The Brave One (Il buio nell’anima) > Neil Jordan

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

The Brave One (Il buio nell’anima)
regia di Neil Jordan (USA-Australia/2007)
recensione a cura di Fabrizio Fogliato

Se l’elaborazione del trauma non avviene, a causa dei tempi contratti del reinserimento nel quotidiano, il lato oscuro dell’essere umano travalica i confini della ragione e porta all’emersione dell’“altro”. Un essere con braccia, gambe e occhi uguali al quelli del suo “contenitore” (come dice la stessa Erica Bain), in cui la ragionevolezza e la lucidità vengono meno in favore di un violento e irrefrenabile istinto omicida. Lo schema del film di vendetta è estremamente facile e lineare: il principio è quello della reazione maggiore e similare all’azione subita.

Neil Jordan opera su questa griglia pre-confezionata un fine lavoro di cesellatura, smussando gli angoli aspri di una vicenda violenta, attraverso lenti e sinuosi movimenti di macchina, carrelli “psicologici” che cercano la stilla di follia dentro i volti, e dolly a “pioggia” che dall’alto in basso descrivono una realtà traslucida in cui la protagonista cerca in ogni superficie riflettente la sua vera identità. La New York quotidiana, con Central Park, la metropolitana, il cantiere dell’Hotel Plaza, si confonde con quella “mitica” del Chelsea Hotel, Times Square, la Factory, attraverso la trasmissione radiofonica condotta da Erica, un sorta di radio-romanzo che ricalca la letteratura di Nelson Algren e del suo Walk on the Wild Side. Letteratura che arriva anche da una citazione (famosa) di D. H. Lawrence, «Nella sua essenza lo spirito americano è duro solitario, distaccato e assassino» che diventa sintesi metaforica di tutta la vicenda. «Perché non mi fermano?» si chiede Erica Bain (una perfetta Jodie Foster).

Erica è una famosa presentatrice radiofonica della radio pubblica che ha visto morire il fidanzato durante un’aggressione sotto il ponte di Central Park (scena che omaggia il progenitore filmico Paul Kersey) in cui anche lei ha rischiato la vita. Una volta uscita dal coma, scopre una parte di sé che non conosceva, mentre, pronta alla vendetta, vaga armata nella metropoli notturna, in lotta con la sua stessa coscienza. In questo revenge-movie al femminile emerge prepotentemente il ruolo del corpo: in particolare gli istanti successivi al ricovero in ospedale dopo la violenza brutale che ha ridotto la coppia in fin di vita, svelano l’importanza del corpo come elemento catalizzatore dei comportamenti umani. E’ attraverso il corpo martoriato, sfigurato e massacrato dalle mani e dai piedi degli aggressori che Erica prende coscienza di sé (come quando si tocca il volto con il dito ancora chiuso nel saturimetro), o quando ripensa al suo corpo nudo, spogliato e palpato con dolcezza dalle mani di David, ed è ancora attraverso il corpo, e quindi il tatto, che prende confidenza con il metallo freddo del calcio della pistola.

La sua identità sbiadita a causa della violenza subita lentamente viene assorbita dall’”altro” che dimora in lei e che uccide a sangue freddo senza neanche il tremore nelle mani. Come ascolta i rumori della città, la donna ascolta i “rumori” della sua coscienza, si interroga sul suo ruolo di vigilante, cerca di ragionare sul suo comportamento, cerca di capire dove deve essere posto il limite, il tutto attraverso una sorta di confessione in voce-off, che per la sua profondità e per il raggio delle problematiche attuali affrontate, diventa un sorta di esame di coscienza collettivo dell’America (e non solo). «Questa è ancora l’America?» chiede una ragazza ferita e Neil Jordan fa sua questa domanda rivolgendola direttamente al pubblico attraverso lo sguardo in macchina di Erica che la sta soccorrendo.

La risposta è affidata alla scelta narrativa che porta alla complicità tra Erica e il poliziotto, magnificamente illustrata attraverso il lungo carrello sul bancone del bar a cui i due sono seduti, prima di svelare con il controcampo la loro immagine riflessa nello specchio prospiciente, che certifica la crisi identitaria della città di New York post 11 settembre, ma che al contempo anticipa la scelta del poliziotto di coprire i crimini di Erica attraverso una messinscena, che mai è apparsa così necessaria come quella durante la strage finale. The Brave One è un film che genera dubbi e pone domande scomode attraverso un tema incandescente e asimmetrico come quello della vendetta.

Fabrizio Fogliato

 

The Brave One (Il buio nell’anima)
Regia: Neil Jordan
Soggetto: Roderick Taylor, Bruce A. Taylor
Sceneggiatura: Roderick Taylor, Bruce A. Taylor, Cynthia Mort
Fotografia: Philippe Rousselot
Montaggio: Tony Lawson
Musiche: Dario Marianelli
Scenografia: Kristi Zea
Produttore: Susan Downey, Joel Silver
Interpreti: Jodie Foster (Erica Bain), Terrence Howard (Detective Mercer), Naveen Andrews (David), Nicky Katt (Detective Vitale), Mary Steenburgen (Carol), Jane Adams (Nicole), Zoë Kravitz (Chloe)
Casa di produzione: Redemption Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures
Formato: 2.35 : 1
Paese: USA, Australia
Anno: 2007
Durata: 122′

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+