Sulmona // 30° SulmonaCinema Film Festival | 4-8 dicembre

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30° SulmonaCinema Film Festival
4-8 dicembre 2012
Cinema Teatro Pacifico – Sulmona (L’Aquila)
sulmonacinema.it

 

Siamo arrivati al 30° Sulmonacinema Film Festival rinnovati e caparbi perché ridotti a causa dell’inconsistenza negli investimenti nella cultura, ma vivi e desiderosi di offrire il Cinema alla città che va svegliandosi nell’inesorabile avvicinamento alle elezioni politiche e amministrative. Soddisfatti delle scelte del nostro fedelissimo, benché senza cachet, direttore artistico Roberto Silvestri e della nuova presidenza firmata Marco Maiorano, siamo pronti a regalare 16 film agli appassionati e non, a chi in questi anni ci ha sostenuto con la presenza e con i consigli, ma pure a chi desidera semplicemente rientrare nella sala del Cinema Pacifico per assistere alla proiezione di un film.

La giuria composta da studenti delle migliori scuole di cinema del paese premierà il giovane cinema italiano. Otto i film a concorso scelti tra le opere prime e seconde che meglio rappresentano le nuove tendenze cinematografiche in Italia.

Il festival aderisce all’iniziativa Cultura-Cibo per l’anima a cura dei Documentaristi dell’Emilia Romagna (D.E.-R.) contro i tagli al settore culturale. Per questo motivo prima di ogni proiezione andrà in onda uno spot di un minuto.

Col contributo di Antonietta De Lillo e della marechiarofilm stiamo organizzando un laboratorio sul Film Partecipato, perché l’idea di partecipazione contiene in sé la voglia di sperimentare linguaggi nuovi, il piacere di emanciparsi da quella forma di “solitudine creativa” che caratterizza la società contemporanea, perché per superare l’individualismo a volte esasperato dei nostri tempi, è necessario esaltare la capacità di stare insieme.

Una possibilità rintracciabile nell’immagine scelta per il manifesto di questa trentesima edizione, con cui Valeria Crociata, incitando a una sorta di estasi multisensoriale, assegna allo spettatore un ruolo nuovo per guardare insieme all’artista oltre le apparenze.

Regalare il Festival alla città è una scelta difficile, maturata con ponderatezza e ambizione, e assume il peso specifico di un gesto importante in un momento di diffusa insofferenza e di resa all’omologazione.

Empaticamente Sulmonacinema sceglie di avere fiducia nella cultura, nella trasversalità degli incontri artistici, nella possibilità di progresso attraverso solidi investimenti di tempo e denari per la rigenerazione di energie imprenditoriali e culturali.

Sulmonacinema r-esiste anche grazie al vostro sostegno.

Diventate sostenitori di Sulmonacinema, perché, adattando Antonioni, fare un festival è per noi vivere.

 

programma completo: sulmonacinema.it

 

Spot Trentesima Edizione Sulmonacinema Filmfestival
© Carlo Liberatore

 


Edizione XXX

La grande festa per il trentesimo compleanno del Sulmonacinema Film Festival sarà sobria ed “effimera” come richiesto dalla crisi economica e conseguenza dell’attuale realtà politica. Ma ci sarà. Abbiamo meno finanziamenti dell’anno scorso, ma più ricchezza interiore, anche perché Occupy e Indignados crescono, in tutto il mondo, coinvolgono il cinema che si produce, annunciano un’era di transizione ormai difficilmente prorogabile, sconvolgono il sistema-mondo. Siamo fieri di questo cartellone che non sposta gli occhi dall’orizzonte in fiamme. Un programma realizzato grazie all’ostinazione, all’entusiasmo, alla competenza (e a tanto lavoro volontario) dell’associazione Sulmonacinema. Alla disponibilità dei cineasti e dei produttori emergenti, degli studenti delle scuole di cinema e degli amici di lunga data del festival, come Antonietta De Lillo con il suo sperimentale progetto di “cinema partecipato”, realizzato con il concorso e l’aiuto di molti visionari, con la forza produttiva, cognitiva e emotiva di chi voglia contribuire a quell’oggetto mutante chiamato film, con idee, snodi narrativi, suggestioni concettuali, professionalità anche avulse, rompendo il baratro tra autore e pubblico. E grazie agli sponsor che sostituiscono, anche se in piccola parte, le istituzioni pubbliche locali, in stupefacente pausa catatonica di riflessione.

