SenZa Testa productions. Intervista a Stefano Tambellini

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Stefano e Alice Tambellini. Due animatori SenZa TestA
Intervista a Stefano Tambellini

a cura di Camilla Cacciari

 

Originari di Borgo a Mozzano, un piccolo paese della Media Valle del Serchio, in provincia di Lucca, i fratelli Tambellini hanno cominciato a fare cortometraggi ancora prima di iscriversi alle scuole dove avrebbero imparato il mestiere dell’animazione. Stefano, nato nel 1983, e Alice, nell’84, hanno scelto da subito l’arte della puppet animation, con coraggio, poiché in Italia sono in pochi a utilizzare questa tecnica di animazione in stop-motion.
Le tradizioni e le leggende popolari sono parte fondamentale dell’identità di Borgo a Mozzano, e hanno costituito una delle fonti principali di ispirazione per questi giovani animatori, che insieme hanno fondato lo studio SenZa TestA.
Ho voluto intervista Stefano per farmi raccontare qualcosa di più di questo straordinario studio d’animazione.

 

Camilla Cacciari: Qual è la vostra formazione?

Stefano Tambellini: Alice si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Carrara, nel corso di arti multimediali, dove c’era un professore appassionato di stop-motion. Parallelamente avevamo già da tempo iniziato a sviluppare cortometraggi per conto nostro. Poi si è specializzata in stop-motion al Three Month Animation Course a Bristol, seguita anche da professori che lavorano agli Aardman Studios (la Aardman Animations Ltd., è una società di produzione cinematografica specializzata in animazione, fondata nel 1972 da Peter Lord e David Sproxton, conosciuta ai più per il duo di plastilina Wallace & Gromit e per la sua particolarissima tecnica denominata claymation; NdR.).
Io invece mi sono iscritto nel 2006 al Dipartimento di Cinema d’Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha sede a Chieri (To), scegliendo l’indirizzo di animazione tradizionale e mi sono diplomato nel 2008.
I primi due anni sono dedicati a corsi generali di animazione in tutte le sue fasi. Al secondo anno mi sono dedicato all’animazione tradizionale, disegnata a mano, e poi l’ultimo anno è dedicato interamente al saggio. Alice ha fatto un cortometraggio suo più articolato in stop-motion come saggio di diploma all’Accademia, che ancora non è finito, e che dovrebbe finire a breve.

 

CC: Quali sono i motivi che vi hanno spinto a lavorare con la tecnica della puppet animation?

ST: Questo tipo di tecnica è stato il mezzo espressivo che mi ha spinto verso l’animazione. Ho iniziato a praticare questo linguaggio proprio per lavorare in stop-motion, una tecnica che fin da piccolo mi ha sempre entusiasmato. La folgorazione avvenne quando vidi per la prima volta Nightmare Before Christmas e si fortificò grazie alla scoperta di autori come Jan Švankmajer (primo fra tutti) che rappresentarono dei fari nello sviluppo della mia ricerca. Nei nostri lavori io mi concentro molto più sulla pre-produzione, negli storyboard e nelle illustrazioni preparatorie, mentre Alice sull’animazione e la post-produzione. Con i pupazzi è un lavoro diverso, non ci sono le intercalazioni da disegnare, o il clean-up da fare. È molto più diretto e emozionante.

 

CC: Quali sono le tue fonti di ispirazione?

ST: I miei autori di riferimento sono soprattutto i praghesi: Švankmajer, Jiří Trnka e Jiří Barta. Però traggo molti spunti anche dalla letteratura e dalle leggende popolari. In questo senso mi interessano molto le paure e le credenze delle persone, tutte le spiegazioni che si cercavano di dare un tempo, anche in forma fantasiosa, alle cose che non si capivano.
Uno dei nostri progetti futuri, che avrà una durata decisamente maggiore rispetto a quanto sin qui realizzato, riguarderà proprio le leggende e le superstizioni italiane, abbiamo in mente una specie di documentario ambientato in Garfagnana con inserti in stop-motion.
Il mio saggio di diploma, La Reliquia Rivoltosa, è infatti un lavoro di ricerca storica e folcloristica. Di questo lavoro ho curato il soggetto, con Giulia Rivolta, e mi sono occupato di tutta la sceneggiatura, dello storyboard e della direzione artistica in generale, mentre gli altri realizzatori (Giovanna Lopalco, Pamela Poltronieri, Francesco Tagliavia e Giulia Rivolta) si sono occupati dell’animazione, della scenografia e del compositing. La storia è ambientata circa a fine ’800 in un paesino toscano. Viene trovata questa mummia all’interno di un tronco d’albero e il prete decide di spacciarla ai paesani come la reliquia del santo patrono. Ma quando la reliquia viene portata in chiesa, poco prima dei festeggiamenti del Santo Patrono, si risveglia rivelandosi una creatura meschina, che appartiene ai boschi, e si da alla fuga. Una volta in libertà darà sfogo ai propri istinti vitali e liberatori che tutto sono tranne che quelli che si direbbero di un santo.
Il nostro intento era di cercare uno stile da realismo magico, che potesse contestualizzare la natura soprannaturale della mummia. Per questo motivo, una volta finiti i layout, per realizzare le scenografie abbiamo fatto dei sopralluoghi in alcuni paesini della Toscana, sia per gli interni delle Chiese che per gli esterni. Abbiamo realizzato delle fotografie coincidenti in maniera esatta con le nostre inquadrature, le abbiamo ridipinte a olio e poi rielaborate in digitale attraverso Photoshop, per creare un effetto a metà strada fra il pittorico ed il fotografico.

