Los amantes pasajeros (Gli amanti passeggeri) > Pedro Almodóvar

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

È da diversi anni che si parla di un calo di ispirazione per Pedro Almodóvar. Lontanissimo dalle sue prime opere, quelle che lo avevano rivelato retrospettivamente al pubblico italiano dopo La ley del deseoLa legge del desiderio del 1987, ma anche da quella pallida (e non troppo dichiarata) rivisitazione di Les yeux sans visage di Georges Franju e Doctor X di Michael Curtiz che era La piel que habito del 2011, ecco che giunge sugli schermi il lungometraggio numero 21 (calcolando anche Folle… folle… fólleme Tim! girato in Super 8 nel 1978) del regista spagnolo più amato dei nostri tempi.

Cecilia Roth dopo avere letto la sceneggiatura del film

Accolto da molti come un gradito ritorno alla commedia irriverente che rimane il suo segno distintivo, Los amantes pasajeros (Gli amanti passeggeri, colto il doppio significato?) è un film incomprensibile. Non perché sia criptico ma proprio perché è impossibile comprendere il motivo della sua esistenza. Il film vede un aereo con destinazione Città del Messico costretto a sorvolare circolarmente Toledo in attesa di poter effettuare un atterraggio d’emergenza a causa di un carrello in avaria. Sull’aereo della compagnia Peninsula, un gruppo eterogeneo di persone. Liquidata la classe economica, dove tutti sono addormentati per la somministrazione di un rilassante muscolare, troviamo nella classe business la dominatrice Norma Boss, un killer prezzolato, la veggente vergine Bruna (così simile alla Candela di Mujeres al borde de un ataque de nervios – Donne sull’orlo di una crisi di nervi), il trio di assistenti di volo über gay (portatori sani di un camp cinematografico davvero antico) composto da Joserra, Ulloa e Fajas. A completare l’equipaggio, Alex e Benito, due piloti sessualmente confusi che non disdegnano il sesso orale praticato da persone del loro stesso sesso.
Tra Agua de Valencia (cocktail a base di Cava o champagne, succo d’arancia, vodka e gin), mescalina, sesso più o meno cosciente e telefonate a terra per gli ultimi saluti prima della possibile morte predetta dalla veggente, leggiamo le prime pagine che parlano della crisi spagnola, mentre l’aereo continua a volare in cerchio.
Se la situazione volesse fungere da metafora per la situazione politica spagnola (e non solo), con la classe economica addormentata mentre il potere se la gode, allora sarebbe superficiale e elementare. Se volesse essere solo una commedia leggera, allora sarebbe tanto leggera da diventare totalmente impalpabile, con una serie di battute che si schiantano al suolo molto prima di quanto minacci di fare l’aereo e con una natura episodica che lo fa sembrare uno di quei film-barzelletta tanto in voga negli anni ’80 in Italia. Perché qui di irriverente non c’è assolutamente nulla (a meno che una macchiolina di sperma sull’angolo di una bocca possa ancora stupire qualcuno dopo quella sul ciuffo dei fratelli Farrelly). Al contrario, assente il senso per il grottesco tipico di Almodovar, c’è un conformismo nauseabondo, con una serie di battute accomodanti che non farebbero ridere nemmeno una pur ben disposta classe elementare, e tre personaggi gay (e il totale spreco del talento degli attori che li interpretano) che sembrano presi di peso da un film italiano degli anni ’70.
Strettamente imparentato con Donne sull’orlo di una crisi di nervi, che però aveva ben altro spessore e comicità, Los amantes pasajeros è un film brutto. Di più, è un film avvilente che non ha alcun senso di esistere, soprattutto nella filmografia di un regista che ci aveva abituati a ben altro. Un film svogliato come, di conseguenza, questa recensione.

Il film esce negli Stati Uniti con il titolo I’m So Excited , dalla canzone delle Pointer Sisters (già nella colonna sonora di Summer Lovers di Randal Kleiser del 1982) che i tre steward ballano in una scena. Partecipazione fugace e pretestuosa di Antonio Banderas e Penélope Cruz a inizio film. Brutti anche i titoli di testa pseudo Saul Bass. Leggo che alcuni attribuiscono la “loffiaggine” delle battute al doppiaggio. Io il film l’ho visto in spagnolo e ritengo che non ci fossero margini per un peggioramento.

Roberto Rippa

Los amantes pasajeros
(Gli amanti passeggeri. Spagna, 2013)
Regia, sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Musiche originali: Alberto Iglesias
Fotografia: José Luis Alcaine
Montaggio: José Salcedo
Scenografie: Antxón Gómez
Costumi: David Delfín, Tatiana Hernández
Produzione: Agustín Almodóvar per El deseo
Produttori: Esther García, Diego Pajuelo
Interpreti principali: Antonio de la Torre (Álex Acero), Hugo Silva (Benito Morón), Miguel Ángel Silvestre (neo sposo), Laya Martí (neo sposa), Javier Cámara (Joserra), Carlos Areces (Fajas), Raúl Arévalo (Ulloa), Pepa Charro (Piluca), Guillermo Toledo (Ricardo Galán), José Luis Torrijo (Sig. Más), Lola Dueñas (Bruna), Cecilia Roth (Norma Boss), Paz Vega (Alba), Blanca Suárez (Ruth)
90′

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+
  • Concordo in pieno. 8 euro buttati, nemmeno un debuttante farebbe un film del genere: piatto, slegato, senza i tempi della comicità un vero suicidio cinematografico. Ma è sicuro che lo ha fatto Pedro e non qualcun altro?

  • In un’autointervista risalente al 31 luglio 2012, PA dichiara a proposito del film:

    ¿Y cuál adjetivo le inquietaría más seriamente todavía?

    No sería un adjetivo sino una frase, un concepto, un argumento desarrollado que significara más o menos “se repite sin gracia, todo parece indicar que lo mejor de Almodóvar pertenece al pasado. Ahórrense el esfuerzo de piratearla”.

    Sembra un esempio di coda di paglia