All That Jazz > Bob Fosse

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All That Jazz (All That Jazz – Lo spettacolo continua)
regia di Bob Fosse (USA/1979)
recensione a cura di Alessio Galbiati

 

«Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può.
Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento»

Carmelo Bene

 

«Quando realizzavi un progetto con Fosse, tutto il resto era una passeggiata»
Alain Heim, direttore della fotografia

 

Joe Gideon è il miglior regista e coreografo di Broadway, un assoluto genio nel suo campo. Lavora al montaggio del suo nuovo film e contemporaneamente all’allestimento di un, anch’esso nuovo, musical, ma di entrambi (come ogni genio) non è per niente soddisfatto e per entrambi fa slittare di molto i tempi di consegna mandando in paranoia finanziatori e collaboratori ma soprattutto se stesso. La sua vita privata è un caos senza fine: trascura sistematicamente la figlia avuta dall’ex moglie con la quale comunque continua a collaborare professionalmente e che lo rimprovera per le sue negligenze e debolezze con le donne per le quali nutre una passione simile al collezionismo. Passa di letto in letto fra una complessa – quanto labile – gerarchia di amanti e puerili menzogne.
Fra le sue labbra c’è sempre una sigaretta fumante, per dormire prende sonniferi e per trovare le forze usa ed abusa di Dexedrina.
Totalmente stressato, nel culmine della sua esplosione creativa, si troverà a dover fare i conti con un bellissimo angelo della morte che lo condurrà alla realizzazione del suo musical più intenso e definitivo.

 

«I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano»
Thomas Stearns Eliot

 

All That Jazz è un musical fortemente autobiografico, diretto, scritto e coreografato dal leggendario Bob Fosse (1927-1987), uno fra gli autori di musical più amati e rappresentati nei teatri di tutto il mondo. Fu un genio poliedrico capace di spaziare fra una molteplicità di linguaggi differenti ma sempre in grado di portare la danza all’interno d’ogni sua opera. Trionfi a teatro ed al cinema contrapposti a disastri sentimentali. «Io non mi sposo di nuovo perché non riesco a trovare nessuna che mi dispiaccia abbastanza da infliggerle quel genere di tortura». Il personaggio di Joe Gideon, interpretato da Roy Scheider, assume dunque i caratteri di un vero e proprio alter-ego dell’autore americano, al quale somiglia pure esteticamente (un qualcosa di simile ai film di David Lynch con Kyle MacLachlan), raccontandoci del suo modo di vivere la vita. All That Jazz sta a Bob Fosse come sta a Federico Fellini.

Fosse esordì come regista nel 1969, ma in precedenza fu coreografo e pure attore, con Sweet Charity, adattamento musical(e) del felliniano Le notti di Cabiria, interpretato da Shirley MacLaine, seguito nel 1972 dall’epocale successo planetario del sontuoso Cabaret, pellicola che consacrò Liza Minelli (figlia di Judy Garland e Vincent Minnelli, uno dei padri fondatori del musical cinemtogrfico hollywoodiano) allo status di diva. Viene poi nel 1974 il film Lenny, una sorta di biografia del comico americano Lenny Bruce che in All That Jazz è spesso evocato dal lavoro di montaggio nel quale è indaffarato il protagonista. La sua carriera registica si concluderà nel 1983 con Star 80, biopic dedicato alla tragica figura di Dorothy Stratten, playmate di soli venti anni uccisa ed abusata dal marito dal quale si stava per separare.

Se, come disse il grande poeta T. S. Eliot, i grandi artisti rubano ma non imitano, il caso di Bob Fosse è paradigmatico. All That Jazz può essere considerato a tutti gli effetti un film debitore del genio di Federico Fellini e, trattandosi di un film autobiografico interpretato da un alter-ego del regista, il paragone non può che andare ad , ma pure ad Amarcord – film con il quale condivide il direttore della fotografia: Giuseppe Rotunno. Fosse ha sempre dichiarato la sua fascinazione profonda per il cinema del genio di Rimini, omaggiandolo in ogni occasione possibile e riuscendo in maniera felicissima a traslare l’unicità del suo sguardo/cinema all’interno di un linguaggio così differente, il musical statunitense, ma egualmente portatore di una dimensione onirica ed immaginifica che scardina e trascende la realtà.

La sensazione che accompagna lo spettatore durante la visione è quella di un trasporto totale a tempo di musica all’interno dell’esistenza di Joe Gideon, una vita in cui tutto diviene danza e spettacolo e dove la soglia fra ribalta e retroscena è completamente cancellata dal frenetico ed incessante svolgersi degli eventi. Se nel musical è la realtà a piegarsi ai tempi del canto e del ballo, in All That Jazz non vi è invece soluzione alcuna di continuità perché, nella stressata esistenza del protagonista, ogni azione è vissuta come un elemento stesso di una coreografia: tutto è spettacolo, perché tutto è musical.

Il film contiene un gran numero di brani musicali, con conseguente coreografie, divenuti estremamente popolari, fra tutti è il caso di segnalare On Broadway (poco più di 3 minuti), brano in realtà non scritto appositamente per la pellicola ma ma preso pari-pari da una registrazione live del leggendario chitarrista jazz George Benson.

Quattro Oscar: miglior montaggio (Alan Heim), scenografia (Philip Rosenberg, Tony Walton, Edward Stewart, Gary J. Brink), costumi (Albert Wolsky) e adattamento musicale (Ralph Burns). Vinse pure la Palma d’Oro a Cannes. Quando uscì venne letteralmente fatto a pezzi dalla critica italiana, che rimproverò al film ed al suo regista qualsiasi cosa, soprattutto il debito nei confronti di .

Alessio Galbiati

 

 


 

All That Jazz (All That Jazz – Lo spettacolo continua)
Regia, coreografie: Bob Fosse
Sceneggiatura: Robert Alan Aurthur, Bob Fosse
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Montaggio: Alan Heim
Musiche: Ralph Burns
Produttori: Robert Alan Aurthur, Daniel Melnick, Wolfgang Glattes, Kenneth Utt
Interpreti: Roy Scheider, Jessica Lange, Leland Palmer, Ann Reinking, Cliff Gorman, Ben Vereen, Erzsebet Foldi, Michael Tolan, Max Wright, William LeMassena, Irene Kane, Deborah Geffner, Kathryn Doby, Anthony Holland, Robert Hitt, Sandahl Bergman
Casa di produzione: 20th Century Fox Columbia Pictures
Paese: USA
Anno: 1979
Durata: 122′

 

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