Fantasia > Walt Disney Pictures

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Il fuoco della fantasia
recensione a cura di Leonardo Persia

La prima proiezione di Fantasia, monumento a disegni animati, avvenne nello storico Colony Theater di New York, lo stesso dove era sorta la leggenda di Mickey Mouse con la proiezione del mitico Steamboat Willie (1928), titolo-parodia che faceva il verso a Steamboat Billie, Jr. (1928) di Buster Keaton. Topolino era ancora una sintesi di ribellione e marginalizzazione, un outcast nero (suonava il washboard), ebreo e proletario. Gambadilegno, il suo vessatore polisemico, rappresentava invece il bruto per tutte le stagioni, parte oscura della democrazia USA. In seguito, il topo si normalizzò, incarnando lo spirito dell’homo americanus d’un pezzo solo, ma Disney artista restò, nonostante le apparenze, sempre sfrontato ed eslege, un ribelle pieno di cause, tutte giuste. Lo conferma anche Fantasia, apparentemente solo un frammento colorato di art pour l’art, invece eticamente ed esteticamente dissidente, nulla a che fare con lo stinto, malinconico Fantasia 2000, realizzato 60 anni dopo. Un’opera di scarsissimo coraggio, anche formale, che non ha lasciato tracce.

Alla base del film del 1940 c’è l’incontro di Disney con il direttore d’orchestra Leopold Stokowski, appassionato di cinema e cartoni, che aveva già prestato alla settima arte sagoma e bacchetta in un filmetto musicale Universal con Deanna Dubin (Cento uomini e una ragazza, 1937) e, disegnato, apparirà in diversi cartoni Warner (Hollywood Steps Out, 1937, di Tex Avery, Slick Hare, 1947, di Fritz Freleng, Long-Haired Hare, 1949, di Chuck Jones). Con il film disneyano le cose andarono oltre: il maestro curò interamente la parte musicale, splendidamente orchestrata dalla sua Philadelphia Orchestra, e apparve as himself insieme a Topolino, che gli stringe la mano congratulandosi. La critica non gradì molto lo sforzo di dare alla musica un corpo figurativo estraneo e in special modo un corpo considerato iconograficamente tradizionale: considerò quindi l’operazione abbondantemente kitsch, senza spessori culturali e decisamente non omogenea.

Invece i sette segmenti del film, pur con differenti caratteristiche l’uno dall’altro, sembrano essere caratterizzati da un costante leit motiv, quello della luce che trionfa sul buio, trasparente messaggio di speranza rivolto all’insanguinata Europa belligerante. Solo tre anni dopo Biancaneve, ritenuta già una «follia», Disney volle spingersi al di là dell’ortodossia del cartoon, incanalandosi in nuove vie espressive e affidandosi sottilmente ai messaggi simbolici e cifrati dell’inconscio. Perché, oltre alla sincronia tra i tempi cinematografici e quelli musicali di Bach, Čajkovskij, Dukas, Stravinskij, Beethoven, Ponchielli, Musorgskij e Schubert, c’è nel film un invito alla pace e a quella che oggi chiamiamo interculturalità.

 

 

Il film è un inno all’innesto, di epoche (anche arcaiche) e suggestioni figurative, nonché di differenti specie animali. «Ma tu la sposeresti una pantera?» chiedeva Baghera all’orso Baloo ne Il libro della giungla (1967), l’ultimo film supervisionato da Walt, facendo tifare gli spettatori per il matrimonio contro natura. Dove Mowgli, il «cucciolo d’uomo» protagonista, passava attraverso una serie incantata di trans-esistenze: ora lupo, poi orso, persino elefante e scimmia. Prima di trovare la sua identità mix, unica solo dopo l’attraversamento di più strati fantastiosi. Come fosse un fuoco in trasformazione, fantasticheria (o fantasia), che già Ejzenstejn, in un saggio su Disney, considerava spettacolo in sé, cartone di forme mutanti da arrangiare proprio in senso musicale. In questo senso, Fantasia costituisce un film estremo sul meccanismo stesso della visione semovente primigenia alla base dello stesso linguaggio cinematografico: libero fuoco di immagini sprigionate da uno scatenato divenire dadaista che tiene contemporaneamente presente l’evoluzione tonda e narrativa di questi scintillanti segni di festa e d’incanto pirici.

