L’avventurosa storia della American International Pictures. #01

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numerouno, gennaio 2008 (pag.29-30). Con le recensioni (a cura di Roberto Rippa) dei film: “House of Usher” di Roger Corman (USA/1960) e “X” di Roger Corman (USA/1963)
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Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri: l’avventurosa storia della American International Pictures. di Roberto Rippa
Sono gli anni ‘40 quando Samuel Z. Arkoff, giovane avvocato attivo nelle retrovie di Hollywood (rappresenta, tra le altre, persone appartenenti alla cerchia di Ed Wood Jr.) incontra James H. Nicholson, allora impiegato in una casa di produzione di serie B di nome Realart Pictures, per una causa intentata da un cliente di Arkoff alla casa di produzione. L’avvocato viene conquistato dalla ritrosia di Nicholson a risarcire il danno causato al suo cliente (1) e nel tempo nasce l’idea di fondare con lui una casa di produzione specializzata in film a basso costo.
Nel 1954 fondano la American Releasing Corporation, cui si aggiunge il giovane produttore Roger Corman. L’anno seguente, la casa di produzione viene ribattezzata American International Pictures e il suo ambito di azione, la produzione di pellicole a basso costo fortemente di genere destinate in gran parte ai drive-in e, comunque, al pubblico più giovane, viene suggerito e definito dai proprietari delle sale, cui Arkoff si rivolge per avere suggerimenti sui buchi presenti nell’offerta al pubblico.
Prima casa di produzione a effettuare sondaggi per conoscere in anticipo ciò che gli spettatori più giovani avrebbero voluto vedere sullo schermo, la American International Pictures è una realtà consolidata e un’impresa fruttuosa sin dai primi anni ’60 grazie ai film di Roger Corman e quelli della serie “Beach Party” (2) diretti da William Asher (regista della sitcom “Bewitched” – la nostra “Vita da strega”) con Frankie Avalon e Annette Funnicello (3) e l’equivalente invernale, diretto da Alan Rafkin, “Ski Party” (1965), noto per l’apparizione che vi fa James Brown.
Roger Corman, abbandonati i western degli esordi, si lancia nella regia di film di fantascienza a bassissimo costo prima di iniziare, nel 1960 con “House of Usher”, una lunga serie di film di grande successo tratti da Edgar Allan Poe, spesso con Vincent Price protagonista, proponendo così la A.I.P. come antagonista, nel genere horror e gotico, della inglese Hammer (4).
Sempre pronta a accogliere le novità del tempo e rapida, grazie ai ristretti tempi di lavorazione, nel seguire i desideri del pubblico, si specializza anche in film legati alla cultura psichedelica e hippy. Alcuni titoli di questa corrente: “The Trip” (5) diretto nel 1967 da Roger Corman, “X: The Man with X-Ray Eyes” (1963, sempre di Corman), “Wild in the Streets” (1968, di Barry Shear), “Psych-Out” (1968, di Richard Rush) nonché il curioso “Gas! -Or- It Became Necessary to Destroy the World in Order to Save It” (Roger Corman, 1971). Nel 1971, Corman lascia la A.I.P., e la regia, per dedicarsi in prima persona alla produzione attraverso la neo-fondata New World (in seguito Concorde) grazie anche all’esperienza acquisita nel lavorare con bassi budget.
Nei primi anni ’70, la A.I.P. è tra i precursori del genere blaxploitation grazie a pellicole come “Coffy”, “Foxy Brown” (6), “Black Caesar”, “Blacula” e numerosi altri.
Non viene trascurato nemmeno il filone dedicato agli animali assassini, i cui esempi più fulgidi prodotti dalla A.I.P. sono quelli diretti da Bert I. Gordon e tratti liberamente da H.G. Wells come “The Food of the Gods” (1976), con i suoi topi giganti, e “Empire of the Ants” (1977) in cui un manipolo di termiti abnormi ruba la scena a Joan Collins.
La A.I.P. è anche attiva nella distribuzione, principalmente di pellicole di genere giapponesi e di film europei (6) ma offre anche la possibilità a numerosi giovani registi, oggi considerati maestri del cinema, di cimentarsi nelle loro prime prove. Tra loro, Martin Scorsese (“Boxcar Bertha”, 1972), Brian De Palma (“Sisters”, 1973), Oliver Stone (“Seizure”, 1974) e Woody Allen (“What’s Up, Tiger Lily?”, 1966).
Nicholson muore nel 1972 lasciando Arkoff solo alla testa della A.I.P. che, alla fine degli anni ’70, si dedica alla produzione di film sempre di genere ma più costosi e destinati a un pubblico più ampio come “The Amityville Horror”, “Meteor”, “Force 10 from Navarone” e “Mad Max”. Gli ingenti costi di produzione di questi ultimi, talvolta non compensati dai ricavi al botteghino, contribuiscono a mandare in crisi la casa di produzione, che nel 1978 viene venduta da Arkoff, non più interessato a lavorare nel campo, alla Filmways, acquisita in seguito dalla Orion Pictures Corporation.
Con l’acquisizione della Orion Pictures da parte della M.G.M., il suo catalogo diventa di proprietà della casa del leone ruggente (oggi acquisita a sua volta dalla Fox).
Caso tra i pochi al mondo di casa di produzione fortemente identificata nel cinema di genere, nel senso più ampio del termine, il suo nome rimane noto nel mondo intero da più generazioni per l’ingente quantità di pellicole prodotte, che ancora oggi sono sinonimo di un cinema sì ingenuo e fortemente commerciale, ma anche di un cinema artigianale capace di offrire grande divertimento a basso costo, come anni fa quando venivano presentati accoppiati nei drive-in (e oggi in DVD).
Nel 2001, Eamon Harrington e John Watkin hanno diretto il documentario “It Conquered Hollywood! The Story of American International Pictures”.

