Dirty Paradise > Daniel Schweizer

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Dirty Paradise01

62. Festival internazionale del film Locarno (sezione Ici et ailleurs)

Il regista Daniel Schweizer, dopo avere realizzato due fondamentali documentari sulla storia e l’ascesa del neo-nazismo (Skinhead Attitude, 2003, e White Terror, 2005), scopre di avere voglia di raccontare una storia con le persone e non nascondendosi da esse. Parte quindi da un libriccino letto nella sua infanzia che racconta di un bambino della tribù Wayanas, che vive nella Guyana francese, alla scoperta di come vivano oggi.
Scopre che la loro esistenza è minata non solo dal fatto che vivono in un territorio che non è mai stato ceduto loro ufficialmente bensì, soprattutto, dal mercurio che i cercatori d’oro clandestini, prevalentemente brasiliani, utilizzano per separare la preziosa materia dalla sabbia e che quindi viene versato in acqua, inquinando i corsi e contaminando i pesci, loro fonte principale di nutrimento, fino a causare malformazioni, epilessia e seri disturbi neurologici.
Il regista non si ferma a questo aspetto ma indaga l’atteggiamento del governo francese, che invia – apparentemente senza troppa convinzione – uomini dell’esercito a contrastare il fenomeno dei cercatori d’oro clandestini, responsabili anche della devastazione del territorio, dei Wayanas stessi, che tentano di fronteggiare la situazione come possono – in inferiorità numerica come sono – rischiando la vita, e il futuro di una tribù per cui il rischio di estinzione non pare troppo lontano.
Schweizer offre spazio, nel corso delle tre estati in cui il documentario è stato girato, ai medici delle ONG, ai membri della tribù e anche ai cercatori d’oro e offre un ritratto prezioso e preciso su una delle tante popolazioni di cui si sa poco o nulla.

Roberto Rippa

Dirty Paradise (Svizzera-Francia, 2009)
Regia e sceneggiatura: Daniel Schweizer
Fotografia: Eric Turpin
Montaggio: Christine Hoffet, Karine Sudan
Suono: Denis Gautier
Musiche: Peter Bräcker
76′

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