Abissi e orrori

La crisi del cinema italiano sta diventando, nel frattempo, catastrofica. Da Cinecittà in pieno smantellamento speculativo, agli esiti di una legge di settore che ha imbalsamato, ideologizzato e omologato sempre più l’offerta, sempre meno libera, competitiva, innovativa e agguerrita. Dal blocco della produzione e delle gravi difficoltà delle Film Commission, in attesa delle elezioni e dei cambiamenti ai vertici Rai (mentre Medusa sta estinguendosi, trascinata via dal suo padrone) alla continua emorragia di talenti tecnico-creativi istigati alla fuga da rigidità burocratiche, insensibilità culturale e rozzezza censoria. Una tendenza, questa dell’emigrazione intellettuale che dà una connotazione sempre più drammatica alla centralità “italiena” del nostro festival. Qualche rara perla, come il film dei fratelli Taviani o riconoscimenti internazionali a volte davvero sorprendenti, o il profilarsi di una interessante generazione di “novissimi” e dolci stilisti, lasciati troppo soli (Stefano Savona, Alice Rorhwacher, PietroMarcello, Michelangelo Frammartino, Leonardo Di Costanzo, Marco Santarelli, Chiara Brambilla…) non bastano a consolarci. Il cinema, architettura complessa, ha bisogno non solo di efficienza e competenza progettuale-manageriale ma anche di totale libertà creativa e di un pubblico vivo, esperto, esigente e culturalmente curioso. Invece i festival di ricerca vengono sterminati per fame o ridotti ai minimi termini. E la televisione pubblica o quelle private non diffondono da 20 anni e più, perché non sono obbligate per legge (come avviene nel nord Europa), non socializzano o contestualizzano le opere d’arte cinematografiche prodotte nel mondo in prime-time (rendendo obbligatorio il ruolo supplente dei festival senza red carpet). Stiamo pagando lo scippo ripetuto e continuato di immaginario “forte e inebriante” causato da una concezione monetarista e feudale del sistema audiovisivo e dall’impero dei pubblicitari e dell’Auditel. Il pubblico italiano, e anche la critica, come si vede dalle reazioni pericolosamente sovreccitate nei festival davanti a film che non rispondono al decalogo del visibile consentito – è successo a Roma durante la proiezione del film di Paolo Franchi ‘E la chiamano estate’, con Isabella Ferrari – è diventato via via il più ignorante, rozzo e disinformato del continente. Un tempo si fischiava, per esempio Maurice Pialat a Cannes, in nome del cinema, per passione, per amore o perché totalmente scandalizzati. Oggi partono invece strepiti prepotenti e odiosi, dunque geneticamente preoccupanti, in nome del “proprio ego” da affermare sulle opere. Chi urla più forte e prepotentemente, vale di più sul mercato. E, a proposito della critica. La critica cinematografica non è estremizzare il proprio piacere o dispiacere davanti a un’opera, emettere sentenze apologetiche o di condanna, urlare la centralità della propria opinione o gusto e sfogarsi contro i propri nemici scodellando insulti a mitraglia. Ma cercare di cogliere con umorismo e umiltà senso e valenze di un’opera, aprendo il film a una ricezione più ampia e consapevole, utile al pubblico non specializzato ma appassionato (e ormai sempre più abituato dalla forma twitter, a crogiolarsi nei propri pregiudizi degradanti, alle veloci sentenze di morte ultras contro i film “noiosi”, “da festival”, “le americanate”, “le cose mongole” di Mueller, le tarantinate, i film estremamente strani, quelli “acattolici” che – tipica sindrome fondamentalista – mai andranno a vedere). Estremizzando il paradosso: non si dovrebbe mai cogliere da una recensione se un film piace o no al critico.

SuperSulmona

Ci vorrebbero dei supertecnici dotati di superpoteri per rimettere inmoto la “macchina del cinema italiano”, a monte e a valle del singolo film, che in questi trent’anni da fiammante Ferrari da corsa è regredita a macinino da sfasciacarrozze, dimostrando quanto sia facile buttar via denaro, passione, idee e competenze. Basta mettere ai posti di comando un personale incompetente ma politicamente fedele…

