Torino // Ken Loach rifiuta il premio alla carriera

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«È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Tff e che sarei stato onorato di ricevere. l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili» [Fonte: LaStampa.it].

Con queste parole, inviate in una lettera agli organizzatori del Torino Film Festival, Ken Loach ha rifiutato il premio Gran Torino alla carriera e disertato il 30TFF. Di tutta riposta il TFF ha annullato la proiezione programmata del suo ultimo film: The Angels’ Share.

Dietro all’eclatante rifiuto c’è la denuncia dei lavoratori della Cooperativa Rear iscritti all’USB (Unione Sindacale di Base), operanti in outsourcing da 12 anni presso il Museo Nazionale del Cinema (ovvero l’Ente pubblico che amministra il Festival diretto da Alberto Barbera, attualmente Direttore anche della Mostra di Venezia), circa le illegittime condizioni lavorative e retributive alle quali sono sottomessi. Denuncia che evidentemente ha colpito il regista inglese, che già dal mese di agosto, dopo aver ricevuto la documentazione da parte dei lavoratori, aveva sollevato la questione alla direzione del Festival torinese.

Immediata la replica a mezzo stampa di Alberto Barbera: «Non posso accettare lezioni di etica del lavoro neppure da lui: il Museo ha ottime relazioni sindacali, non abbiamo mai lasciato a casa nessuno nonostante i pesanti tagli ai bilanci della cultura. Ho più volte cercato di spiegarlo al mio amico Loach, senza avere la sensazione che le cose fossero a questo punto. Mi dispiace che abbia preferito credere a una sigla sindacale che a noi» [fonte: La Repubblica del 22/10/2012].

Gianni Amelio, direttore del Festival al suo ultimo mandato (sarà probabilmente avvicendato da Gabriele Salvatores – un’altro regista alla direzione di Torino), col suo solito temperamento focoso, tutt’altro che diplomatico, non le ha mandate a dire: «Con tutta la stima per Ken Loach e il suo cinema, la sua reazione è massimalista, sbagliata, in qualche modo aristocratica e autolesionista. La sua presenza sarebbe stata molto più utile proprio alla causa dei lavoratori» [fonte: La Repubblica del 22/10/2012].

I lavoratori intanto organizzano presidi e mostre permanenti attorno alle sedi del festival.

Ne vedremo delle belle quest’anno al Torino Film Festival.

 

 

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