Note:
(1) Il cliente di Arkoff aveva spedito alla Realart il soggetto per un film da intitolare “The Atomic Monster”. La Realart, specializzata nella riedizione di vecchi film, fece uscire il film “Man Made Monster” di George Waggner proprio con il titolo “The Atomic Monster”. Da qui la causa intentata da Arkoff, per il suo cliente, alla casa di produzione.
(2) I titoli della serie sono: “Beach Party” (1963), “Muscle Beach Party” (1964, noto anche per il fatto che vi compare, già in qualità di cantante, un giovanissimo Stevie Wonder, accreditato come Little Stevie Wonder), “Bikini Beach” (1964), “Pajama Party” (1964), “Beach Blanket Bingo” (1965), “How to Stuff a Wild Bikini” (1965), “The Ghost in the Invisible Bikini” (1966), tutti diretti da William Asher, ad eccezione di “Pajama Party”, diretto da Don Weis.
(3) La coppia formata da Frankie Avalon e Annette Funnicello verrà proposta anche in “Dr. Goldfoot and the Bikini Machine” (Norman Taurog, 1965), “Fireball 500” (William Asher, 1966) e nel citato “Ski Party” (Alan Rafkin, 1965).
(4) Tra le pellicole dirette da Roger Corman e prodotte dalla American International Pictures, prima che il regista decidesse di prodursi da solo, si trovano: “House of Usher” (1960), “Bloody Mama” (1970), “The Haunted Palace” (1963), “Machine Gun Kelly” (1958), “Pit and the Pendulum” (1961), “Premature Burial” (1962), “The Raven” (1963), “Tales of Terror” (1962), “The Tomb of Ligeia” (1964), “The Wild Angels” (1966), “The Trip” e “X” (1963).
(5) Il film, scritto da Jack Nicholson, racconta di Paul Groves (Peter Fonda), impiegato in una rete televisiva, che si trova a dover affrontare una crisi personale cui non è estraneo l’abbandono da parte di sua moglie Sally (Susan Strasberg). Chiede quindi aiuto al suo amico John (Bruce Dern), guru dell’LSD, che lo guida nel suo primo “trip”.
Nel film, non accreditato, lavora anche Dennis Hopper come regista della seconda unità.
(6) “Coffy” e il suo seguito non ufficiale “Foxy Brown”, entrambi diretti da Jack Hill, hanno come protagonista Pam Grier, tuttora il volto più famoso del genere. Trasferitasi dal Colorado alla California in seguito a una delusione d’amore, abbandonando così anche il progetto di laurearsi in medicina, Pam Grier approda giovanissima a Los Angeles, dove si paga i corsi di recitazione dividendosi tra cinque diversi lavori, tra cui quello di segretaria presso la Agency for the Performing Arts il mattino e quello presso la American International Pictures il pomeriggio.
La sua carriera come attrice ha inizio nel 1971, quando Roger Corman la lancia nei film da lui prodotti con la sua New World “The Big Doll House” (1971) e “The Big Bird Cage” (1972), entrambi di ambientazione carceraria.
La sua forte presenza le porta un contratto di cinque anni con Samuel Z. Arkoff e la American International Pictures, che la eleva a protagonista di diversi film d’azione come “Black Mama, White Mama” (1972), “Coffy” (1973), “Scream Blacula Scream” (1973, seguito di “Blacula” dell’anno precedente), “Foxy Brown” (1974, seguito non ufficiale di “Coffy”), “Friday Foster” (1975) e “Sheba Baby” (1975). Nel 1997 Quentin Tarantino la sceglie come protagonista del suo “Jackie Brown”, che già nel titolo omaggia il più famoso film blaxploitation che l’aveva vita protagonista trent’anni prima.
(7) Tra i numerosi film europei distribuiti negli Stati Uniti dalla compagnia, ci sono gli italiani “La fine dell’innocenza” (1976, Massimo Dallamano), “Ultimo mondo cannibale” (1977, Ruggero Deodato), “Tentacoli” (1977, di Ovidio G. De Assonitis) “Holocaust 2000” (1977, Alberto De Martino), “L’umanoide” (1977, Aldo Lado), lo spagnolo “¿Quién puede matar a un niño?” (1976, Narciso Ibáñez Serrador) ma anche “La dolce vita” (1960) di Federico Fellini.

Fonti: Mark Thomas McGee, “Fast and Furious: The Story of American International Pictures” (McFarland & Company, USA, 1995); Jesse Algeron Rhines, “Black Film/White Money” (Rutgers University Press, USA, 1996); Andres Chavez, Denise Chavez, Gerald Martinez, “What It Is… What It Was!; The Black Film Explosion of the ‘70s in Words and Pictures” (Miramax Books, USA, 1998); Roger Corman, “Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro” (Lindau, Italia, 1998); IMDb.

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numerouno, gennaio 2008 (pag.29-30). Con le recensioni (a cura di Roberto Rippa) dei film: “House of Usher” di Roger Corman (USA/1960) e “X” di Roger Corman (USA/1963)
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