Il programma di Sulmonacinema Film Festival 2012 è stringato, ma “canonico” e fantasioso: un concorso di otto opere prime e seconde italiane o italiene, quelle che più sembrano indicarci tragitti originali e fertili di ricerca estetica e piacere schermico. Siamo infatti alla ricerca di opere diversamente popolari (se non proprio dai futuri esiti neo-commerciali) che cioè sappiano ben posizionarsi, non senza produrre inizialmente scandalose reazioni nel consumo, sul mercato globalizzato, tendenzialmente sempre più a centralità web. Già. Proprio per il mercato on line era pensato il piccolo film autonomo ‘Marfa girl’ di Larry Clark, che ha appena vinto il festival di Roma… Così come Kevin Smith e altri cineasti che stanno passando dalla celebrità hollywoodiana alla clandestinità della rete. Mentre non solo i generi si mischiano e si contaminano, la polarità documentario/finzione si è ormai offuscata o è decaduta, e anche la consistenza dell’immagine, analogica o digitale, 3D o 70mm (TheMaster di Paul Thomas Anderson), la forma e la sostanza dell’espressione e del contenuto, sembrano rompere i propri statuti costitutivi e ibridarsi in mutazioni fertili. L’immagine deve sapersi indignare, oggi, rispetto ai prodotti visuali che veicolano, invece che libertà e conflitto, rispetto dei punti di vista più intoccabili e paria, “parole d’ordine” che subordinano, omologano e umiliano gli ultimi, i dannati della terra, i senza documenti…E che possono pericolosamente ingannare tutti e aizzarli alla vendetta simulando qualunque oscenità, come è successo recentemente nello strano caso del film copto anti Islam, inventato o esibito in rete attraverso potenti e misteriosi sistemi, e che ha causato più di una tragedia…

Gli otto film che abbiamo scelto, sulla base della loro radicalità e indocilità, anche scomposta, rispetto a un orizzonte visuale istituzionale mai come oggi deprimente e “confessionale”, saranno giudicati da due illustri presidenti della giuria (sempre a centralità studentesca), i cineasti fuori schema Renato DeMaria e Luigi Lo Cascio. E quest’anno la sezione collaterale sarà unica, a parte l’omaggio a chi rappresenta lo sguardo nomade e apolide del cinema mai riconciliato, Carmelo Bene (1). Con la sezione “Le règle du jeu”, attraverso una serie di film e documentari antiproibizionisti nella forma e non solo sulla e contro la criminalità organizzata, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta – che parodiando Tim Burton avremmo potuto denominare anche “Mafia Attack! ” – quest’anno vogliamo concentrare e sintetizzare alcuni filoni di ricerca antagonista che ci hanno intrigato negli ultimi anni: i film ispirati a Ovidio, ovvero al blocco “erotismo, horror, metamorfosi”; almovimento anarchico internazionale, ovvero a Carlo Tresca e alle nuove regole di un vivere civile che non si possono certo imporre senza IlMartello; all’emigrazione/immigrazione, come potenzialità transculturale e non solo come ciclo subito di schiavizzazione per uomini e donne; al cinema come incontro-fusione di più pratiche artistiche, dalla musica alla letteratura, dal teatro alla pittura, all’architettura, alla danza…analizzando il contributo di figure come Artaud, Genet o Dylan Thomas al cinema “altro”.

Infine un ringraziamento speciale. E una dedica dell’edizione 2012. A RenatoNicolini. Sulmonacinema FilmFestival è nato nel 1983. E’ stato probabilmente un’emanazione salutare dello “shock Nicolini”. L’assessore romano che ha reinventato nell’agosto del 1977, a partire dalla Basilica di Massenzio trasformata in una astronave futurista, il concetto di “assessore alla cultura” trasformandolo da nullità politica in un vero centro nevralgico delle giunte locali, rigeneratore di energie imprenditoriali e culturali. Che si investissero soldi nella cultura, nel cinema, nel teatro, nella musica, nella danza, nella poesia, senza mettere steccati tra loro, per portare crescita e benessere generalizzata era ovvietà fuori d’Italia, eresia da noi, visto che il peso culturale nel Pil era (e resta) inferiore all’1%. Quell’edizione di Massenzio che restituì a Roma la qualifica di “caput mundi” costò alla giunta capitolina ben…20 milioni di lire. Sulmona iniziò così, sull’onda dell’entusiasmo nicoliniano contagiante, a girare per il mondo e a riscoprirlo, inanellando le prime rassegne con sensibilità internazionalista, andando a caccia di film, abruzzesi o meno, in Australia e Canada, in Ungheria e in America Latina, sprovincializzandosi a contatto con quel che si produceva di bello nel mondo dell’est e dell’ovest, per poi, e da molti anni ormai, concentrarsi sul paese più misterioso e esotico del mondo, l’Italia. Dobbiamo dunque molto a Renato Nicolini, l’inventore e il diffusore, fuori le mura, dell’Estate romana, del “meraviglioso urbano” e della metropoli festosa che, anche nei conflitti, sa prefigurare altri futuri per il territorio, e con la pratica dell’effimero, tutt’altro che eterea, scatena l’immaginario collettivo e ne capovolge i poteri. (1) KōjiWakamatsu, ChrisMarker, TheoAngelopoulos, Carlos Reichenbach, PauloCesar Saraceni, Kaneto Shindo, Ernest Borgnine, BenGazzara, Robert Fuest, Sylvia Kristel, Herbert Lom, Carlo Rambaldi, Gore Vidal, Victor Spinetti…Molti cineasti non riconciliati ci hanno lasciato negli ultimi mesi. Vorremmo ricordare almeno quelli che meriterebbero prossimamente retrospettive integrali, se non al Sulmonacinema Film Festival, che non ha le strutture adatte, e che pure ha contribuito al tardivo risarcimento diWakamatsu, nella rete di festival di ricerca sopravvissuta in Italia e composta da Trieste (Milleocchi), Filmmaker Doc Film Festival di Milano, Mostra di Pesaro, Perugia, Lucca, Cinemaxxi di Roma, Torino- DavideOberto, Torino Gay & Lesbian, Arcipelago Roma, Capalbio…


