Slaughter’s Big Rip-Off > Gordon Douglas

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Slaughter’s Big Rip-Off (Un duro al servizio della polizia)
Regia di Gordon Douglas (USA/1973)
recensione a cura di Leonardo Persia

Slaughter’s Big Rip-Off estende la blackness del primo Slaughter, ora non più concentrata (quasi) esclusivamente sul personaggio principale. Ci sono Marcia (Gloria Hendry), la fidanzata del protagonista (che non gli impedisce le solite avventure con le donne bianche), l’amico Warren e la di lui donna Rita (Gorge Gaynes e Leu Camacho, che spariscono subito, uccisi per errore da un tiratore scelto designato a far fuori Slaughter), un cuoco con la lingua sciolta (J. Jay Saunders), il di lui amico Cleveland (Scatman Crothers), un pimp (Richard Williams) e un agente federale (Brock Peters).

È nuovamente un’incursione del protagonista nei territori infidi della whiteness dove ancora è labilissimo il confine con lo sguardo opposto, quello del bianco sull’uomo nero. Il plot è ancora più blando e pretestuoso, costruito a gradi lineari e gerarchici, un personaggio che rinvia all’altro e all’altro ancora, quasi alla Oscar Micheaux, pioniere del cinema afro-americano, fino al faccia a faccia dell’eroe con il vertice killer.

Più che un sequel, si direbbe piuttosto una specie di remake con variazioni, attraverso le quali si completa e si rafforza il gioco dei rovesciamenti di sguardo. Le stesse situazioni del film precedente sono replicate con spostamenti semantici obbligatori. A modellare la trama è il dato strutturante del punto di vista duplice e combinato. C’è ancora un omicidio sbagliato da cui parte l’azione ma non è diretto verso un aereo, parte da un aereo, così come Slaughter si ritrova nel mirino piuttosto che dietro di esso. La lista da scovare di malviventi altolocati, anche poliziotti e politici, ha stavolta il formato cartaceo tradizionale, non si tratta di un computer. E il protagonista deve stavolta accettare un patto da un cop nero, Reynolds, un mix tra Price e Kim, mentre, al contrario, il cattivo Hoffo del precedente si sdoppia in Duncan (Ed McMahon) e nell’esecutore materiale Kirk (Don Stroud), un cattivissimo delineato con il gusto dei decenni successivi (esagitazione, implacabilità omicida, uomo-macchina). Dalla piscina non esce Stella Stevens, ma il franco tiratore che al posto di Slaughter ha eliminato i suoi amici.

Il confronto bianco/nero, inscritto precedentemente nella sessualità, assume adesso le tinte di uno scontro puramente bellico, non esente da tinte omosessuali delineate sempre per via del confronto soprattutto mentale. Il fuoco non si spegne nell’acqua. Un esercizio cerebrale che si fa vitale fisicità, genere. E’ come la coolness del protagonista: ghiaccio bollente, vitalismo dell’impassibilità. E ribaltamento della passività. Il corpo di Jim Brown è sempre sessualizzato e desiderato, ma nel film si sostanzia la paura del nero tout-court, non soltanto quella del nero ipersessuato del film precedente, dove il sesso interrazziale era (anche) la morte. Tutto si concentra nello sguardo vindice di Slaughter, nella soggettiva da auto che diventa, a più riprese, con il montaggio o i movimenti di macchina, il profilo dello stesso, fornendo così un indizio del gioco proiettivo dell’operazione, dove la paura (e il desiderio) del bianco si colora della rabbia del nero, la soggettiva del nero devia verso l’osservazione minacciata, distanziata (e ammirata) del bianco.

Sulla stessa falsariga, il personaggio di Joe Creole alias Highlife, un pappa molto tipico dell’immaginario blaxploitation, si caratterizza per lo sguardo che getta sulle donne bianche e bionde, sulla maniera diabolica in cui è capace di sedurle, drogarle e arruolarle alla propria scuderia. Tuttavia il personaggio è buffo, sfuma nel coon. Anche quando, con Slaughter, forza la cassaforte dove è contenuta la lista McMuffin e l’operazione è descritta come una vera e propria penetrazione sessuale, con il controcanto appropriato dei gemiti erotici sempre più incalzanti che si odono dall’altra stanza.

Kirk parla di neri in termini di animalità, definisce la ragazza di Slaughter una tigre, suscitando l’ira di Slaughter che si sente toccato più che mai in prima persona («Stop talkin’ ‘bout niggers!»). Il nero è naturalmente bramato dalle donne bianche. Norja, una sua informatrice, gli darà preziose notizie a patto che lui sia disposto a consegnarsi a lei tutto intero. Una delle chicks di Mario Burtoli, uno dei numerosi personaggi con il quale il protagonista si scontra, per poter arrivare fino al vertice, lo invita a fare un tuffo in piscina perché bramerebbe di vederlo senza niente addosso.

E’ bene ricordare che Gordon Douglas, nel precedente Tropis registrava la paura dell’America bianca dinanzi al Black Panther Party, rappresentato come un branco di scimmie. Qui la rivalità nero/bianco segna i titoli di testa (una gara a cavallo tra Jim Brown e un amico bianco) e il prologo, un picnic in montagna, dove il gruppo dei neri (Slaughter, l’amico Warren e le rispettive ragazze), occupando un tavolo a parte, è in regime di apartheid più o meno esplicita rispetto ai bianchi.

L’epitome del film sta però nel massacro che il protagonista compie nel finale, accedendo alla fortezza del cattivo, il locale Indigo. Esattamente come, durante il dipanarsi del plot, aveva incontrato una serie di personaggi che si era lasciato alle spalle dopo aver attinto da essi preziose informazioni, adesso, fedele al proprio nome, Slaughter elimina fisicamente una ventina di bianchi, prima uno dopo l’altro, poi anche a gruppi, ribadendo le tinte minacciose, cupe (e per questo erotiche) dell’eroe.

Leonardo Persia

Slaughter’s Big Rip-Off (“Un duro al servizio della polizia”)
Regia: Gordon Douglas
Sceneggiatura: Charles Eric Johnson
Musiche: James Brown, Fred Wesley
Fotografia: Charles F. Wheeler
Montaggio: Kenneth G. Crane, Christopher Holmes
Stunt: Tony Brubaker, Bob Herron, Chuck Hicks, Tommy J. Huff
Produttore: Monroe Sachson
Produttore esecutivo: Samuel Z. Arkoff
Interpreti: Jim Brown, Ed McMahon, Don Stroud, Brock Peters, Gloria Hendry, Dick Anthony Williams, Art Metrano
Produzione: American International Pictures (AIP)
Distribuzione: American International Pictures (AIP)
Paese: USA
Anno: 1973
Durata: 92′

 


speciale BLAXPLOITATION di Rapporto Confidenziale

 

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