 

 

CC: Quando avete cominciato a fare cortometraggi?

ST: Il primo cortometraggio che abbiamo realizzato era un gioco, fatto con i nostri cugini più piccoli e girato dal vero, semplicemente per divertici, si intitolava Iii-ah iii-ah! (2004). Poi abbiamo cominciato a dedicarci all’animazione, mano a mano che la nostra conoscenza tecnica aumentava. Abbiamo iniziato con Drammi di mezzanotte (2006), una miniserie di 3 puntate, una specie di Ai confini della realtà per bambini, a tema fantascientifico, con questi due insettini che guardavano la televisione ogni sera.
Poi c’è stato sempre meno tempo per dedicarsi alle nostre produzioni, sono aumentate invece le occasioni di produrre opere su commissione che comunque ci lasciavano molta libertà espressiva e pure la possibilità di avere coperti i costi di produzione, cosa che ci ha permesso di sviluppare un metodo di lavoro assolutamente libero.

Nel 2008 abbiamo realizzato Le Favolose Historie di Palazzo Ricchieri (2008), commissionatoci da Cinemazero e dalla Banca popolare Friuladria in occasione del restauro delle tavolette lignee di palazzo Ricchieri, un lavoro ispirato alle storie narrate in queste tavolette, che sono tantissime, fra le quali ne abbiamo scelta una, ricreando un percorso totalmente reinterpretato da noi, una potenziale storia. È stato fatto tutto in cut-out digitale, con tempi abbastanza ristretti, perché nel frattempo stavo lavorando alla Reliquia Rivoltosa (2008), il mio cortometraggio di diploma.

Poi nel 2009 per Tecknos, fiera della tecnologia di Sarzana, abbiamo realizzato un cortometraggio ambientato negli anni ’30 (Tecknos 2.0, 2009), una specie di invasione degli oggetti dal futuro che si impossessano di quelli dell’epoca, annunciata da un messaggio radiofonico allarmistico. Per Tecknos Alice ne aveva già realizzato uno da sola (Tecknos Unopuntozero, 2007), mentre il secondo l’abbiamo fatto insieme.

L’ultimo che ci hanno commissionato è stato quello per la Pro Loco di Borgo a Mozzano (L’insalata del diavolo, 2010), che è passato anche su alcune reti televisive locali. Ci hanno dato completamente carta bianca e così abbiamo scelto di basare il racconto sulle leggende legate al Ponte del Diavolo, e Lucida Mansi. L’abbiamo girato con pochissimi mezzi e in circa un mese, fra pre e post produzione.
Entrando nello specifico posso dirti che l’armatura del diavolo è stata realizzata attraverso la tecnica denominata ball-and-socket, mentre tutti gli altri pupazzi sono stati fatti con armature appositamente realizzate da noi, con fili di alluminio intrecciati e pezzi interni fatti di tubicini, cavi o pezzi di balsa. Impieghiamo 2-3 giorni per costruirli. Il problema principale è stato quello di farli stare dritti, ma l’abbiamo risolto facendoli stare su un piano rialzato al di sotto del quale avevamo delle grosse calamite, in modo da poterli tenere in piedi.

Da poco abbiamo completato un altro cortometraggio indipendente, dal titolo Uncle Jake (2011), ispirato a un poemetto non-sense dello scrittore e illustratore inglese Mervyn Peake, che è un altro dei nostri punti di riferimento, e di cui si celebrava il centenario l’anno scorso. Per questo abbiamo voluto rendergli omaggio. È un poemetto che fa parte di una raccolta intitolata Aunts and Uncles, composto da rime nonsense che trattano di zii e zie che si trasformano in animali. Nell’introduzione, scritta dalla moglie, viene raccontato come Peake avesse osservato diverse persone che sembravano assumere il comportamento di alcuni animali, in base a ciò che stavano facendo nella vita o a quello che succedeva attorno a loro, e senza che se ne rendessero conto, si creava una specie di metamorfosi spontanea. Così nel nostro piccolo film abbiamo voluto mettere in scena “quando lo zio Jake divenne un serpente…”.

 

CC: Quali sono i progetti futuri che avete in cantiere?

ST: Alice sta finendo in questo momento un suo progetto personale intitolato Un’effimera esistenza senza fine. Tratta di una storia nella quale il protagonista è un piccolo insetto che scopre di essere destinato a ripetere all’infinito la sua breve vita. Per il resto abbiamo qualche idea per nuovi progetti, ma è ancora troppo presto per dirlo.

 

Camilla Cacciari

 


 

 


 

SenZa Testa productions
di Stefano e Alice Tambellini
www.senzatesta.it
www.vimeo.com/user2335066

 

Stefano Tambellini
www.senzatesta.it/stefano
http://stefilms.blogspot.it
https://vimeo.com/stefanotambellini

 

Alice Tambellini
www.senzatesta.it/alice
https://vimeo.com/alicesenzatesta

 

 

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