Milano // Scrivere il volto con A. Tarkovskij – Tre film con l’Acusmonium

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Scrivere il volto con A. Tarkovskij
Tre film con l’Acusmonium, tre mostre sul tema della luce
26 novembre 2012 – 10 dicembre 2012 – 14 gennaio 2013
Auditorium San Fedele – Via Hoepli 3a, Milano
centrosanfedele.net

 

Per la prima volta, tre film di Andrej Tarkovskij verranno proiettati con un sistema audio di 40 altoparlanti (l’Acusmonium SATOR). Lo scopo non è quello di creare effetti fonici speciali o di aggiungere sonorità non previste dal regista. Si tratta di spazializzare, durante le proiezioni, unicamente le colonne sonore e il materiale audio dei tre film. L’Acusmonium non ha dunque la funzione di potenziare il suono, ma contribuisce a rendere più percepibile l’unità immagine/suono nell’esperienza cinematografica. L’elemento sonoro, nel linguaggio del cinema, viene spesso concepito come un elemento esterno, aggiunto successivamente al film, nella fase del montaggio. Non è così per Tarkovskij che auspicava, da parte dei registi, una maggiore compenetrazione tra suono e immagine.

 

Lunedì 26 novembre 2012
ore 18 | Galleria San Fedele | inaugurazione mostra di Giovanni Chiaramonti
ore 20 | Auditorium San Fedele | proiezione acusmatica di Stalker

Lunedì 10 dicembre 2012
ore 18 | Galleria San Fedele | inaugurazione mostra di antiche icone russe
ore 20 | Auditorium San Fedele | proiezione acusmatica di Andrej Rublëv

Lunedì 14 gennaio 2013
ore 18 | Galleria San Fedele | inaugurazione mostra con opere di: David Simpson, Paolo Zermani, G. Chiaramonte e foto di scena da film di A. Tarkovskij
ore 20 | Auditorium San Fedele | proiezione acusmatica di Nostalghia

A cura di Andrea Dall’Asta S.I. e Antonio Pileggi S.I., Gianluca Bernardini, Giovanni Chiaramonte, Silvano Petrosino, Paolo Zermani

Proiezione acusmatica: Giovanni Cospito e Dante Tanzi

 

 

Il ciclo dal titolo “Scrivere il volto. L’arte di Andrej Tarkovsky tra immagine e suono” costituisce il primo appuntamento di un percorso pluriennale che intende indagare le tematiche del sacro, in un’unità tra immagine e suono. Le serate si incentrano su due momenti che comprendono l’inaugurazione di una mostra presso la Galleria San Fedele e la visione di un film seguito da commento e dibattito presso l’Auditorium San Fedele. Il primo anno si è partiti dall’opera del regista russo Andrej Tarkovskij e da alcuni artisti che si riconoscono nella sua genealogia, con alcune mostre “trasversali”: le fotografie di Giovanni Chiaramonte, la cui ricerca artistica approfondisce il tema della luce; una rassegna di antiche icone russe, che evidenziano come la ricerca di A.Tarkovskij affondi nell’immaginario religioso iconografico russo, e di una esposizione con opere che spaziano dalla pittura all’architettura, a foto di scena, sul tema della luce in rapporto all’abitare umano.
L’iniziativa, per la prima volta in Italia, si caratterizza per la particolare attenzione al suono, grazie all’utilizzo di un acusmonium, orchestra di altoparlanti che rende il suono più presente e spazializzato. Dopo l’inaugurazione delle singole mostre seguirà la proiezione di tre film: Stalker, Andrej Rublëv, Nostalghia. All’origine di questo progetto, c’è il tentativo di una risposta agli interrogativi sollevati dagli artisti che si sono mossi e si muovono nelle tematiche e nelle modalità di A. Tarkovskij, che ha affermato: “Per mezzo del cinema bisogna porre i problemi più complessi del mondo moderno, al livello di quei grandi problemi che nel corso dei secoli sono stati l’oggetto della letteratura, della musica e della pittura. Occorre soltanto cercare, cercare ogni volta da capo, la strada, l’alveo lungo il quale deve muoversi l’arte del cinema. Sono convinto che per chiunque di noi il lavoro concreto nel campo del cinema può rivelarsi un’impresa infruttuosa, e disperata se non comprenderà esattamente e senza equivoci in che cosa consiste la specificità interiore di quest’arte, se non troverà dentro se stessa la sua chiave”.

 

CIN’ACUSMONIUM
Per la prima volta, tre film di Andrej Tarkovskij verranno proiettati con un sistema audio di 40 altoparlanti (l’Acusmonium SATOR). Lo scopo non è quello di creare effetti fonici speciali o di aggiungere sonorità non previste dal regista. Si tratta di spazializzare, durante le proiezioni, unicamente le colonne sonore e il materiale audio dei tre film. L’Acusmonium non ha dunque la funzione di potenziare il suono, ma contribuisce a rendere più percepibile l’unità immagine/suono nell’esperienza cinematografica. L’elemento sonoro, nel linguaggio del cinema, viene spesso concepito come un elemento esterno, aggiunto successivamente al film, nella fase del montaggio. Non è così per Tarkovskij che auspicava, da parte dei registi, una maggiore compenetrazione tra suono e immagine: molto spesso usiamo le immagini come un linguaggio; il suono no, nonostante possa anch’esso venire impiegato in maniera non utilitaristica. Il cinema non è una realtà artificiosa, non è neanche un linguaggio di sintesi tra le varie arti, è piuttosto una realtà esperienziale, come spiegava il regista: “una persona va al cinema per cercare un’esperienza di vita, perché il cinematografo, come nessun’altra forma d’arte, allarga, arricchisce e concentra l’esperienza effettiva dell’uomo, e, per questo, non solo l’aumenta ma la rende, per così dire, più lunga, decisamente più lunga. Ecco dunque dove risiede l’effettiva forza del cinema. L’Acusmonium integra maggiormente la parte sonora con l’immagine, creando all’interno della sala uno spazio acustico nuovo. Così l’insieme ha più unità, un’unità intesa come fedeltà alla realtà, e al tempo stesso la realtà del cinema è più presente, più vicina allo spettatore, più reale e naturale, seguendo un principio di Tarkovskij : “l’immagine cinematografica può incarnarsi solo in forme fattuali, naturali, di vita percepita attraverso la vista e l’udito”. Ma va sottolineato che tutto questo è al servizio degli interessi maggiori del regista. Da una parte, la questione del tempo, “la specificità del cinema è una scultura del tempo… usa la realtà (poiché il tempo è la realtà), usa le realtà del tempo che scorre”. E d’altra parte, il pensiero di Tarkovskij è aperto alla ricerca della profondità delle cose, al senso nascosto della realtà, e nell’artista, appunto, “si manifesta l’istinto spirituale dell’umanità, e nella sua opera l’aspirazione dell’uomo verso l’eterno, il trascendente, il divino, sovente a dispetto della natura peccaminosa del poeta stesso”.

 

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