La scoperta dell’alba > Susanna Nicchiarelli

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DIMENTICABILI ANOMALIE
La scoperta dell’alba | Susanna Nicchiarelli | Italia/2012
recensione a cura di Alessio Galbiati

Inutile sparare sulla croce rossa a meno che non sia lei a sparare verso di te. Il film di Susanna Nicchiarelli lascia un certo vuoto pneumatico alla fine della visione, pure durante a essere sinceri. Gira a vuoto ma soprattutto è innocuo, cioè non fa alcun male non da fastidio a nulla e nessuno tranne che al senso della sopportazione, messo alle strette da un visione di 92 minuti che però sembrano molti di più (e non mi pare sia una buona cosa). Non ne comprendi le scelte di montaggio (anzi in più di un caso ne rimani sconcertato), la conduzione/gestione degli attori, le linee narrative. Non afferri il perché non si sia osato di più visto che di un film fantastico si tratta, con un telefono che connette 30 anni fra loro distanti, canale spazio-temporale che pone in dialogo la protagonista nel 2011 con se stessa bambina.

Presentato nella sezione Prospettiva italiana dell’ultima edizione del festival di Roma, la prima by Müller, La scoperta dell’alba è l’opera seconda di Susanna Nicchiarelli – regista, sceneggiatrice e attrice romana classe 1975 che si è fatta notare nel 2009 con l’assai convincente Cosmonauta (storia di una bimba comunista sospesa fra sogno e utopia) – tratta dall’omonimo romanzo di Walter Veltroni e prodotto da Domenico Procacci, cioè Fandango, con Rai Cinema e il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (550 mila euro di contributo per “Interesse nazionale”) e Regione Lazio. Tutto sto casino per una distribuzione in 30-36 copie, come a dire «I primi a crederci poco siamo proprio noi, non ti credere!». «E no, caspita, voi ci dovete credere a un film del genere. O no? Non è che me lo fai uscire, mi dici che è carino, e morta lì. A quale gioco state giocando?». Che poi, “carino”, è tutt’altro che un complimento.

Roma 1981. Il professor Mario Tessandori, preside della facoltà di Giurisprudenza, viene assassinato nel cortile dell’università per mano di due brigatisti sotto agli occhi di tutti, fra cui quelli del collega e amico Lucio Astengo che, poche settimane dopo, scomparirà per sempre nel nulla.
Roma 2011. Caterina (Margherita Buy) e Barbara Astengo (Susanna Nicchiarelli) sono alla casa al mare della famiglia, intente a liberarla da tutti i loro ricordi di un’infanzia traumatizzata a seguito della scomparsa (nel nulla) del padre e dalla più recente dipartita della madre. Barbara è sfuggente, evidentemente a disagio dalla situazione, arriva in ritardo e scappa prima del tempo con la band musicale di cui è manager – i Gatto Ciliegia. Caterina passeggia nostalgica per le stanza della casa fino a posare la propria attenzione su di un vecchio apparecchio telefonico SIP (il mitologico Siemens S62, conosciuto anche con il nome di Bigrigio). Non riesce a fare a meno di far girare la rotella nel disco combinatore. Davanti a lei una bacheca di sughero conserva, per niente ingiallito, un foglietto siglato dalla grafia di una bambina con la scritta “CASA ROMA”. Caterina compone il numero, il telefono squilla fino a che, dall’altro capo, lei stessa bambina risponderà alla sua telefonata. In breve Caterina del 2011 comprenderà di parlare con la Caterina dodicenne del 1981 a pochi giorni dalla data della scomparsa di suo padre.
Il film si sviluppa dunque fra questi due piani temporali, seguendo Caterina 2011 e il suo tentativo di fare agire Caterina 1981 in maniera tale da evitare che il padre compia nel passato le medesime azioni che lo porteranno a scomparire per sempre.

Il tentativo di Susanna Nicchiarelli è quello di mettere in scena un film fantasy coniugato al femminile in cui l’eroina è una donna emancipata e fragile attorniata da uomini decisamente inconsistenti, che fanno da sfondo (Sergio Rubini) o tappezzeria (Lino Guanciale), ma che risultano decisamente troppo sfumati per essere presi veramente sul serio. Un film al femminile dentro al quale lei stessa interpreta la parte della sorella minore, inquieta impresaria musicale portatrice di un segreto inconfessabile (che poi non si capisce nemmeno perché). Nicchiarelli dirige, recita e scrive la sceneggiatura (con Michele Pellegrini, già autore di script non propriamente memorabili) adattando il romanzo dell’ex-sindaco-ministro-parlamentare-ecceccecc Walter Veltroni, sostanzialmente stravolgendolo (vi assicuro però che non l’ho letto!), spostando la storia dai ’70 agli ’80, per mettere in scena un condensato di spleen eighties fatto di dischi di fitness di Sidney Rome, Video Killed the Radio Star, 99 luftballons, pattini a rotelle, giochi in scatola, e altra paccottiglia di plastica che plasticamente dovrebbe segnalare la certezza di un nostro passaggio in quella decade. Gli anni di piombo, la lotta armata, le Brigate Rosse, sono un’eco lontana, fuori campo, che c’azzecca poco con la storia che ci viene raccontata, che pare null’altro che inconsistente e poco coraggiosa (al netto di alcuni grossolani errori di montaggio che più volte fanno sobbalzare, destandoci però da un qual certo tepore soporifero).