I film

 

 
CONCORSO

 

Der glanz des tages (The Shine of Day)
Regia di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria/2012)
Philipp Hochmair è un giovane attore di successo che lavora nei maggiori teatri di Vienna e Amburgo. Immerso nella routine dello studio dei copioni, delle prove e delle esibizioni, perde gradualmente il contatto con la realtà quotidiana. L’amicizia ambigua con Walter, un nuovo conoscente, e il destino di Victor, un vicino di casa, gli faranno però ricordare che la vita non è solo una recita.

Acciaio
Regia di Stefano Mordini (Italia/2012)
Piombino. Di qua l’acciaieria che lavora a ciclo continuo, ventiquattro ore al giorno e non si ferma mai. Di là dal mare, l’isola d’Elba, un paradiso sognato e irraggiungibile di famiglie felici. In mezzo, in riva alla loro spiaggia segreta, né di qua né di là, Anna e Francesca, piccole ma già grandi, “tredici anni quasi quattordici”, che vivono la loro ultima estate di innocenza prima del liceo. Si sono trovate e scelte, anche perché avere quattordici anni è difficile e a Piombino il massimo che puoi desiderare è una serata al ‘pattinodromo’, o avere un fratello che comanda il branco, oppure trovare il tuo nome scritto su una panchina. Ma soprattutto, Anna e Francesca sono alle prese con i primi cambiamenti e i dolorosi passaggi verso l’età adulta: il corpo che cambia, la sofferenza provocata dal primo amore, la difficoltà di riuscire a mantenere salda un’amicizia. Nel frattempo Alessio, il fratello di Anna, un operaio che ancora si ostina a credere nei valori del lavoro e che potrebbe avere tutte le ragazze del paese, pensa a Elena l’unica che ha perduto e che resta il sogno della sua vita. Poi, un giorno, l’amore arriva potente e inaspettato per tutti e la vita prende un’accelerata improvvisa…

The golden temple
Regia di Enrico Masi (UK-Italia-Francia/2012)
1908 – 1948 – 2012. Londra sarà la prima città ad ospitare per la terza volta le Olimpiadi. Il mega-appalto da milioni di sterline è stato vinto promettendo un’Olimpiade partecipativa, verde, sobria, inserita in un più ampio progetto di rigenerazione urbana.
Nell’est di Londra, in una delle aree più dismesse e trascurate di tutta la città, fervono i preparativi. Una recinzione elettrificata protegge un imponente cantiere di 2,5 Km2. Al suo interno lo stadio, il tempio dell’intrattenimento e del gioco, costruito sopra le scorie radioattive di un reattore nucleare. Un secondo tempio, dedicato al consumismo, e’ quasi pronto. E’ il centro commerciale più grande d’Europa, targato Westfield. Il 65% dei visitatori lo dovrà attraversare per poter raggiungere il parco olimpico. Il terzo tempio doveva essere la moschea più grande d’Europa, ma il piano di costruzione e’ stato abbandonato. Nell’area sono però attive numerose comunità religiose, spesso di stampo pentecostale. Occupano lo stesso spazio simbolico di quella moschea che non c’è.
Intorno a questi templi d’oggi incontriamo vari personaggi che ci guidano nella scoperta di questa “rigenerazione”. Seguendo le loro storie ci muoviamo attraverso un luogo simbolico e reale al tempo stesso.

Angels of Rock ‘n’ Roll
Regia di Massimo Monacelli (Italia/2011)
Esistiamo davvero? O non siamo che civette ubriache in galassie di malva?
Anno 2012, Zeus è deluso dal comportamento umano e vuole distruggere il mondo. Viene convinto però a dare un’ultima possibilità agli uomini e manda tre angeli sulla terra per redimere gli esseri umani. Per compiere la loro missione devono arrivare a Times Square, qualcosa però va storto e iniziano a incontrare personaggi onirici. Riusciranno i tre surreali angeli a salvare il mondo?