Dada sono sicuramente le scie luminose che colorano la Toccata e fuga in do minore di Bach con la complicità avanguardistica del pittore, scrittore, regista (di musica visuale) Oskar Fishinger di Optical Poem (1937) e successivamente di Motion Painting n. 1 (1947), sempre da Bach. I blu, i gialli e i rosa sono esplosive diramazioni del Bene che minano i fondali scuri del Male, fino a creare luminosità ieratiche che ammantano cattedrali stilizzate.

 

 

I segni di speranza replicano la vittoria pure nell’insolito mélange Una notte sul Monte Calvo e l’Ave Maria, fondato sul solido concetto antifascista e junghiano di coincidentia oppositorum, che, nel caso specifico, genera irresistibili e variegati accostamenti filmici. Il prologo vede un demone offuscare un intero villaggio architettonicamente espressionista, sequenza chiaramente ispirata al Faust (1926) di Murnau e pre-kracaueriana nel vedere Hitler in Satana-Caligari. Il risultato è dunque un esercito di scheletri ascensionisti (ebrei e future vittime di guerra?) che ricordano Korkarlen (1920) di Victor Sjostrom, capolavoro svedese apparentato al cinema tedesco. La montagna di riferimento, Triglaf, da cui invece si sprigionano i diavoli nella notte di Valpurga, si trova a Kiev. L’ucraino Vladimir Tytla, memore delle leggende slave, è difatti il supervisore dell’episodio diretto da Wilfred Jackson. Ma come non ricordare il culto delle montagne da parte dei nazisti e correlate notti sataniche contemporanee? Altra citazione è quella di una bella silly symphony del ’34, Goddess of Spring, sul cui tratto grafico sono modellati i nuovi Inferi musicali. D’improvviso i demoni sembrano essere sopraffatti da un suono di campane, avanza una processione di entità vagamente astratte (si scorgono solo fiammelle, riflesse sull’acqua, mentre gli «incorporei» – suore? – attraversano un ponte) che poi assumono connotati umani: sagome in lontananza, nel suggestivo scenario di un bosco (mistico).

 

 

Fin qui la pace. C’è poi la libertaria visualizzazione di una serie di alternative concezioni dell’esistenza, métissage incluso. Ne Lo schiaccianoci, ininterrotta sequela di meraviglie comprendenti un balletto di lucciole e mulinelli policromi di fiori sull’acqua, caledeiscopizzati in stile Busby Berkeley, danzano pure funghi antropomorfi che sembrano cinesi e, nel finale, prima dell’incantevole pioggia di rugiada risolutiva, composizioni floreali mutano d’un tratto in danzatori cosacchi.

Altrove, in sintonia con una serenità bucolica e alcolica, vengono riesumate divinità pagane (Bacco sempre brillo e redarguito da un temibile Giove con tanto di Efesto alle spalle: la Pastorale), si propongono modelli tribali di vita (i quadri di vita preistorica modellati sulla Sagra della primavera) e si fa sfilare, esultante, la commistione di razze (struzzi, ippopotami – col tutù, gay – ed elefanti: la Danza delle ore, contenente un’orgiastica ronde finale di coppie assortite dal sofisticato effetto comico). Tutto questo è però minacciato dalle scope impazzite, altra metafora, di cui Topolino, apprendista stregone al servizio di un terribile mago, ha perduto il controllo.

Fantasia fu stroncato, non pareggiò le spese (almeno nel ’40) ma fece scuola. In termini meno ambiziosi, Disney continuò a perpetuare il sodalizio musica-cartone (Saludos amigos, 1943; I tre caballeros, 1944) per convincere le popolazioni latino-americane, ancora incerte se stare o no con Hitler (vedi il Brasile di Getúlio Vargas), a fare la cosa giusta. Ispirato ai medesimi concetti di fratellanza universale anche il meno noto Musica maestro! (1946), in cui spiccano due episodi jazz musicati da Duke Ellington.

