Une Estonienne à Paris (A Lady in Paris) > Ilmar Raag

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Anne lascia l’Estonia per recarsi a Parigi a occuparsi di Frida, un’anziana signora estone che vive in Francia da diversi anni, ma al suo arrivo si rende conto di non essere gradita. La sola cosa che l’anziana donna desidera dalla vita è l’attenzione che Stéphane, giovane amante di un tempo, ancora le riserva; mentre lui spera soltanto che Anne rimanga ad assistere Frida, anche se questa non è d’accordo.

All’origine di questo progetto, c’è una storia personale: quella di mia madre.
A cinquant’anni, divorziata, pervasa da un sentimento di solitudine e vuoto, depressa dopo la partenza dei figli da casa, decise di accettare di recarsi a Parigi per prendersi cura di una ricca anziana estone.
Fece rientro totalmente trasformata. Questa storia è lo spunto per il mio film.

Ilmar Raag

Flm di impianto fortemente teatrale (tre personaggi centrali, essenzialmente un paio di ambienti) quello diretto da Ilmar Raag, che lo ha anche scritto con Agnès Fauvre e Lise Macheboeuf. L’ambiente principale è l’appartamento di un’anziana donna estone trapiantata da anni a Parigi dove, si intuisce, ha condotto una vita mondana, soddisfacente e sopratutto libera, tanto da averle lasciato una forte malinconia nella stagione della vecchiaia. Soprattutto ora che il suo compagno Stéphane, di molto più giovane di lei, si è allontanato.
In un prologo non troppo necessariamente dettagliato, vediamo Anne, la donna che partirà dall’Estonia appositamente per prendersi cura di lei. Giunta nell’appartamento della donna, riceverà da Stéphane poche istruzioni: non permetterle l’accesso ai medicinali e non fare caso al suo fare molto diretto. Spetterà a entrambe trovare un modus vivendi accettabile, e forse anche di più.
Nella migliore tradizione di quel cinema che mette a confronto due persone distanti per più di un motivo vedendole poi arricchirsi vicendevolmente e progressivamente, Une Estonienne à Paris, presenta diversi punti di interesse: l’assenza del concetto di senso di colpa, due personaggi femminili molto diversi ma accomunati dalla forza, il pathos gestito in modo che non arrivi mai a livelli di allarme, qualche scena di grande effetto (quando l’anziana Frida si addormenta sul petto del suo ormai da tempo ex amante in un momento di grande tenerezza e sensualità) e due grandi interpretazioni. Se il ruolo di Frida permette a Jeanne Moreau di disegnare un personaggio folle, estroso, a tratti rabbioso, ma sempre di estrema onestà e capace di molte sfumature, il confronto con Laine Mägi non stride mai, malgrado quest’ultima sia costretta in un ruolo decisamente più convenzionale e dallo sviluppo più scontato.

Ciò che ne risulta è un film di grande semplicità, godibile per storia e situazioni che mette in scena, e che spesso si regge sulle solidissime spalle di Jeanne Moreau, capace di dipingere un altro ritratto femminile per nulla scontato di una lunga galleria, e su quelle della sua comprimaria.

Resta da dire che se Jeanne Moreau apparisse da ora in poi solo in film in cui legge la lista della spesa, io il biglietto per vederli lo pagherei senza alcuna esitazione.

Roberto Rippa

Une Estonienne à Paris
(Francia, Estonia, Belgio/2012)
Regia: Ilmar Raag
Sceneggiatura: Agnès Feuvre, Lise Macheboeuf, Ilmar Raag
Fotografia: Laurent Brunet
Musiche: Dez Mona
Montaggio: Anne-Laure Guégan
Scenografie: Pascale Consigny
Interpreti principali: Jeanne Moreau, Laine Mägi, Patrick Pineau, Fabrice Colson, Ita Ever, Corentin Lobet, Roland Laos, Piret Kalda, Tõnu Mikiver
94′

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