Varese // Domenica Uncut – 6 maggio 2012

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Femina ridens

CINECLUB DOMENICA UNCUT

Domenica 6 maggio 2012

Presso KINESIS
via Carducci 3 Tradate (Varese)
PROIEZIONE GRATUITA

Ore 19.00

BLIND BEAST di Yasuzo Masumura, Jap, 1969. (VO sott. in italiano)

Ore 21.30

FEMINA RIDENS di Piero Schivazappa, Italia, 1969

Femina ridens

BLIND BEAST

Michio, uno scultore cieco, è costretto dalla sua cecità e dalle morbose attenzioni della madre ad un’esistenza triste e solitaria. Egli dedica la sua vita alla scultura ed in particolare ai nudi femminili, che sono per lui una vera ossessione. Decide così di rapire una splendida modella, Aki, con lo scopo di creare il suo capolavoro nonchè di concepire una nuova forma d’arte. Fingendosi un massaggiatore, con l’aiuto della madre, riesce a narcotizzarla e trasportarla nel suo studio. Di lì in poi la follia prenderà lentamente il sopravvento…
Un’inquietante scenografia surreale fa da contorno ad una storia malata in cui il buio, vero protagonista del film, si insinua tra i personaggi e nel loro rapporto, conducendoli attraverso un percorso fatto di passione, violenza e masochismo.
Lo stile è minimale ma attento ai particolari, ogni inquadratura è studiata nei dettagli e resa ancor più affascinante da suggestivi giochi di luce su una scenografia davvero spettacolare.
Il film, 35 anni portati benissimo, è ricco di elementi e trovate che hanno fatto la fortuna di tanti registi occidentali (Lynch su tutti). Masumura, avvalendosi di un’eccellente fotografia e di musiche azzeccate e mai invadenti, realizza con Blind Beast un piccolo capolavoro di perversione, un film ansiogeno, coinvolgente, estremamente crudo ma privo di forzature.
 (recensione di Gacchan pubblicata da asianworld)

 

 

 

 

 

 

FEMINA RIDENS

Il dottor Syer, direttore di un istituto filantropico, è traumatizzato fin da piccolo da una specie di scorpione femmina, che uccide il maschio dopo l’amplesso: questa strana ossessione lo ha portato a diventare un seviziatore di donne a pagamento. Lo strano e pericoloso gioco si spinge un po’ troppo oltre con Mary: trasportato dalla perversione la spinge quasi al suicidio, fino ad accorgersi che qualcosa in lui sta cambiando…
Le sgargianti scenografie pop-art e le parimenti creative musiche di Cipriani creano l’ideale setting per un’opera apolide e camaleontica, che spazia da esercitazioni di sadismo teorico e pratico a pamphlet su sessismo e misoginia e fantasie gotico-agresti: illusorio dirottamento da un prefigurato finale cinico e tragico. La Lassander, all’inizio della sua lunga e fortunata carriera italiana, forma con il virulento Leroy una bizzarra coppia sempre pendolante tra depravazione e humour. Titolo imprescindibile per uno studio della filmografia italiana anni Sessanta più estrosa ed originale.

 

 
 

 

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