Chingisiyn hoyor zagal > Byambasuren Davaa

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Chingisiyn Hoyor Zagal01

62. Festival internazionale del film Locarno (sezione Piazza Grande)

Nelle parole della canzone popolare “Chingisiyn hoyor zagal” (“I due cavalli di Gengis Khan”) è descritta la turbolenta storia della Mongolia. E da quando la cantante Urna ha promesso alla nonna morente di riportare alla famiglia il riccio di violino a forma di testa di cavallo su cui sono incisi i versi della canzone, questa litania rappresenta anche una parte della sua identità. Di questo tipico strumento mongolo, distrutto durante la Rivoluzione culturale cinese, rimane solo quel pezzo e Urna si lancia alla sua ricerca intraprendendo un viaggio che la porterà alla scoperta del suo Paese e delle sue radici.

Diversamente da qualsiasi altra canzone popolare, i versi di “I due cavalli di Gengis Khan” racchiudono la storia e i cambiamenti della Mongolia e del suo popolo. Per Urna, nata nella Mongolia Interna, la canzone non riguarda solo una promessa da onorare ma anche il simbolo dell’identità del suo Paese. Partendo da Ulan Bator, Urna incontrerà musicisti, liutai, gente comune e sciamani che, ognuno a proprio modo, le racconteranno del suo Paese.
La regista Byambasuren Davaa segue Urna Chahar-Tugchi, cantante popolare e ambasciatrice della cultura mongola nel mondo, nel suo lungo viaggio alla ricerca di una parte fondamentale di sé e ogni passaggio sarà importante per lei per ricostruire le radici di un Paese spaccato in due. Film girato alla stregua di un documentario, dalle immagini bellissime e dagli intensi incontri con la gente, Chingisiyn hoyor zagal rappresenta un viaggio mistico e magico in una terra provata dalle divisioni, cui la stupenda voce di Urna Chahar-Tugchi aggiunge profondità. Il migliore film presentato in Piazza Grande in questa edizione del festival.

Roberto Rippa

La regista

Nata nel 1971 a Ulan Bator in Mongolia, Byambasuren Davaa inizia la sua carriera come presentatrice aiuto regista per la televisione di stato mongola. Nel 2000 si trasferisce a Monac, dove si iscrive alla Hochscgule für Film und Fernesehen, specializzandosi nel cinema documentario.
Nel 2003, insieme a Luigi Falori, realizza il suo primo film, Die Geschichte vom weinenden Kamel (La storia del cammello che piange), lavoro previsto dal piano di studi. Con questo lungometraggio, i due registi ottengono una candidatura al premio Oscar come miglior film documentario e vinceranno il premio destinato alla stessa categoria ai Bavarian Film Awards. Nel 2005 esce nelle sale tedesche Die Höhle des gelben Hundes (Il cane giallo della Mongolia), film di finzione realizzato per le tesi e distribuito in più di sessanta Paesi. Questo secondo lungometraggio porterà alla regista numerosi riconoscimenti.

I miei film Il cane giallo della Mongolia e La storia del cammello che piange hanno avvicinato il pubblico internazionale alla vita dei nomadi mongoli. Vengo spesso interrogata sull’affascinante musica del mio Paese. The Two Horses of Genghis Khan porta lo spettatore in un viaggio nella musica del mio Paese attraverso la Mongolia Esteriore.
Attraverso le rapide trasformazioni del giorno d’oggi, che stanno portando il mondo intero ad essere un unico grande villaggio, l’identità culturale e la diversità stanno svanendo. Cercando una canzone che si ritiene essere andata perduta, Urna indaga anche nelle usanze e tradizioni perdite del popolo mongolo, collezionando vecchie canzoni che si salveranno dall’essere perdute per sempre. Anche il violino rotto rappresenta simbolicamente la terra mongola spezzata e divisa, i fratelli separati Mongolia Interna ed Esterna, che oggi tendono lentamente a riavvicinarsi.

(Byambasuren Davaa)

Chingisiyn hoyor zagal (titolo internazionale: The Two Horses of Genghis Khan, Germania, 2009)
Regia, sceneggiatura: Byambasuren Davaa
Musiche: Ganpurev Dagvan
Fotografia: Martijn van Broekhuizen
Montaggio: Jana Musik
Interpreti principali: Urna Chahar-Tugchi, Hicheengui Sambuu, Chimed Dolgor

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