La donation > Bernard Émond

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62. Festival internazionale del film Locarno (sezione Concorso internazionale)

Yves Rainville è il medico di un piccolo villaggio situato in un territorio semi-deserto del Québec. Quando sente di essere ormai troppo anziano per seguire i suoi pazienti come vorrebbe, pubblica un annuncio su un giornale per cercare un sostituto disposto a lavorare con lo stesso suo scrupolo tra presenza in studio, turni in ospedale e visite a domicilio. A rispondere è Jeanne Dion, una dottoressa quarantenne di Montréal, che decide di affrontare un periodo di prova in occasione della partenza del medico per un viaggio che avrà la durata di un mese. Dopo una settimana di lavoro insieme, nel corso della quale entra in contatto con gli abitanti, scopre una regione austera tuttora piegata dalla chiusura dell’unica risorsa economica: una miniera inattiva da tre decenni.
Malgrado rimanga profondamente colpita dalle difficoltà di vita per gli abitanti della zona, per i quali prova empatia, e dal luogo ormai semi-deserto, al ritorno del dottor Rainville esita a prendere una decisione definitiva sul suo trasferimento.

Per il capitolo conclusivo della trilogia sulle virtù teologali (fede, speranza, carità) in un mondo egoista e crudele, avviata nel 2005 con La neuvaine e proseguita due anni dopo con Contre toute ésperance (entrambi presenti in concorso a Locarno), Bernard Émond firma una storia che – come dichiara lui stesso – “Nonostante i riferimenti religiosi, è senza Dio” e che, alle domande che pone offre risposte laiche.
Riprendendo da La neuvaine il personaggio di Jeanne – era il medico che, traumatizzato da un evento tragico di cui si sentiva responsabile, tentava di togliersi la vita – Émond scrive una nuova storia di grande semplicità, come quelle raccontate nei due precedenti capitoli della trilogia, ma profondamente spirituali, e non in un senso strettamente cattolico, tanto da essere leggibile attraverso tutte le altre religioni. La dottoressa ci accompagna in un viaggio fatto di dolore – per una scomparsa, per l’impossibilità di scegliere il meglio per i suoi pazienti, per l’ineluttabilità della malattia e della morte – ma anche di grande speranza attraverso gli incontri con i suoi pazienti: dalla donna malata di cancro ormai prossima alla morte che deve lasciare due figli piccoli dopo che è stata abbandonata alla scoperta della malattia da un marito violento, all’anziana donna il cui marito muore lasciandole il desiderio di seguirlo ma che capisce che la vita le offre un destino diverso in una serie di storie umane che il regista racconta senza esprimere facili giudizi e senza mai cadere nella tentazione del melodramma.
In uno dei tanti luoghi che, avendo perso la loro utilità economica scompaiono di fatto, l’unico vero elemento di gioia di vivere è rappresentato dall’incontro con un panettiere (quasi una figura biblica) che mette nel suo lavoro lo stesso identico scrupolo che Yves e Jeanne mettono nel loro lavoro.
Con La donation, Émond si conferma un grande narratore di storie che si prende tutto il tempo per approfondire la conoscenza dei luoghi e dei personaggi. La zona in cui le vicende hanno luogo, sono state da parte sua oggetto di attenzione anni addietro, quando ci ha lavorato in qualità di documentarista. Partendo dal territorio, protagonista del film esattamente come i personaggi che lo abitano, il regista vuole indagare le radici cattoliche – non meno forti di quelle di Irlanda e Italia, a suo dire – che lui riconosce come proprie di quella che chiama la sua tribù.
Film sulla necessità di trovare il proprio luogo per non vivere da esiliati e sulla necessità (certamente anche laica) di riconoscere qualcosa di più grande di noi per non trovarsi persi, La donation è un film che parla con il linguaggio semplice dei grandi temi e, privo di tentazioni dogmatiche, si conferma degna conclusione di una trilogia che ha proposto sempre grandi domande e mai semplici risposte.

Roberto Rippa

Se i primi due film si soffermavano sull’idea di Dio, della sua presenza (La neuvaine) e del suo silenzio (Contre toute ésperance), La donation, nonostante i riferimenti religiosi, è un film senza Dio, che alla domanda “Come vivere?” offre una risposta laica, dove l’unica trascendenza è quella dei valori umani. Se davvero nelle tenebre del mondo siamo soli, tutto ciò che ci rimane è il dono, la logica del dono per impedire al deserto di dilagare, per ristabilire un ordine umano. La neuvaine si concludeva con una specie di stasi, in cui tutti gli interrogativi posti rimanevano senza risposta. Jeanne, guarita dal desiderio di morte, decideva di vivere. Ma come avrebe vissuto? Come avrebbe fatto a dare un senso umano al resto della sua esistenza? Il film risponde: cambiando vita, lasciandosi tutto alle spalle, facendo dono di sé.

Bernard Émond

La donation (Canada, 2009)
Regia e sceneggiatura: Bernard Émond
Musiche: Robert Marcel Lepage
Fotogafia: Sara Mishara
Montaggio: Louise Côté
Interpreti principali: Elise Guibault, Jacques Godin, Françoise Graton, Angèle Coutu, Eric Hoziel
95′

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