Парада (Parada) > Srđan Dragojević

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Belgrado, oggi.
Limun, un (forse) ex criminale omofobo che dirige una palestra dedicata alle arti marziali, fucina di una sordida agenzia di sicurezza impegnata principalmente nello sgombero di campi Rom e nella protezione di personaggi di dubbia moralità.
Biserka, una donna tosta come il marmo e kitsch come nessuno.
Radmilo, veterinario.
Mirko, pianificatore di matrimoni e, soprattutto, regista teatrale le cui opere vengono regolarmente chiuse per ordine della legge, nonché parte integrante dell’organizzazione del gay pride serbo.
Vuk, il figlio neonazista di Limun, la cui attività principale pare essere quella di rovinare le riunioni per l’organizzazione del gay pride con botte, coltello e molotov.

I cammini dei personaggi si intersecano casualmente quando Limun porta il suo amatissimo cane, vittima incolpevole di una rappresaglia a colpi di arma di fuoco, dal veterinario Radmilo.
Da quel momento, i passi dei personaggi si incroceranno sempre più spesso, in una direzione inattesa a tutti. La futura moglie di Limun, infatti, si rivolgerà a Mirko, compagno del veterinario, per l’organizzazione dell’imminente cerimonia. Lui, da par suo, stufo di essere vittima di una situazione – quella della popolazione gay in Serbia – che pare non avere soluzione  ha chiesto e ottenuto il visto di espatrio per la Svezia.
Il tutto alla vigilia del gay pride, uno tra i più avversati in Europa, unitamente a quello russo.
Come difendersi dai continui attacchi di integralisti, governo e neonazisti? Semplice: chiedendo all’ex criminale di accollarsi il compito di garantire la sicurezza durante il corteo. Un compito che non accetterebbe mai ma sul quale la sua futura sposa (capace di rimontare una rivoltella ad occhi chiusi come di sognare pesci rosa nei bicchieri del ricevimento di matrimonio) è tanto favorevole da non avere nemmeno intenzione di discutere un secondo.

Srđan Dragojević scrive una sceneggiatura furiosa (pensata assistendo alla televisione agli eventi legati al gay pride di Balgrado del 2001, interrotto dalle violenze degli oppositori, che fecero numerose vittime. Trenta gli arresti, zero le condanne. Nemmeno un pur formale stigma da parte del governo. L’edizione del 2009 non venne nemmeno autorizzata a causa delle minacce da parte delle organizzazioni di estrema destra. Quello del 2010, il secondo tenutosi davvero, vide 1000 partecipanti difesi dalla polizia da 6000 violenti oppositori) che sposta continuamente il punto di vista da un personaggio all’altro garantendo al film un ritmo sostenuto che porta alla conclusione dei suoi 115 minuti in un soffio. Soprattutto, sceglie di raccontare la sua storia in chiave di commedia, calcando i toni sulle situazioni, optando spesso per lo stereotipo e trasformando a tratti i suoi personaggi in macchiette, con i personaggi positivi sopra le righe per ricordare che siamo in zona commedia e quelli negativi in piena chiave grottesca per metterne ulteriormente in risalto ignoranza e grettezza. Sbagliato? No, funziona e diverte. Ma vale la pena di rimarcare come Dragojević, con i suoi sei film girati negli ultimi vent’anni, alcuni decisamente controversi, sia un fenomeno commerciale nel suo Paese, cosa che attribuisce a questo film un peso politico, grazie alle sue 350’000 entrate tra Serbia e Montenegro.
Girato in località segrete (in vari Paesi della ex Yugoslavia) a causa delle minacce ricevute dal regista, Parada non è certo un capolavoro e l’abbondante utilizzo di luoghi comuni gli alienerà qualche simpatia. Ma rimane certamente un film importante per ciò che narra e soprattutto per il luogo in cui la storia si svolge.
Ottime le interpretazioni di Nikola Kojo e Hristina Popovic.

 

Roberto Rippa

 

Presentato alla Berlinale nel 2011, Parada ha ottenuto il premio del pubblico nella sezione Panorama. Il pubblico lo ha premiato anche al Torino GLBT Film Festival, al Freiburg Film Festival, al Montpellier Film Festival e al Festival Cinéma Méditerranéen de Bruxelles.

 

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Парада
(titolo internazionale: Parada. Serbia-Slovenia-Croazia-Montenegro-Macedonia / 2011)
Regia, sceneggiatura: Srđan Dragojević
Musiche: Igor Perovic
Fotografia: Dusan Joksimovic
Montaggio: Petar Markovic
Scenografie: Kiril Spaseski
Costumi: Jelena Djordjevic, Stefan Savkovic
Interpreti principali: Nikola Kojo (Limun), Milos Samolov (Radmilo), Hristina Popovic (Biserka), Goran Jevtic (Mirko), Goran Navojec (Roko), Dejan Acimovic (Halil), Toni Mihajlovski (Azem), Natasa Markovic (Lenka), Mladen Andrejevic (Djordje), Relja Popovic (Vuk)
115′

 

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