RaiTre // Fuori Orario | 3-8 marzo 2013

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Fuori Orario cose (mai) viste

dal 3 all’8 marzo 2013

 

RaiTre | Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi, Baglivi, Di Pace, Esposito, Francia, Fumarola, Giorgini, Melani, Turigliatto e Bendoni

fuoriorario.rai.it

 

Domenica 3 marzo 2013 | dalle 2.40 alle 6.00

 

LA FOSSA DEI DISPERATI    

(La tête contre les murs, Francia, 1958, b/n, 92’, v.o. sottotitoli italiani)

Regia: Georges Franju

Tratto da un romanzo di Hervé Bazin, fotografato da Eugen Schüftan, sceneggiato e interpretato da Jean-Pierre Mocky (che avrebbe anche dovuto dirigerlo), il film è diventato quasi per caso l’opera prima nel lungometraggio di Franju, che aveva già alle spalle alcuni dei più grandi cortometraggi mai realizzati nella storia del cinema, e dei quali riprende la potenza dell’insolito e la spinta libertaria e anarchica di derivazione post-surrealista.  Secondo Jean-Luc Godard, „un film folle sui folli e quindi di una bellezza folle“. Un famoso avvocato fa internare in un manicomio il proprio figlio François (Jean-Pierre Mocky) dal carattere ribelle e instabile. Nell’ospedale il ragazzo diventa amico di un giovane epilettico (Charles Aznavour, nella sua prima interpretazione al cinema)  e con lui tenta la fuga mentre si scontrano le opposte concezioni di due medici , quella più tradizionale e rigida del dottor Valmont (Pierre Brasseur)  e quella più tollerante del dottor Emery (Paul Meurisse).

PIANO SUL PIANETA (malgrado tutto, coraggio Francesco!)   

(Italia, 2010 b/n, 79’50”)

Regia: Fabrizio Ferraro

Roma. Manicomio S. Maria della Pietà. Alcune persone non possono uscire dal parco e non possono entrare nei vecchi padiglioni. Ma un giorno… Non è un film sul manicomio, ma piuttosto un film girato nel manicomio, che corrisponde «all’idea di un cinema partecipativo e necessario, come lo sono tutte le persone che si sono incontrate nel film per realizzarlo. Persone che vivono e respirano quel paesaggio, così da riuscire a fare una vera e propria autobiografia collettiva» (Fabrizio Ferraro).

 

Lunedì 4 marzo 2013 | dalla 1.05 alle 3.00

 

ALICE NELLA CITTÀ    

(Alice in den Stadten, RFT, 1973, b/n, 107’14”, v.o. sott. it)

Regia: Wim Wenders

Dall’America alla Germania un fotografo deve riportare a casa una bambina abbandonata dalla madre. La deriva del viaggio e dello sguardo sul mondo diventa anche una riflessione sull’immagine. Il film di Wenders che più ha segnato la generazione cinefila di quegli anni.

 

Martedi 5 marzo 2013 | dalle 1.55 alle 2.00
 

FUORI ORARIO presenta
EVELINE

 

Mercoledì 6 marzo 2013 | dalle 1.55 alle 2.00

 

FUORI ORARIO presenta
VENT’ANNI PRIMA

 

Giovedì 7 marzo 2013 | dalle 1.55 alle 2.00

 

FUORI ORARIO

 

Venerdì 8 marzo 2013 | dalla 1.45 alle 6.50

 

LA LETTERA SCARLATTA   

(Der Scharlachrote Buchstabe, Germania, 1972, col. v.o. sott. it.)

Regia: Wim Wenders

La storia di Hester Prynne che, nel Seicento in una comunità puritana del Massachusetts, è condannata a portare cucita sul vestito la lettera “A”, testimonianza imperitura del suo peccato di adulterio. Tratto da un romanzo (1850) di Nathaniel Hawthorne.

LA CASA ROSSA   

(The Red House, Usa 1947, b/n, v.o. sott. it.)

Regia: Delmer Daves

In una casa misteriosa situata all’interno di un bosco si consuma una tragedia: un uomo uccide la sua amante e il marito; poi prende la figlia della donna  e la cresce come fosse sua figlia adottiva. Dopo quindici anni, il rimorso e i ricordi del passato lo portano nuovamente all’interno della casa, questa volta in compagnia della ragazza, ormai cresciuta, che tenta di uccidere in preda a un raptus di follia

TOKYO GA  

(Id., Germania-USA, 1985, col., v.o. sottotitoli italiani)

Regia: Wim Wenders

Nel 1983, vent’anni dopo la morte di Yasujiro Ozu, in una pausa delle riprese di Paris, Texas,  Wenders si reca a Tokyo insieme al suo operatore Ed Lachman. Un commosso pellegrinaggio sulle tracce   del grande regista giapponese che tra il  1927 e il  1962 realizzò una delle opere più stupefacenti della storia del  cinema. Wenders incontra il suo direttore della fotografia Yûharu Atsuta (che, dopo la morte del suo regista-padre, rifiutò di lavorare con altri) Chishû Ryu, suo attore in una ventina di film, col quale si reca a visitare la tomba del maestro. Il film è anche un documentario sulla mutazione avveniristica della città, in cui Wenders si confronta con Werner Herzog.

 

Sabato 9 marzo 2013 | dalle 2.15 alle 7.00

 

NICK’S MOVIE – LAMPI SULL’ACQUA 

(Lightning Over Water, 1980, col., 91’, v.o. sott. it.)

Regia: Wim Wenders, Nicholas Ray

L’8 aprile 1979 Wenders fa visita, nella sua casa di New York, a Nicholas Ray, divorato da un tumore e vicino alla morte. Circondato da parenti e amici, Nick accetta di vivere gli ultimi giorni davanti alla macchina da presa del regista tedesco e di essere con lui il co-autore del film. Presentato al Festival di Cannes del 1980 in una versione di 116’, poi rimontato nella versione definitiva di 91’ uscita in sala.

WE CAN’T GO HOME AGAIN 

(Usa, 1976, col., 91’, v.o. sott. it.)

Regia: Nicholas Ray

La versione restaurata del capolavoro sperimentale di Nicholas Ray, realizzato con gli studenti della State University of New York di Binghamton. We Can’t Go Home Again incarna l’approccio di Ray alla regia come stile di vita comunitario. Il film documenta il ricorso del regista all’immagine multipla per raccontare più di una storia simultaneamente e alla colorizzazione per accentuare l’espressività emotiva. Ray lo definisce un film “giornalistico”, che condivide l’obiettivo degli antropologi di documentare “la storia, il progresso, i comportamenti, la morale e le abitudini della vita di tutti i giorni” in un momento critico per la storia americana. Nel film Ray interpreta se stesso, fungendo da mentore, amico e punto di riferimento attorno al quale ruotano le storie degli studenti.

STANZA 666   (Prima Visione Tv)

(Chambre 666, Usa, 1976, col., 91’, v.o. sott. it.)

Regia: Nicholas Ray

Durante il Festival di Cannes del 1982 Wim Wenders chiede a numerosi registi presenti di entrare in una stanza d’albergo dove ad attenderli c’è una cinepresa e registratore e rispondere in solitudine alla domanda: “Qual è il futuro del cinema?”.

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