Saziando l’uomo > Alessandro G. Capuzzi, Emanuele Dainotti

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Saziando l’Uomo è un film da manuale, da manuale di filosofia. Forse è per questo che pare non poggiare su di una Weltanschauung originaria dei due autori che troppo spesso cedono alla tentazioni di rendere dialogicamente tutta una serie di enunciati filosofici, finendo col denunciare una mancanza di naturalezza soprattutto a livello recitativo. Di conseguenza, fatica a venire fuori l’idea di Cinema che anima il lavoro.
Io credo siano maturi i tempi per recidere ogni appendice della parola Cinema. Di conseguenza eviterò di dire che questo è un film Indipendente e a basso costo, poiché sono convinto che il Cinema sia unico e che nessun’attenuante vada concessa a chi decide di approcciarvisi.

Veniamo al sodo. Ho apprezzato l’intento degenerativo dell’opera. Però credo che i generi vado abusati, nel senso di ecceduti, muovendosi oltre i convenevoli. Diversamente si rischia di stratificare troppo il discorso narrativo, finendo per nascondere il punto focale tra le pieghe del racconto. E’ questo il difetto che imputo, maggiormente a questo film. Io apprezzo un Cinema esplicito e non esplicativo. Non si dovrebbe mai rendere il film una sorta di postribolo dove mettersi in mostra o una lavagna sulla quale tentare di dimostrare una teoria. Quando si tratta l’Essere Umano, è sempre molto alto il rischio di disumanizzazione.
Personalmente ritengo che quando il corpus di un opera siamo noi stessi, l’Essere Umano, universale anche nella sua singolare declinazione, occorra lasciare da parte ogni eccedente costruzione dialettica che, trasposta al Cinema, rende ipertrofico il linguaggio visivo. Semplicemente, la semplicità. Apprezzo il tentativo, ma credo serva una grande maturità per scolare tutto il superfluo ed esporre la materia nella sua forma essenziale.
Paradossalmente non riesce, a i due autori, ciò che prova a fare la protagonista, ovvero andare oltre i limiti dell’arte che hanno scelto.
L’impressione che ne deriva è quella di un film costretto nel recinto di un Cinema che va necessariamente annullato qualora si voglia realmente affondare il colpo.
Ho percepito, fin da subito, una grande distanza tra la sostanza e la rappresentazione che me ne veniva offerta, minando alla base ogni possibilità di empatia con i personaggi, appunto, troppo “personaggi” e troppo poco “figure”. Costruire e plasmare sono due azioni molto diverse.
Per trattare l’ Essere Umano, occorre mettersi a nudo oppure sdoppiarsi per oggettivare la visione. Ogni altro tentativo che consista nel delegare l’esposizione a terzi, oltre noi nudi o il nostro doppio, è destinato ad essere incredibile. Le parole hanno un peso specifico molto relativo rispetto a quello a cui, solo per pura convenzione, essenzialmente corrispondono. Affidarsi a loro, in larga misura, credo sia sempre un errore. A maggior ragione quando queste parole sono solo riportare dagli attori. Il consueto meccanismo recitativo appare logoro e sicuramente incapace di raggiungere lo scopo prefissato. Quelle parole, troppo ingessate, andavo ingerite e poi vomitate, in modo da mostrare qualcosa di decomposto da osservare nelle proprie componenti fondamentali. Questo era lo scopo dichiarato del film, arrivare all’Essenza Umana. Purtroppo, al termine della(e) visione(i), non ho avuto l’impressione di aver assistito ad un scavo antropologico, nulla di realmente essenziale è saltato fuori dalla terra e nemmeno mi sono ritrovato a riflettere su nuove domande. Mi sono trovato di fronte a troppe distrazioni mentre mi sarebbe piaciuto assistere ad una cruda autopsia.

Michele Salvezza

Saziando l’uomo
(Italia/2012)
Regia, fotografia: Alessandro G. Capuzzi, Emanuele Dainotti
Soggetto: Alessando G. Capuzzi
Sceneggiatura: Emanuele Dainotti
Musiche: Dario Cristaldi
Montaggio: Alessandro G. Capuzzi
Trucco e effetti speciali: Marky Bertana, Tommaso Losse, Camilla Scagliarini, Federica Storelli
Scenografia: Beatrice Barros Castro
Costumi: Valentina Gualandri
Guardaroba: Maria Host-Ivessich
Fotografie di scena: Beatrice Barros Castro, Matteo Valfrè
Interpreti principali: Ilaria Silvestri, Laura Locatelli, Raffaele Panfili, Roberto Benfenati (voce), Claudio Barros Castro, Paco Vercelloni
74’

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