Pinuccio Lovero – Yes I can
Regia di Pippo Mezzapesa (Italia/2012)
Il becchino per vocazione, immortalato dal documentario ‘Pinuccio Lovero – Sogno di una morte di mezza estate’, ha conosciuto la fama per essere il beccamorto di Mariotto, un paese in cui dal suo arrivo non è morto più nessuno per quasi un anno. La singolare attesa del primo funerale gli ha donato una celebrità che, appena assaporata, è ben presto svanita. Cinque anni dopo, Pinuccio Lovero ha gestito con perizia quell’agognato funerale e tanti altri, perché è stato assunto a tempo indeterminato nel cimitero di Bitonto, dove il traffico mortuario è quantomeno più sostenuto e lui può dirsi finalmente e pienamente “realizzato”. Ma la celebrità è ormai svanita. Pinuccio individua la strada più breve per riconquistare la tanto sospirata fama. Scegli di candidarsi alle elezioni comunali di Bitonto. Decide di scendere in campo “santo”, portando la politica cittadina nella sua area d’elezione, con un programma squisitamente “cimiteriale”: più loculi e ossari per tutti, nuove fontane per i fiori, panchine per gli anziani e bagni per i disabili. Vestito da becchino, Pinuccio campeggia sui manifesti del paese, ed ecco che ritorna al centro dell’attenzione. Il suo senso per la politica, come per la vita, è meraviglioso, pratico, esilarante, vitalisticamente mortuario.

Padroni di casa
Regia di Edoardo Gabbriellini (Italia/2012)
Appennino tosco-emiliano. Cosimo ed Elia sono due piastrellisti romani incaricati dal famoso cantante Fausto Mieli di ripavimentare
la terrazza di casa. Fausto ha scelto di ritirarsi dalle scene in seguito a una grave malattia della moglie Moira, costretta su una sedia a rotelle; è evidente che tra loro c’è qualcosa che non va. Per sostenere la promozione turistica, Fausto accetta di tornare ad esibirsi in pubblico.
Cosimo, il fratello maggiore, ha alle spalle storie difficili. Elia, pur amando il fratello, ne subisce la presenza come un limite. La piccola
comunità accoglie sin da subito i due fratelli con grande diffidenza. Elia inizia a frequentare una ragazza del posto, scatenando la gelosia di un ragazzo che la corteggia. Cosimo, invece, fraintendendo un complimento di Fausto, si scontra con il suo committente. Nel
frattempo, mentre il giorno del concerto e del grande ritorno di Fausto si avvicina, il lavoro di Elia e Cosimo è ben lontano dall’essere
terminato. Le tensioni fra Fausto e Moira aumentano, proprio come i conflitti fra i due fratelli e il resto del paese. Le reazioni dei “padroni di casa” non si fanno più attendere.

I don’t speak very good, I dance better
Regia di Maged el-Mahedy (Italia-Egitto/2012)
Piazza Tahrir, settimane cruciali della rivoluzione egiziana e della cacciata di Mubarak.
Facendo riferimento a quanto afferma il medico chirurgo Kamel (figlio di uno storico primario egiziano che fu tra i primi a fare trapianti di fegato) negli ultimi 30 anni la presenza di un’epidemia sanitaria è stata negata da un potere corrotto che ha teso a presentare l’Egitto solo sotto una veste positiva, dove i problemi non esistevano. Inoltre le scarse condizioni igieniche hanno contribuito a diffondere le patologie correlate. Il film non tende però a una ricostruzione precisa e ad un’indagine storica su questo fenomeno, ma vuole sottolineare, oltre al gravissimo problema in sé, il suo enorme portato simbolico. Il regista parte dal suo dramma individuale (il fratello morto e la sorella malata, il tutto in soli 8 mesi) per arrivare all’intervista con il medico e a una visita al primo ospedale pubblico egiziano che si è occupato in modo specifico del trapianto di fegato (Al Sahel Al Talimi Hospital) inaugurato sotto la presidenza di Sadat.

