Choke (Soffocare) > Clark Gregg

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Choke (Soffocare)
regia di Clark Gregg (USA/2008)
recensione a cura di Fabrizio Fogliato

«Avete presente le soap opera? Gente vera che interpreta gente finta e con problemi inventati, a uso e consumo di gente vera che guarda per dimenticare i problemi veri». Con questa riflessione si può comprendere tutta la poetica di Chuck Palahniuk. Non a caso la frase è inserita in un libro abrasivo e urticante, ma profondamente “umano” come Soffocare. La realtà che emerge dai libri dello scrittore di Portland è malata e corrotta, vissuta in prima persona da protagonisti che con la cosiddetta “normalità” (ma che cosa è poi?) hanno poco da spartire. Sesso-dipendenti e alcolisti, puttane e drogati, irrecuperabili malati di schizofrenia e adepti di sette segrete suicide pseudo-religiose, ansiolitici, paranoici e frustrati. Gente che pensa di essere la reincarnazione di Cristo, affetta da tutti i tipi di dipendenze, patologie psichiche e fisiche, che recupera nell’alcool, nel sesso e nella bulimia gli strumenti per trovare un po’ di pace, sfuggendo a tutto ciò che conosce del mondo “normale”.

A proposito di Choke (Soffocare) il film di Clark Gregg tratto dall’omonimo romanzo, Palahniuk afferma: «Uno studioso inglese, di cui non ricordo il nome, sostiene che l’importanza della tragedia nella cultura greca è stata sopravvalutata nel medioevo per motivi moralistici. In realtà gli elleni prediligevano la commedia, in quanto genere vicino agli dei. Nel senso che gli dei, guardando dall’alto del cielo e dell’eternità le vicende umane non potevano che sorriderne. Ecco io la penso così. Mi sembra che da questa prospettiva, tutto possa risultare risibile». Ed è così che si sviluppa la scrittura del libro che è come la visione di un terzo occhio distaccato e iconoclasta che osserva le pietose vicende umane e racconta le (poco) pubbliche perversioni, facendo diventare questo ritratto esistenzialista un caustico “omaggio” all’essere umano con le sue debolezze e le sue (frustrate) ambizioni.

Choke di Clark Gregg riproduce con grande aderenza lo stile dello scrittore di Portland, tradendo la materia letteraria quel tanto che è necessario per realizzare una pellicola solida e autosufficiente. Victor Mancini (Sam Rockwell) è sesso-dipendente. Studente di medicina fallito, passa le sue giornate tra il parco divertimenti a tema sui primi coloni in cui lavora e le riunioni dei “sessuomani anonimi”, dove si procaccia le potenziali prede. Per pagare le costosissime cure ospedaliere della madre Ida (Anjelica Houston), ricoverata in una clinica per malati psichiatrici, Victor ha architettato un sistema piuttosto fantasioso: ogni sera si reca in un ristorante diverso, dove finge di soffocare e, quando qualche animo caritatevole lo aiuta a riprendersi, lui ne approfitta per spillargli dei soldi facendo leva sulle sue corde sensibili. Quando Ida gli rivela quello che era stato a lungo un segreto riguardante l’identità di suo padre, Victor cercherà di approfondire la cosa con l’aiuto di Denny (Brad Williams Henke) e Paige (Kelly MacDonald), la bella dottoressa che ha in cura la madre.

Nato nel 1962 a Boston, Massachusetts, Clark Gregg studia arte drammatica alla Tish School di New York dove si diploma nel 1986. Recita in numerosi film, tra cui Lovely & Amazing (2001) di Nicole Holofcener, We Were Soldiers (2002) di Randall Wallace e, più di recente, in Iron Man (2008) di Jon Favreau. Nel 2000 firma, insieme a Sarah Kernochan, la sceneggiatura di What Lies Beneath (Le verità nascoste), thriller con Harrison Ford e Michelle Pfeiffer diretto da Robert Zemeckis. Choke, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, segna il suo debutto alla regia. Nel film Gregg interpreta inoltre il ruolo di Lord High Charlie. La pellicola mantiene per tutta la sua durata un elevato ritmo narrativo, costellato di battute fulminanti e surreali siparietti che vedono Victor coinvolto in atipici incontri sessuali, scontri con l’insopportabile e lagnoso capo del parco a tema o tentativi di fuga per sottrarsi a un gruppo di vecchiette fuori di testa che lo hanno preso per il nuovo Messia.

