Il meglio del 2012 – Fabrizio Fogliato

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«Amo molto parlare di niente. È l’unico argomento di cui so tutto»
– Oscar Wilde –

 

   

Anche quest’anno vogliamo giocare con i film e con il calendario.
Abbiamo chiesto a amici e collaboratori, professionisti del settore e cinefili, un elenco dei 5 migliori film usciti, o visti per la prima volta, durante l’anno solare 2012.
Concluderemo a gennaio inoltrato, stilando una classifica del meglio del meglio e un elenco delle segnalazioni… come fatto lo scorso anno.

   

 

Fabrizio Fogliato

Redazione RC

 

 

 

Amour
di Michael Haneke
(Austria-Francia-Germania/2012)

Perché la vita è una cosa meravigliosa. Perché ci sono tabù che devono essere sfatati. Perché parla dell’ordinario in un mondo in cui tutto vuole (e deve) essere stra-ordinario. Perché fa male. Perché l’Amore dev’essere vissuto per poterlo capire. Perché è un film che divide, spiazza, e destabilizza. Perché alcuni lo odiano. Perché è la testimonianza di una delle cose più belle che fanno parte dell’essere umano: l’intelligenza artistica. Perché sbatte in faccia la realtà. Perché non è ipocrita. Perché non è moralista. Perché non accetta compromessi. Perché non è conciliante. Perché non è rassicurante. Perché non da certezze. Perché è bello sapere che nel mondo c’è ancora qualcuno che vuole farti delle domande e non darti delle risposte.

 

 

 

 

 

L’enfant d’en haut (Sister)
di Ursula Meier
(Francia, Svizzera/2012)

Perché è un pugno nello stomaco. Perché interroga sui limiti dell’amore. Perché è crudele. Perché è girato da una donna e di una donna ha la sensibilità, la dolcezza, la durezza e l’intelligenza. Perché non tutto è sempre come sembra. Perché per capire le cose a volte bisogna guardarle “da dietro”. Perché fa paura. Perché non accetta le convenzioni. Perché fugge dagli stereotipi per raccontare la verità. Perché i sentimenti sono una cosa complicata. Perché dimostra come a volte sia troppo facile dare giudizi e sbagliare. Perché i rapporti famigliari, quelli veri, vivono nella conflittualità e nell’amore reciproco. Perché è imperfetto e di conseguenza bellissimo.

 

 

 

 

 

Argo
di Ben Affleck
(USA/2012)

Perché è il cinema. Perché è la Storia. Perché è beffardo, sfuggente, magmatico. Perché fa trionfare l’assurdo. Perché mostra il coraggio degli uomini. Perché è girato magistralmente. Perché è scritto come si deve scrivere un film. Perché non è manicheo. Perché ci dice che “volere è potere”. Perché mostra come la tirannia, la crudeltà, la violenza possano essere sconfitte dall’astuzia, l’ironia e il sarcasmo. Perché non è banale. Perché mostra il potere illusorio e manipolatore dell’immagine. Perché gioca con gli stereotipi hollywoodiani. Perché è come se Fred Zinneman fosse tornato a girare un film.

 

 

 

 

 

De rouille et d’os
titolo internazionale: Rust and Bone
titolo italiano: Un sapore di ruggine e ossa
di Jacques Audiard
(Francia-Belgio/2012)

Perché mostra le differenze. Perché la vita è precaria. Perché la bellezza e la perfezione non contano. Perché la natura è crudele. Perché non è facile essere genitori. Perché la vita è leggera come un macigno. Perché l’acqua è la libertà. Perché il freddo è quello che c’è dentro l’essere umano e non quello che si sente da fuori. Perché non è facile ricominciare ma è bellissimo non arrendersi. Perché nella vita bisogna prendere degli schiaffi. Perché a volte mancano punti di riferimento. Perché il cinema deve sporcarsi le mani. Perché Audiard è un autore senza se e senza ma.

 

 

 

 

 

Bir zamanlar Anadolu’da
titolo internazionale: Once Upon a Time in Anatolia
titolo italiano: C’era una volta in Anatolia
di Nuri Bilge Ceylan
(Turchia-Bosnia ed Erzegovina/2011)

Perché chissà cosa c’è dietro quelle colline. Perché le certezze arrivano con la morte. Perché il diverso ci fa paura ma a volte ci fa più paura volerlo conoscere. Perché c’è sempre un futuro. Perché il deserto è il luogo della scoperta. Perché la Turchia è un paese molto più complesso di come ci viene raccontato. Perché non si può giudicare la civiltà di un popolo senza conoscerlo. Perché 150 minuti aiutano a riflettere. Perché la lentezza ha un valore. Perché l’immagine è pittura. Perché lo sguardo è apertura di orizzonti. Perché il cinema è un’esperienza globale. Perché la colpa è una macchia di sangue che rimane sulla guancia di ogni uomo.

 

 

Dei titoli selezionati da Fabrizio Fogliato fra il meglio del 2012, su RC puoi trovare:
"Amour" di Michael Haneke – recensione a cura di Fabrizio Fogliato
"L’enfant d’en haut (Sister)" di Ursula Meier – recensione a cura di Roberto Rippa

 

cover image: Amour di Michael Haneke

 

 

 

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