Che cos’è un Manrico
Regia di Antonio Morabito (Italia/2012)
Manrico è un trentenne distrofico che muove soltanto la testa e una mano. Orfano di padre e madre, vive da solo con la nonna ormai incapace di provvedere alle sue esigenze, in totale dipendenza da operatori sociali e volontariato. Manrico è un ex giocatore della nazionale di hockey su sedia a rotelle, un ex Robocop, uno stonatissimo cantante, un assiduo frequentatore di social network.
Manrico è sarcastico, incisivo, provocatorio, sessuato, arrabbiato, ironico, sorridente, ridanciano. Manrico non è solo questo.
Sette giornate normali per Manrico e Stefano, il suo operatore sociale, trascorse nel cuore di Roma, d’estate, in sella ad una carrozzina a motore, a fare slalom tra le macchine, arrampicandosi per i marciapiedi ostruiti, facendo tappa nei bar di Borgo Pio, nei ristoranti cinesi, a piazza San Pietro, fra i suonatori di strada di Campo De’ Fiori, arginando in casa quel torrente in piena che è la nonna, andando a vedere una partita della sua squadra di hockey per la prima volta da spettatore, in mezzo a tanti altri Manrico. Ma Manrico non è solo questo. Che cos’è un Manrico?

 

 
La règle du jeu

 

Cinema contro la mafia
Se il 9 settembre 2009 il nuovo sindaco leghista di Ponteranica (Bergamo), Cristiano Simone Aldegani fece rimuovere la targa commemorativa dalla biblioteca comunale, dedicata un anno e mezzo prima a Peppino Impastato, vuol dire che la criminalità organizzata si è anche troppo bene ambientata e ramificata nel nord, come presto i magistrati cominceranno a scoprire indagando sul traffico dei clandestini, il mercato della prostituzione, il gioco d’azzardo, la droga, gli appalti truccati e gli slalom bancari del denaro sporco… Ma torniamo indietro nel tempo, prima dello stupore degli elettori onesti e nordisti di Bossi. Più che Osso, Mastrosso e Carcagnosso, i tre avventurieri fuggiti da Toledo nel 1400 e approdati a Favignana che dettero vita, secondo la leggenda, il primo alla mafia, il secondo alla ‘ndrangheta e il terzo alla camorra, matrice la setta segreta spagnola Gardura, le vere origini storiche della mafia (ce lo racconta Vito Zagarrio nel bel saggio contenuto in “Strane storie” – il cinema e i misteri d’Italia – (Rubettino 2011) vanno fatte risalire al modo di produzione della Sicilia feudale (e del Regno delle due Sicilie feudale) e in particolare al momento in cui la nobiltà terriera abbandona il latifondo per trasferirsi nei centri urbani, lasciando il terreno ai “gabellotti”, intermediari del potere economico e della legalità dal cui statuto nasce la figura del mafioso (infatti in Val di Noto, dove esiste la piccola proprietà, la mafia non c’è e il turismo sì grazie al ‘Commissario Montalbano’ di Alberto Sironi che ha reso famosa la campagna iblea). La caccia ai contadini ribelli, ai sindacati, ai membri del partito socialista e comunista sarà spietata grazie alla manovalanza mafiosa che costringerà le avanguardie di lotte sopravvissute all’esilio e all’emigrazione tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, mentre una nuova ondata repressiva (probabilmente coordinata dalla Cia con reduci ex nazisti dalla X Mas) si scatenerà contro la sinistra siciliana nell’immediato secondo dopoguerra per impedire, tramite assassinii di molte decine di sindacalisti e avanguardie contadine, la vittoria elettorale del Pci e del Psi nel 1948. Di questo tratta uno dei film più interessanti del genere, basato come è sulle ricerche dello storico Giuseppe Casarrubea che ha avuto accesso su documenti Usa fino a quel momento inaccessibili, e che è metà documentario “straubiano” e metà messa in scena spettacolare, “Segreti di stato” di Paolo Benvenuti su Portella della Ginestra. Ma esiste un “mafia-movie” italiano come quel sottogenere del “gangster movie” hollywoodiano che va da ‘Scarface’ al ‘Padrino’? Il filone mafioso diventa “genere televisivo” qui e lì più che altro con ‘The Sopranos’ e ‘La piovra’. Mentre ben nove tipologie differenti vengono esaminate da Zagarrio in una sua mappatura del cinema italiano che parte dal triangolo Genere- Autore-Storia: 1. I film “civili” post neorealistici (da Rosi ai Taviani, da Giuseppe Ferrara di ‘Cento giorni a Palermo’ a Giuseppe Tornatore del ‘Camorrista’); 2. I film di denuncia post sessantottini di autori delle generazioni più giovani e dallo stile più moderno (Pasquale Scimeca, Alessandro De Robilant, Marco Tullio Giordana, Ricky Tognazzi, Sergio Nasca che si occupa di Sacra Corona unita in ‘La posta in gioco’, (1988), Roberto Faenza, Stefano Incerti, Michele Placido); 3. I film di reinterpretazione autoriale del genere (da Luigi Zampa al Sorrentino di ‘Le conseguenze dell’amore’ e del ‘Divo’) 4. I film tratti dalla letteratura, da Sciascia soprattutto (Damiano Damiani e Elio Petri, ma anche ‘Gomorra’ di Matteo Garrone da Roberto Saviano). 5. I film d’azione, puramente di genere (Claudio Fragasso) 6. I film in cui la rappresentazione della mafia è solo un segmento narrativo secondario, seppure importante, come nel film storico ‘Tre giorni di anarchia’ di Vito Zagarrio; nelle operazioni di neo-neorealismo firmate da Marco Risi (o anche interne al genere “commedia all’italiana” o alla farsa comica) 7. Miniserie e serie di fiction televisiva (da ‘La Piovra’ a ‘Il capo dei capi’) 8. Documentari classici (Marco Turco, Marco Amenta, Alberto Castiglione, Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, Fulvio Wetzl e il suo ‘Libera nos a malo’, 2008, che ha l’originalità di occuparsi di “mafia in Basilicata”) 9. Reportage e speciali televisivi. E aggiungerei alla lista di Zagarrio 10. Le opere di controinformazione politica più radicale, anche in forma di pamphlet poetico (dai lavori del gruppo Malastrada a ‘Cane Capovolto’ a ‘Munnizza’, poema visivo dedicato a Peppino Impastato). E 11. I lavori atipici, strisce tv comprese, di Roberta Torre, Ciprì e Maresco che cambiano completamente il registro e diventano opere di grottesca ferocia con un furore critico adeguato al patrimonio e al sistema simbolico della criminalità organizzata che questi registi sanno meglio di altri interpretare “nel profondo” e decostruire. Alla vita, alle opere e all’agguato mortale di Peppino Impastato è dedicato ‘I cento Passi’ che vedremo nel corso del festival, il film di Marco Tullio Giordana del 2000 con Luigi Lo Cascio nel ruolo del militante e voce radiofonica implacabile della sinistra rivoluzionaria. Il film è una ricostruzione dell’attività di Peppino, e i “cento passi” che separavano casa sua da quella del boss Tano Badalamenti non sono solo una metafora usata dal regista, ma è effettivamente la distanza presente tra quella che era la casa di Peppino e la casa del boss (il bene è stato confiscato alla mafia e affidato a Giovanni Impastato e al centro di documentazione anti mafia, dopo la condanna definitiva di mandanti e esecutori dell’omicidio: il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent’anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.) Luigi Lo Cascio a proposito del film che lo ha lanciato ha dichiarato: «Mi entusiasma il fatto che ‘I cento passi’ non sia legato a una stagione del cinema, è un lavoro di cui vedo i frutti; mi capita di incontrare ragazzi che dicono: “Ho deciso di fare il magistrato dopo aver visto il film”. Quando un film incide nella carne e ti spinge a fare una scelta di vita, vuol dire che c’è voglia di cambiamento». La madre di Impastato ha abbracciato l’attore in occasione della prima del film dichiarando: “Bravo, hai resuscitato mio figlio!”.
Roberto Silvestri