Anche fuori casa imitazioni, derivazioni e parodie furono numerose. Tra tutte vale la pena di ricordare l’italico e degnissimo Allegro non troppo (1976) di Bruno Bozzetto e il coevo A Corny Concerto (1943) dell’iconoclasta Robert Clampett, dove Porky, Bunny e Daffy, inviati speciali della rivale Warner, sbeffeggiano, su musica di Strauss, l’utopia disneyana.

Leonardo Persia

 

 

 

Fantasia

Produttori: Walt Disney, Ben Sharpsteen
Casa di produzione: Walt Disney Pictures
Supervisione alla produzione: Ben Sharpsteen
Sceneggiatura: Joe Grant, Dick Huemer
Musica: Leopold Stokowski, Philadelphia Orchestra (salvo dove diversamente indicato)
Suono: William E. Garity, J.N.A. Hawkins, C.O. Slyfield
Colore: Colore Technicolor, Hollywood (CA), USA
Negativo: 35mm
Processo fotografico: Spherico, SuperScope (1956 re-release)
Formato di proiezione: 35mm
Rapporto: 1.37:1 / 2.00:1 (cropped, 1956 re-release)
Suono: 3 Canali stereo (RCA Sound System)
Colore: Color (Technicolor)
Paese: USA
Anno: 1940
Durata: 125′ / 124′ restored roadshow version

 

EPISODI / CAPITOLI

Sequenze "dal vero"
  Maestro di Cerimonie e narratore: Deems Taylor
Fotografia: James Wong Howe

 

Toccata and Fugue in D Minor (Toccata e fuga in Re minore) by Johann Sebastian Bach
  Regia: Samuel Armstrong
Sceneggiatura: Lee Blair, Elmer Plummer, and Phil Dike
Colonna sonora: Johann Sebastian Bach – Toccata and Fugue in D minor, BWV 565
Art director: Robert Cormack
Sfondi: Joe Stahley, John Hench, and Nino Carbe
Effetti visivi: Oskar Fischinger
Animazioni: Cy Young, Art Palmer, Daniel MacManus, George Rowley, Edwin Aardal, Joshua Meador, and Cornett Wood

 

Nutcracker Suite (Lo schiaccianoci) by Pyotr Ilyich Tchaikovsky
  Regia: Samuel Armstrong
Sceneggiatura: Sylvia Moberly-Holland, Norman Wright, Albert Heath, Bianca Majolie and Graham Heid
Colonna sonora: Pyotr Ilyich Tchaikovsky – The Nutcracker Op. 71a
Character designs: John Walbridge, Elmer Plummer and Ethel Kulsar
Art direction: Robert Cormack, Al Zinnen, Curtiss D. Perkins, Arthur Byram and Bruce Bushman
Sfondi: John Hench, Ethel Kulsar and Nino Carbe
Animazioni: Art Babbitt, Les Clark, Don Lusk, Cy Young and Robert Stokes
Coreografie: Jules Engel

 

The Sorcerer’s Apprentice (L’apprendista stregone) by Paul Dukas
  Regia: James Algar
Sceneggiatura: Perce Pearce and Carl Fallberg
Colonna sonora: Paul Dukas – The Sorcerer’s Apprentice di
Esecuzione: orchestra di musicisti di Los Angeles diretti da Stokowski
Art direction: Tom Codrick, Charles Phillipi and Zack Schwartz
Sfondi: Claude Coats, Stan Spohn, Albert Dempster and Eric Hansen
Supervisione all’animazione: Fred Moore and Vladimir Tytla
Animazione: Les Clark, Riley Thompson, Marvin Woodward, Preston Blair, Edward Love, Ugo D’Orsi, George Rowley and Cornett Wood

 

