BearCity > Douglas Langway

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Un film irsuto

Il poco più che ventenne Tyler, aspirante attore, si è appena trasferito a New York nella speranza di costruirsi una carriera. Tyler è attratto dal suo opposto: tanto lui è magro e glabro, tanto subisce il fascino di uomini robusti e pelosi. Trasferitosi a vivere con Fred e Brent, si innamora di Roger, amico dei suoi coinquilini. Roger, temendo il giudizio della comunità degli “orsi”, cui appartiene, esita a presentare Tyler ai suoi amici.

Letta la trama? Il film si basa interamente su questo esilissimo assunto. Al regista Douglas Langway (al suo attivo un altro film a tematica gay: il non troppo riuscito Raising Heroes del 1996) però basta per costruire una commedia che si ispira esplicitamente alla serie televisiva Sex & the City, ambientata però nell’ambiente degli “orsi” (uomini gay irsuti dalla corporatura robusta).
Incontrato un operatore alla camera durante un provino, Tyler si trova grazie a lui immediatamente introdotto nella comunità, trovando addirittura lavoro in un bar da loro frequentato, una situazione altamente improbabile.
È qui che incontra Roger, che tanto “orso” non pare essere, e tra i due scatta un’attrazione che crea imbarazzo in quest’ultimo per il fatto di provare attrazione per un giovane tanto diverso da coloro che abitualmente lo attraggono ma anche per il fatto che teme il giudizio dei suoi amici.
Mentre segue le vicissitudini della neo coppia, il regista (e sceneggiatore unitamente a Lawrence Ferber) segue le storie di alcuni personaggi che fanno capo alla comunità.
Quella che avrebbe potuto essere una commedia brillante animata da uno specifico gruppo appartenente alla cultura gay mondiale, risulta però rovinata da un tasso di credibilità prossima allo zero, da interpretazioni costantemente sopra le righe (tanto da penalizzare i due o tre bravi interpreti presenti nel film) e da una sceneggiatura che non regge la situazione, tanto da includere alcune sotto trame nel tentativo di vivacizzare il tutto. Questo a dispetto di un’ambientazione riuscita e di qualche battuta esilarante.
Alla fine, BearCity è un film appena godibile e divertente a condizione di sapere passare sopra a tutti i suoi numerosi difetti, caricatura priva di sottigliezza inclusa. Unico, autentico, pregio, quello di mostrare come a essere oggetti di desiderio non siano solo uomini che corrispondono a canoni estetici da luogo comune.
A tratti divertente, animato da buone intenzioni ma, alla fine, un film peloso.
Gli amanti dei film ad alto tasso tricologico potranno rifarsi con il più riuscito Cachorro (Spagna, 2004) di Miguel Albaladejo

Roberto Rippa

Recensione di BearCity 2

BearCity
(USA, 2010)
Regia: Douglas Langway
Sceneggiatura: Douglas Langway, Lawrence Ferber
Musiche: Kerry Muzzey
Fotografia: Michael Hauer
Montaggio: Gerald Fernando, Douglas Langway
Scenografie: Racey North
Costumi: Kathryn Moser
Interpreti principali: Joe Conti, Ashlie Atkinson, Phillip S.R. Allison, Stephen Guarino, Brian Keane, Gerald McCullouch, Kevin E. Smith
99′

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