Cerro Negro | João Salaviza

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Cerro Negro | regia di João Salaviza | 16mm | 22′ | Stereo | Portogallo | 2011

Nel terzo cortometraggio di João Salaviza componente quella che lui stesso definisce una “trilogia accidentale”, il regista esplora una dinamica vista da tre prospettive diverse: Allison è in carcere e non sa se potrà uscirne per natale. È sua moglie Anajara a chiederglielo nel corso di una visita. Il loro bambino Iuri non c’è, lei gli dice che è a casa di un’amica perché non sta bene. Lui tenta di contattarlo barattando un pacchetto di sigarette con una tessera telefonica ma non gli sarà possibile parlargli.
Sono loro i primi due protagonisti: lui prigioniero di un carcere, lei di un’assenza e delle conseguenti difficoltà quotidiane.
Il terzo protagonista del corto è l’autorità: se in Arena (2009) era rappresentata dalla cavigliera che costringeva il protagonista agli arresti domiciliari, non impedendogli di essere vittima di un’aggressione e di cercare vendetta, in Rafa (2012) erano le voci dei poliziotti cui il tredicenne protagonista si rivolgeva per avere notizie della madre, arrestata in seguito a un incidente automobilistico.
È la consueta e peculiare cura che Salaviza ha per gli spazi, però, a rivelare che quello delle carceri è un tema più ampio e figurato nel suo cinema: l’impossibilità di muoversi per Mauro in Arena, con la finestra dell’appartamento a diventare non luogo di comunicazione bensì di scontro, le costrizioni della sua situazione familiare per il tredicenne Rafa, obbligato dalla sua situazione familiare a crescere in fretta, la famiglia dall’equilibrio spezzato in Cerro negro. Non sono le uniche similitudini con i lavori precedenti: anche qui Salaviza si affida a interpreti amatoriali e fotografa la situazione in cui i personaggi sono immersi nel solo spazio di un giorno.

Mettendo a confronto la cella in cui Allison è detenuto e gli spazi dell’appartamento dove vivono sua moglie e suo figlio, è difficile non notare una somiglianza. E se Allison è costretto ad accontentarsi di guardare la realtà da una finestra, la cucina di casa sua è come già in Rafa non spazio di aggregazione e unione ma di evidenza di un’assenza (il piccolo Iuri mangia in piedi prima di scappare in un altra stanza, mentre in Rafa è proprio dalla finestra della cucina che il protagonista attende invano in piena notte il ritorno della madre).
E se la finestra ipotetica sul mondo è il televisore che ha nella sua cella, sarà quella reale, più difficilmente raggiungibile, che Allison sceglierà per guardare l’esterno.

João Salaviza, già premiato con l’Orso d’oro a Berlino per Rafa e con la Palma d’oro a Cannes per Arena, dimostra ancora una volta uno stile personale, una particolare capacità di osservazione e di narrazione che fanno di lui una promessa ampiamente mantenuta del cinema europeo che si vorrebbe vedere alle prese con il lungometraggio.

Roberto Rippa

Cerro Negro
(Portogallo, 2011)
Regia, sceneggiatura: João Salaviza
Fotografia: Vasco Viana
Suono: Nuno Carvalho, Raquel Jacinto
Montaggio: Edgar Feldman, João Salaviza
Produttori: François d’Artemare, Maria João Mayer
Produzione: Filmes Do Tejo Ii, Fundação Calouste Gulbenkian
Interpreti: Allison Silva, Anajara Amarante, Iuri Jardim, Rosa Santos
22′

João Salaviza Manso Feldman da Silva (Lisbona, 19 febbraio 1984), è figlio del regista José Edgar Feldman e di una produttrice.
Ha studiato cinema a Lisbona e presso la Universidad del Cine di Buenos Aires.
Il suo Arena ha vinto la Palma d’oro a Cannes come migliore cortometraggio nel 2009 e il premio come migliore corto portoghese all’IndieLisboa. Rafa (2012) ha ottenuto l’Orso d’oro come migliore corto alla Berlinale.
Ha lavorato come assistente al montaggio di Singularidades de uma Rapariga Loura di Manoel de Oliveira.

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