 

Munnizza
Regia di Licio Esposito (Italia/2012)
Questo cortometraggio illustrato è un omaggio a Peppino Impastato e a sua madre Felicia. Il lavoro è nato a Cinisi, su un’emozione privata e una frase infelice pronunciata alle nostre spalle. Tornando a casa, sono saltate fuori delle righe e, successivamente, irrefrenabili pensieri, tratti di penna e di colore, un desiderio profondo di partecipazione. Lo dedichiamo a Giovanni Impastato e a tutti quelli che a Cinisi hanno aperto le loro finestre.

Un mito antropologico televisivo
Un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di Malastrada.film
Pensato, discusso e montato da Maria Helene Bertino, Dario Castelli, Alessandro Gagliardo (Italia/2011)
Racconto televisivo. Storia popolare di una nazione. Società in stato di cronaca. Lettura antropologica della narrazione televisiva. Indagine sviluppata a partire da un frammento d’archivio di una televisione locale. La ricerca ha portato alla creazione di numerose forme suddivise per Anticipazioni, Elementi, Protocolli, Nastri, Testi, Tavole e Dinamiche. Alla base di questo lavoro avviato nel 2008 e ancora in fieri, vi è l’idea della televisione come soggetto di narrazione. L’intento è quello di giungere alla scrittura di un mito il cui medium di fruizione è il tempo.