In questa catena di feroci ed esilaranti gag trovano posto squarci più intimisti in cui emerge la vera natura del protagonista che, privato dell’infanzia e dell’identità a causa dei continui colpi di testa della madre, è talmente ossessionato dal proprio passato e dalla ricerca di sé da impedirsi di maturare, di diventare veramente adulto. Choke è pervaso da una feroce e irriverente satira che non risparmia strali alla società americana ipocrita e perbenista. Victor Mancini non è metafora dell’ipocrisia dell’America puritana, bensì ne è l’esatta proiezione. Il lavoro nel parco a tema Colonial Dunsboro, dove i figuranti sono tossici all’ultimo stadio, alcolisti e affetti da sexual-addiction, si aggiunge alla finzione del soffocamento da cibo e alla bulimia sessuale irrefrenabile in un ritratto al vetriolo della “trinità” blasfema e pagana della società globalizzata. Se sesso, cibo e immagine sono le tre droghe del ventunesimo secolo, il tutto è destinato a finire (letteralmente) in merda come certifica il pre-finale del film.

Non che prima fosse meglio, visto che Victor rivolto a Denny bloccato nella gogna, al termine di una giornata dove entrambi sono stato costantemente esposti al pubblico ludibrio dei turisti, chiosa così: «E questa, ve lo garantisco, è solo una giornata di merda come tante, qui nel diciottesimo secolo». In maniera trasversale, quindi, rispetto all’età e alla classe sociale, l’uomo (il cui lato oscuro non è mai stato descritto come così volgare e indecente) è immerso in un limbo, dove la perdita dei punti di riferimento (anche quelli religiosi) conduce inevitabilmente alla necessità di stordirsi con una qualsiasi forma di dipendenza per non provare emozioni. Gregg, lascia comunque aperto uno spiraglio, dove con fatica e sacrificio l’Amore può (forse) ancora trovare la sua strada; lo fa all’interno di un film scoordinato, talvolta sciatto e persino irritante nella sua presunzione. Ma è proprio la pretestuosità di una messa in scena laccata, artificiosa e inutilmente “ricercata” a far emergere al meglio il “non mostrabile”, l’osceno che (piaccia o non piaccia) dimora nascosto, dormiente e “in attesa” in ogni essere umano.

Fabrizio Fogliato
 


Choke (Soffocare)

Regia: Clark Gregg
Sceneggiatura: Clark Gregg dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk (2001)
Fotografia: Tim Orr
Montaggio: Joe Klotz
Musiche: Nathan Larson
Casting: Suzanne Smith Crowley, Mary Vernieu, Venus Kanani
Production Design: Roshelle Berliner
Art Direction: Matteo De Cosmo
Set Decoration: Kate Foster
Costumi: Catherine George
Produttori: Johnathan Dorfman, Temple Fennell, Beau Flynn, Tripp Vinson
Interpreti: Kathryn Alexander (Mousy Girl / Agnes), Teodorina Bello (Jamaican Lady), Kate Blumberg (Edwin’s Wife), Jonah Bobo (Young Victor), Willi Burke (Deranged Socialite), Heather Burns (Internet Date / Gwen), David Fonteno (Edwin), Matt Gerald (Detective Ryan), Clark Gregg (Lord High Charlie), Joel Grey (Phil), Viola Harris (Eva Muller), Brad William Henke (Denny), Paz de la Huerta (Nico), Michelle Hurst (Shapely Nurse), Anjelica Huston (Ida J. Mancini)
Case di produzione: Choke Film, Fox Searchlight Pictures, ATO Pictures, Contrafilm
Coproduzione: Aramid Entertainment Fund, Dune Entertainment III
Aspect Ratio: 1.66 : 1
Paese: USA
Anno: 2008
Durata: 92′

 

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