Disoccupato in affitto > Luca Merloni, Pietro Mereu

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Un disoccupato, per trovare lavoro, gira per nove città d’Italia portando addosso un cartello recante la scritta “disoccupato in affitto”. Un’insolita inchiesta sul mondo del lavoro, un’ironica provocazione, una coraggiosa sfida con se stessi. Un uomo- sandwich che suscita sorrisi ma anche amare riflessioni sull’attuale situazione del nostro Paese.

«Dire no alla disoccupazione è ostacolare il genocidio lento ma inesorabile
a cui il sistema condanna milioni di persone.
Sappiamo di poter uscire da questa crisi, sappiamo di non chiedere la luna.
E sappiamo di avere voce per usarla.
Di fronte alla superbia del sistema, invochiamo il nostro diritto alla critica e alla protesta.
Loro non sanno tutto, si sono sbagliati, ci hanno ingannati.
Non accetteremo di essere le loro vittime
».
José Saramago, “L’ultimo quaderno” (Feltrinelli)

Estate 2010: il sardo trapiantato a Roma Pietro Mereu, accompagnato dal milanese Luca Merloni, attraversa nove città italiane (Roma, Firenze, Lecce, Cagliari, Genova, Bologna, Verona, Napoli, Milano) portando su di sé un cartello recante la scritta “disoccupato in affitto”. Un uomo sandwich, di quelli che Dickens definiva come “Un pezzo di carne umana tra due fette di cartone”.
Appena l’anno prima, il neolaureato inglese David Rowe aveva fatto lo stesso a Londra, ottenendo in poche ore l’attenzione di una prestigiosa agenzia di collocamento che di lui aveva apprezzato l’interaprendenza.
Ma lo scopo principale di Mereu e Merloni non è quello di cercare lavoro (anche se in quel momento sono entrambi disoccupati) quanto quello di testimoniare le reazioni dei passanti alla richiesta, sorprendente più per la forma che per il contenuto.
Infatti, siamo nel Paese del lavoro non retribuito, degli stage infiniti a costo zero, dei contratti a tempo costantemente determinato, del lavoro in nero, del lavoro privo di garanzia alcuna, anche quella di una pur minima continuità. Quello in cui a quarant’anni non è difficile sentirsi dire che non si è più collocabili. Il Paese il cui il Ministro del Welfare (ma perché usare un termine inglese?) Elsa Fornero, dimostrando una totale assenza di decenza, invita i giovani ad essere meno schizzinosi (ma lei usa il termine inglese “choosy”, forse per attenuare l’effetto delle sue vergognose parole) nella ricerca di un lavoro. Pietro Mereu, con Luca Merloni a riprendere con discrezione, raccoglie più che altro solidarietà: pacche sulle spalle, comprensione, complimenti per l’iniziativa, qualche numero di telefono. Lavoro quasi zero, se non qualcosa di estremamente volatile.

La discrezione nel riprendere le interazioni con i passanti rende le testimonianze più sincere, più immediate. E gli autori lasciano parlare, registrano e testimoniano una situazione nota a tutti (a parte a un uomo che, evidentemente, deve avere trascorso gli ultimi anni solo in un bosco, senza accesso a mezzi di comunicazione, visto che nel film dichiara che a mancare non è tanto il lavoro quanto la voglia di lavorare) ma verso la quale la rassegnazione non è evidentemente possibile.

Con estrema semplicità formale, le musiche di The Niro e le illustrazioni di Cesare Corda, Disoccupato in affitto compone un ritratto in cui l’ironia funge infine da catalizzatore per la desolazione e l’amaro che lascia in bocca.

Pietro, prigioniero di un Paese che appare ancorato al passato e fermo politicamente, mediterà infine un trasferimento all’estero. Ecco quindi il cartello opportunamente tradotto in inglese. Non sarà più facile, ma almeno la meritocrazia altrove esiste ancora come concetto.

Semplice, diretto, crudo. Come deve essere.

Roberto Rippa

INTERVISTA a PIETRO MEREU su RAPPORTO CONFIDENZIALE

Disoccupato in affitto
(Italia/2011)
Regia: Luca Merloni
Protagonista: Pietro Mereu
Voce: Max Vannelli
Musiche: The Niro
Montaggio: Giovanni Repici, Jean Marie Fiorentini Desti
Testi della storia dell’uomo sandwich: Bepi Vigna
Disegni: Cesare Corda
Foto: Marco Garrincha
74′

Disoccupato in affitto

Fotografie: Daniele Innamorato

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