Mobile Home > François Pirot

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In Belgio, Simon ha lasciato città, lavoro e ragazza per tornare a vivere nel piccolo paese dove risiedono i genitori ormai pensionati. Lì ritrova Julien, suo amico d’infanzia, che vive con il padre che si sta riprendendo da una grave malattia.
Una sera, come conseguenza di un colpo di testa, i due trentenni decidono di realizzare un sogno di gioventù: partire alla ventura alla ricerca di una nuova vita. Acquistato un camper, si lanciano nel progetto con entusiasmo ma una panne li lascia presto a piedi. Questo non basterà a distoglierli dal loro intento: cominceranno comunque il loro viaggio…senza muoversi.
Questa prima tappa forzata che si eternizza, i piccoli lavoretti che devono trovare per sopravvivere e gli incontri che si susseguono aprono nuove prospettive sui loro desideri reali e sull’avvenire su cui hanno riposto, forse troppo velocemente, molte speranze.

Può un road movie coprire lo spazio di appena pochissimi chilometri per arenarsi definitivamente a poca distanza dal punto di partenza dei suoi protagonisti? Può, se a intraprendere il viaggio sono due uomini che, in un momento particolare della vita, quello del passaggio ai trent’anni, decidono di recuperare un sogno giovanile, quello di un viaggio alla ventura che porti loro a capire il senso delle loro vite attraverso la scoperta di nuove occasioni.
Simon si è lasciato alle spalle città, la ragazza con cui conviveva e il lavoro. Julien, suo amico d’infanzia, è forse desideroso di emanciparsi da una vita senza prospettive ambiziose in cui l’accudire il padre anziano e malato non è elemento secondario. Una gabbia le cui sbarre sembrano essere state innalzate con precisione certosina da lui stesso.
Eccoli quindi Simon investire tutti i suoi averi nell’acquisto sovrapprezzo di un camper che ha conosciuto tempi migliori e partire per un viaggio che li porterà a mettere tra loro e il punto di partenza appena una manciata di chilometri. Un guasto al camper, il dover trovare un lavoro per pagare il meccanico e nuove conoscenze eterneranno, non inutilmente, la sosta.
Per il suo debutto alla regia, il belga François Pirot si basa su un’esperienza personale (ma il suo viaggio durò lo spazio di una sola notte) mutuando la storia dal suo cortometraggio del 2005 Retraite e scegliendo un registro leggero che nella commedia lascia intravedere la crisi dei suoi protagonisti, una crisi più che generazionale propria di quella stagione della vita in cui si è proiettati verso un  futuro non troppo definito e nel contempo aggrappati con le unghie alle certezze del nido. Si sente la solida mano da sceneggiatore – Pirot ha contribuito alla scrittura di alcuni film dell’originale regista Joachim Lafosse, suo compagno alla scuola di cinema, tra cui Nue propriétéÉlève libre, ma ha anche partecipato come attore a Ça rend heureux) – che non perde di vista il ritmo ma sa concedersi salti di registro. La sua attenzione è rivolta specialmente al personaggio di Simon, il più estroverso e il più confuso tra i due, sicuramente quello che apparentemente ha più bisogno di sentirsi ancorato ai suoi vent’anni, ma non trascura Julien e il suo senso di responsabilità che gli rende difficile allontanarsi da un padre con cui condivide un rapporto di bisogni più o meno reciproci. Il pur breve viaggio li cambierìa comunque profondamente. La delicatezza con cui Pirot tratteggia i suoi personaggi diventa presto il punto di forza del film, più ancora della commedia. E così il film si trasforma in un ritratto realista, affettuoso ma per nulla indulgente, non di una generazione intera ma sicuramente di due elementi che ne rappresentano timori e aspirazioni.

Arthur Dupont, scoperto a 16 anni mentre recitava in teatro e visto in seguito, tra gli altri, in Chacun sa nuit di Pascal Arnold e Jean-Marc Barr, Les amours d’Astrée et de Céladon di Rohmer e presto in Au bout du conte di Agnès Jaoui (ma ha un ruolo anche in Ex di Fausto Brizzi) ha quella rara capacità di bucare lo schermo grazie a una presenza da novello Jean-Paul Belmondo che certamente gli porterà molti ruoli importanti in una carriera che, a dispetto del numero di titoli interpretati, pare essere solo agli inizi. Al suo fianco, Guillaume Gouix, nel ruolo del più introverso Julien, ha ottima occasione di farsi notare per la capacita di lavorare sulle sfumature. Una coppia di attori decisamente ben assortita e già sperimentata nel film di Pascal Arnold e Jean-Marc Barr, e in Réfractaire (2009) di Nicolas Steil.

Infine, Mobile Home è un film che fa dell’ironia leggera il suo punto di forza e che sa mescolare con naturalezza commedia e dramma grazie all’intelligenza della sua sceneggiatura e a interpretazioni brillanti, non mancando di lasciare intravedere in controluce qualche acuta nota critica su lavoro, società e famiglia.
Un film che speriamo possa trovare spazio sugli schermi italiani.

Roberto Rippa

 

INTERVISTA A FRANÇOIS PIROT E ARTHUR DUPONT

 

 

Mobile Home
(Belgio/Lussemburgo/Francia, 2012)
Regia: François Pirot
Sceneggiatura: Marteen Loix, François Pirot, Jean-Benoît Ugeux
Fotografia: Manuel Dacosse
Montaggio: Albertine Lastera
Scenografie: François Dickes
Costumi: Isabelle Dickes
Interpreti: Arthur Dupont (Simon), Guillaume Gouix (Julien), Jean-Paul Bonnaire (Luc, padre di Julien), Claudine Pelletier (Monique, madre di Simon), Jackie Berroyer (Jean-Marie, padre di Simon), Anne-Pascale Clairembourg (Sylvie), Gilles Soeder (concessionario), Eugenie Anselin (Maya), Arnaud Bronsart (Stéphane), Gwen Berrou (Virginie), Pierre Nisse (Vincent), Jean-François Wolff (Gérard), Jérôme Varanfrain (Mathieu), Mounir Bouallevul (Mounir)
95′

 

 

 

 

 

 

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