Ennesima occasione sprecata per il cinema italiano.

Qualcuno a questo film ci avrebbe dovuto credere un po’ di più. Nicchiarelli aveva convinto molti con il suo film d’esordio e certo non si poteva ipotizzare un’involuzione di questo tipo. Il contesto produttivo, comunque “alto” vista la congiuntura che grava sul cinema italiano di questi anni (quanti?), ma pure il contributo del Ministero per un’opera valutata nientemeno che di “interesse culturale”, esigeva un controllo maggiore dalla fase di scrittura a quella di produzione e post-produzione perché altrimenti la domanda che sorge spontanea è: «perché state continuando a produrre e indirizzare ogni nuovo talento verso una mediocrità così desolante?».

Noi siamo pronti a sostenere il cinema italiano, ma forniteci una ragione per farlo.

Forse l’unica vera vittima dell’operazione Fandango, e qui sta l’assurda anomalia, è il romanziere Walter Veltroni che si ritrova con un romanzo stravolto, portato sul grande schermo da un talento all’opera seconda, che per clementi che si voglia essere altro non si potrà concedergli che un aggettivo: carino.

«E un senso di inutilità da vecchio piddì romano trionfa su tutto» (Marco Giusti) •

Alessio Galbiati

 

 

La scoperta dell’alba
Regia: Susanna Nicchiarelli
Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli e Michele Pellegrini dal romanzo omonimo di Walter Veltroni (ed. Rizzoli)
Fotografia: Gherardo Gossi
Montaggio: Stefano Cravero
Casting: Francesca Borromeo
Scenografie: Alessandro Vannucci
Costumi: Francesca Casciello
Musiche originali: Gatto Ciliegia con il Grande Freddo
Suono (montaggio): Daniela Bassani
Suono: Maricetta Lombardo
Boom operator: Alessandro Molaioli
Effetti visivi: Rodolfo Migliari – Chromatica
Assistente al montaggio: Paola Fornasier
Colore digitale: Angelo Francavilla
Line producer: Laura Paolucci
Produttore: Domenico Procacci
Interpreti: Margherita Buy (Caterina Astengo), Susanna Nicchiarelli (Barbara), Sergio Rubini (Lorenzo), Lino Guanciale (Marco Tessandori), Renato Carpentieri (Giovanni Tonini), Lina Sastri (Marianna Dall’Acqua), Sara Fabiano (Caterina bambina), Anita Cappucci (Barbara bambina), Gabriele Spinelli (Giuseppe), Sara Lazzaro
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Con il supporto di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), Regione Lazio
Rapporto: 2.35:1
Suono: Dolby Digital
Lingua: italiano
Paese: Italia
Anno: 2012
Durata: 92′

 

 

Susanna Nicchiarelli
Nasce a Roma nel 1975. Dopo la laurea in filosofia, prosegue gli studi con un perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si diploma con una tesi in Estetica del Cinema. Successivamente frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia diplomandosi in regia con il mediometraggio Uomini e zanzare. Nel 2009 gira il suo primo lungometraggio, Cosmonauta, vincitore del premio Controcampo Italiano alla Sessantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia, nominato come miglior regista esordiente sia al Nastro d’Argento che al David di Donatello, vincitore del FrauenfilmFestival di Colonia e del Ciak d’Oro Miglior Opera Prima 2010. Tra i suoi lavori, alcuni dei quali prodotti con la propria società di produzione Nicchia Film: i documentari: Ca Cri Do Bo (I diari della Sacher) (59esima Mostra di Venezia Nuovi Territori), Il terzo occhio, L’ultima sentinella; i cortometraggi: Il linguaggio dell’amore (Festival di Rotterdam e Torino Filmfestival), Giovanna Z., Una storia d’amore (vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Trevignano, Nastro d’Argento miglior attore a Luciano Scarpa) e Sputnik 5 (animazione a passo uno, vincitore del Nastro d’Argento miglior cortometraggio di animazione 2010 e del Brooklyn International Film Festival, Best Animation Short). La scoperta dell’alba è il suo secondo lungometraggio.

 

Immagini di Emanuela Scarpa

 

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  • punto_fra

    “Forse l’unica vera vittima dell’operazione Fandango è il romanziere Walter Veltroni”
    Ma, io ho avuto la sfortuna di leggerlo questo romanzo e mi pare anche troppa grazia che qualcuno abbia deciso di farne un film, altro che vittima…

  • è un’iperbole la mia. ironica.
    mi riferivo al fatto che comunque il romanzo è servito null’altro che da spunto, visto che il film è profondamente diverso…