Universitaria Udinese, 2011
formato: cm 20×27
pagine: 464
immagini: b/n
prezzo: € 27,00
ISBN: 978-88-8420-663-3
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