L’era legale
Regia di Enrico Caria (Italia/2011)
Napoli 2020: la città è ora la più pulita, sicura e ricca della Terra… ma come diamine hanno fatto?! La risposta è in un finto documentario che narra le avventure tragicomiche di Nicolino Amore che la sorte porta da un basso nei Quartieri Spagnoli alla poltrona del Sindaco. Assistiamo così alla sua irresistibile ascesa, alle sue gaffes nella Napoli-bene e al suo adagiarsi sugli allori: la bella vita gli dà alla testa e da bravo parvenue cerca solo di godersela. Ma poi si rende conto di aver tradito la sua gente e vuole cambiare le cose… a quel punto deve fare i conti con il problema dei problemi: il potere della camorra che strozza Napoli. Nicolino ne fa la sua crociata, ma la malavita sembra impossibile da battere, quando una potente “madrina” di camorra, che ha perso l’unico figlio per overdose, gli suggerisce il solo modo per mettere i clan sul lastrico: legalizzare le droghe! Ma chi garantisce che i tossici non si moltiplicheranno in modo esponenziale? Eppure il gioco vale la posta, Nicolino accetta di correre questo rischio e alla fine… Sembra una favola, ma siamo o non siamo nel futuro? Nel mockumentary ci sono poi personaggi veri: autorevoli magistrati antimafia come Pietro Grasso e Vincenzo Macrì, scrittori come Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli, giornalisti come Bill Emmott e Marcelle Padovani, il presidente di Lega Ambiente Francesco Ferrante e Tano Grasso di Libera.

Schiaffo alla mafia
Regia di Stefania Casini (Italia/2009)
Il documentario ‘Schiaffo alla Mafia’ racconta l’avventura della cooperativa Pio la Torre che coltiva da diversi anni con fatica e sacrifici le terre confiscate alla mafia. Per due anni la regista ha seguito i momenti salienti, i progetti, i sogni, i bisogni, i sacrifici (per più di un anno i coltivatori non si sono pagati gli stipendi perché hanno avuto i terreni ma non gli strumenti per lavorarli) ma anche i conflitti interni, le defezioni, gli scoraggiamenti, la necessità di fare impresa.
Il tenace lavoro, che testimonia sia la volontà di agire nella legalità in un territorio storicamente sotto la cappa mafiosa, sia la determinazione della cooperativa di restare nella terra d’origine, sia infine la coscienza di poter essere un esempio, è un modo rivoluzionario per sconfiggere la mafia proprio nei territori dove prima i boss mafiosi reclutavano i loro picciotti.

OltreGomorra – Il tesoro dei boss
Regia di Aldo Zappalà (Italia/2012)
I dati che emergono sull’economia mafiosa sono incredibili, per il 2010 parlano di un fatturato annuo pari a 220 miliardi di euro. Per sconfiggere le mafie non bastano azioni di polizia. Bisogna togliere alle mafie quello che hanno di più caro: i soldi… e con i soldi ville, aziende, terreni, case. Ciò è reso possibile grazie alla legge sulla confisca dei beni e sul loro riuso sociale. Il film documenta il giro d’affari delle mafie e racconta come questi patrimoni possano essere restituiti alla comunità grazie al lavoro e all’impegno di tanti giovani che lavorano sui terreni confiscati alla criminalità organizzata.

 


30° SulmonaCinema Film Festival
4-8 dicembre 2012
Cinema Teatro Pacifico – Sulmona (L’Aquila)
sulmonacinema.it

 

L’Associazione Culturale Sulmonacinema organizza la 30^ edizione del Sulmonacinema Film Festival. Il giovane cinema italiano in concorso

DIREZIONE: Roberto Silvestri (Direttore Artistico), Marco Maiorano (Presidente)
COORDINAMENTO: Pierlorenzo Puglielli
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: Roberta Giancola
DOPOFESTIVAL: Matteo Puglielli, Jacopo Santostefano
IMMAGINE COORDINATA E GRAFICA: Pierluigi Marzi
UFFICIO STAMPA: Elfi Reiter, Anna Leombruno, Stefano Di Berardo
LABORATORIO FILM PARTECIPATO: Antonietta De Lillo, Anna Maria Pasetti
CATALOGO: Silvia Puglielli
SIGLA E PRODUZIONE VIDEO: Carlo Liberatore
GIURIA: Renato De Maria – Luigi Lo Cascio (Presidenti) | Studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale – Roma | Giulia Moriggi e Valentina Strada | Università Gabriele D’Annunzio di Pescara | Vernamonte Ana Maria, Pieragostino Jessica | Scuola Nazionale di Cinema – L’Aquila | Luigi Cuomo e Nazareno Nicoletti | Università di Bologna – DAMS | Valentina Strinna e Francesco Ferrara | Università La Sapienza – Roma | Pietro Masciullo e Eleonora Piquereddu
GIURIA SOUNDTRACK: Gabrielle Lucantonio, Susanna Buffa

 

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