Rite of Spring (La sagra della primavera) by Igor Stravinsky
  Regia: Bill Roberts and Paul Satterfield
Colonna sonora: The Rite of Spring di Igor Stravinsky
Sceneggiatura e ricerche: William Martin, Leo Thiele, Robert Sterner and John Fraser McLeish
Art direction: McLaren Stewart, Dick Kelsey and John Hubley
Sfondi: Ed Starr, Brice Mack and Edward Levitt
Supervisione all’animazione: Wolfgang Reitherman and Joshua Meador
Animazione: Philip Duncan, John McManus, Paul Busch, Art Palmer, Don Tobin, Edwin Aardal and Paul B. Kossoff
Camera speciale effetti: Gail Papineau, Leonard Pickley

 

Intermission/Meet the Soundtrack (Intervallo/Incontra la Colonna Sonora)
  Regia: Ben Sharpsteen and David D. Hand
Narratore: Deems Taylor
Animazione: Joshua Meador, Art Palmer, Harry Hamsell and George Rowley

 

The Pastoral Symphony (Sinfonia n.6 – "Pastorale") by Ludwig van Beethoven
  Regia: Hamilton Luske, Jim Handley and Ford Beebe
Colonna sonora: Ludwig van Beethoven – Symphony No. 6 in F major, Op. 68 "Pastorale"
Sceneggiatura: Otto Englander, Webb Smith, Erdman Penner, Joseph Sabo, Bill Peet and George Stallings
Character designs: James Bodrero, John P. Miller Lorna S. Soderstrom
Art direction: Hugh Hennesy, Kenneth Anderson, J. Gordon Legg, Herbert Ryman, Yale Gracey, and Lance Nolley
Sfondi: Claude Coats, Ray Huffine, W. Richard Anthony, Arthur Riley, Gerald Nevius and Roy Forkum
Supervisione all’animazione: Fred Moore, Ward Kimball, Eric Larson, Art Babbitt, Oliver M. Johnston, Jr. and Don Towsley
Animazione: Berny Wolf, Jack Campbell, Jack Bradbury, James Moore, Milt Neil, Bill Justice, John Elliotte, Walt Kelly, Don Lusk, Lynn Karp, Murray McClellan, Robert W. Youngquist and Harry Hamsel

 

Dance of the Hours (Danza delle ore) by Amilcare Ponchielli
  Regia: T. Hee, Norm Ferguson
Colonna sonora: Amilcare Ponchielli – Dance of the Hours from the opera La Gioconda
Character designs: Martin Provensen, James Bodrero, Duke Russell and Earl Hurd
Art direction: Kendall O’Connor, Harold Doughty and Ernest Nordli
Sfondi: Albert Dempster and Charles Conner
Supervisione all’animazione: Norm Ferguson
Animazione: John Lounsbery, Howard Swift, Preston Blair, Hugh Fraser, Harvey Toombs, Norman Tate, Hicks Lokey, Art Elliott, Grant Simmons, Ray Patterson and Franklin Grundeen

 

Night on Bald Mountain by Modest Mussorgsky and Ave Maria (Una notte sul Monte Calvo e Ave Maria) by Franz Schubert
  Regia: Wilfred Jackson
Colonna sonora: Franz Schubert – Night on Bald Mountain by Modest Mussorgsky and Ave Maria, Op. 52 No. 6 by
Sceneggiatura: Campbell Grant, Arthur Heinemann, and Phil Dike
Art direction: Kay Nielsen, Terrell Stapp, Charles Payzant and Thor Putnam
Sfondi: Merle Cox, Ray Lockrem, Robert Storms, and W. Richard Anthony
Testi inglesi dell’Ave Maria: Rachel Field
Direzione coro: Charles Henderson
Soprano solo: Julietta Novis
Supervisione all’animazione: Vladimir Tytla
Animazione: John McManus, William N. Shull, Robert W. Carlson, Jr., Lester Novros, and Don Patterson
Special animation effects: Joshua Meador, Miles E. Pike, John F. Reed, and Daniel MacManus
Special camera effects: Gail Papineau and Leonard Pickley

 

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