Homecoming > Joe Dante

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Homecoming
Masters of Horror. Stagione 1, episodio 6
regia di Joe Dante (USA-Canada/2005)
recensione a cura di Fabrizio Fogliato

Nel mercato della menzogna, la verità sta nella finzione, mentre la bugia innerva la realtà. L’opera di Joe Dante diventa metafora inversa di una realtà mistificata. Ispirato al racconto Death and Suffrage di Dale Bailey, Homecoming (2005), episodio della prima serie dei Masters of Horror (2005-2006), è la dimostrazione che, ancora oggi, l’horror è il genere più “politico”. Il regista durante i cinquantacinque minuti di durata dell’episodio, ci guida in un universo parallelo dove, tra finzione e realtà, raccontare l’indicibile diventa affermazione della verità tra dissoluzione (morte) e sopravvivenza (resurrezione).

Homecoming è opera limite che, con il senno di poi, diventa preambolo necessario all’horror in streaming di Redacted (2007) di Brian De Palma. Il cinema negato è alla base del film di De Palma, visto che Redacted non è un film, bensì qualcosa di indecifrabile che perfora le coscienze più di qualunque opera di finzione. La sua forza sta nell’ammissione della colpa e nella riesumazione del rimosso: lo stupro è guerra, la guerra è stupro. FINE. Non c’è altro da aggiungere se non ciò che teorizza Joe Dante in Homecoming. Zombi che ritornano per votare, soldati morti stuprati dalla realtà della menzogna che vogliono a tutti costi cambiare il corso della storia. Ma l’opera di Dante è pessimista e nichilista, perché attribuisce (solo) ai morti questa possibilità di scelta. I vivi sono cancellati (redacted) da una storia negata e (in)conoscibile; sono solo carne necessaria a sfamare una fame di vendetta animata dalla falsità: armi di distruzione di massa, stati canaglia, Enduring Freedom, sono parole “storiche” annullate dalla realtà dei fatti. Solidarietà tra i morti: i soldati morti in Iraq, richiamano in vita i loro “compagni” di altre guerre, per smascherare l’ennesima bugia strumentale. Ma se i valori appartengono ormai solo al mondo dei non-vivi, agli esseri umani cosa resta? La risposta terribile e ingloriosa di Homecoming è quella di un esercizio del potere sterile e plastico che trova piena realizzazione solo nella perversione sessuale del “dominio”.

Avvicinamento e allontanamento dalla realtà: Homecoming vuole mettere in evidenza l’impossibilità odierna di raccontare i fatti senza prescindere dalla posizione faziosa di partenza. Esemplari, a questo proposito, appaiono le sequenze del talk-show, dove, di volta in volta, l’opinione degli ospiti cambia in funzione delle convenienze. Un mondo agito e dominato dalle dinamìche di potere ben rappresentato dalla figura caricaturale di Jane (una sorta di Condoleeza Rice bianca), che racchiude dentro di se ambizione, cattiveria e cinismo, ma che non è minimamente in grado di controllarli. In Homecoming i vivi sono morti e i morti sono vivi: questa assunto “politico” della visione riconduce direttamente al successivo Redacted, in cui la realtà non può essere raccontata ma solo controllata. E il tema del controllo (delle coscienze, dei cervelli) e anche al centro di Homecoming, dove paradossalmente, il vero orrore non è rappresentato dagli zombi (per lo più innocui ed emotivamente instabili), bensì dai vivi, vere e proprie macchine da guerra programmate ed armate per uccidere le coscienze, la realtà e la verità.

Homecoming (che rimane tutt’ora il migliore dei Masters of Horror), è un’opera perfetta, perché attraverso un linguaggio semplice e immediato ri-afferma il valore “sacro” della verità, mettendo in scena un continuo rimando tra farsa e tragedia finalizzata ad una spettacolarizzazione retorica della menzogna. La verità, invece, è qualcosa di minimale e nascosto, che solo il senso critico delle persone e la sete di conoscenza delle masse possono disvelare. In caso contrario si può sempre richiamare in vita chi, a causa della menzogna, ha sacrificato (inutilmente) la propria esistenza.

Fabrizio Fogliato

 

Homecoming
Masters of Horror. Stagione 1, episodio 6
Regia: Joe Dante
Sceneggiatura: Sam Hamm dal racconto Death & Suffrage di Dale Bailey
Fotografia: Attila Szalay
Montaggio: Marshall Harvey
Musiche: Hummie Mann
Casting: Nancy Nayor, Kelly Wagner
Production Design: David Fischer
Art Direction: Teresa Weston
Scenografo: Ide Foyle
Costumi: Lyn Kelly
Interpreti: Thea Gill (Jane Cleaver), Jon Tenney (David Murch), Terry David Mulligan (Marty Clark), Beverley Breuer (Janet Hofstadter), Robert Picardo (Kurt Rand), Dexter Bell (Marine Guard), Jason Diablo (Marine Guard), Karen Austin (Madre)
Casa di produzione: IDT Entertainment, Industry Entertainment, Nice Guy Productions, Reunion Pictures
Paese: USA, Canada
Anno: 2005
Durata: 58′

 

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