Federico Pierotti | La seduzione dello spettro

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La seduzione dello spettro
Una storia culturale del colore nel cinema

di Federico Pierotti

Le Mani editore, 2012
Pagine: 296
prezzo: € 18,00
ISBN: 978-88-8012-615-7

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«Certi film soffrirebbero se fossero a colori. Come le acrobazie nei movimenti di macchina, il colore può essere una distrazione se il suo uso non è funzionale. La scelta tra il colore e il bianconero – imposizioni industriali a parte – dipende dall’argomento. Non avrei mai girato Freud a colori: c’era una certa proiezione di un pensiero, lo sviluppo di una logica. Il colore sarebbe stato una distrazione. Volevo che il pubblico seguisse la logica che era tanto reale quanto la caccia di un detective a un criminale, senza essere distratto da elementi visivi. E per lo stesso motivo non avrei mai fatto Moulin Rouge in bianconero. In Moby Dick ho cercato di abbinare l’uno all’altro, inventando una tecnica di stampa che mescolasse, sovrapponendole, la copia a colori e quella in bianco e nero.»
John Huston

 

Di fronte a una fotografia o a un film, a tutti è capitato almeno una volta di esprimere le proprie preferenze cromatiche. Meglio a colori o in bianco e nero? Quale mi restituisce un’immagine preferibile della natura? Quale rende più fotogenico un ritratto? Molte delle domande che da oltre un secolo non abbiamo smesso di porci sul colore sono il riflesso condizionato di idee, convinzioni, luoghi comuni che ci vengono trasmessi dal contesto culturale in cui viviamo.
Queste stesse idee hanno attraversato le menti e le vite degli uomini di cinema, che se ne sono spesso appropriati per riutilizzarle, rinnovarle, contestarle, sovvertirle, a volte ridicolizzarle.
Già i primi creatori di immagini in movimento, alla fine dell’Ottocento, si sono posti il problema di utilizzare il colore per rendere le proiezioni più seducenti agli occhi del pubblico. Da allora, le soluzioni più diverse e ingegnose sono state pensate per restituire al cinema la visione dei colori, che l’immagine in bianco e nero sembrava negare: la colorazione dei fotogrammi con pennelli, pantografi, bagni di tintura o viraggio, una serie innumerevole di tentativi per catturare e conservare sulla pellicola tutti i colori dello spettro. Questa monografia tenta di ordinare in un quadro storico alcune delle riflessioni, delle domande e dei problemi che hanno accompagnato gli sviluppi del colore cinematografico dalle origini fino alla sua affermazione come forma abituale della visione filmica e mediale, nel corso degli anni sessanta.

 

Federico Pierotti insegna Storia e critica del cinema e Storia del cinema italiano presso l’Università di Firenze. Negli ultimi anni si è occupato di teoria e storia del colore cinematografico, con particolare riferimento al rapporto tra innovazione tecnologica e forme della rappresentazione cromatica.

 

lemanieditore.com

 

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