Babylon A.D. > Mathieu Kassovitz

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MATHIEU KASSOVITZ’S BABYLON A.D.
Tra New Age e catastrofismo, un eccezionale kolossal mancato. L’ennesimo salto nel vuoto di un regista alla perenne ricerca di una identità
di Fabrizio Fogliato

Il cinema di Mathieu Kassovitz è fatto di passaggi sonori, di violenti spasmi cinematografici, percorso costantemente da una mobilità tentacolare della macchina da presa. Da sempre gli si rimprovera di mettere questo innato talento filmico al servizio di storie (escluso La Haine) al limite del ridicolo (Gothika su tutte). In realtà non potrebbe essere altrimenti: il suo cinema è talmente viscerale e passionale da travalicare qualsiasi narrazione. È un cinema plastico, connaturato ontologicamente con il concetto di immagine, lontano anni luce da qualunque pretesa narrativa e perciò proiettato in un futuro che sta arrivando (se quello di Michael Bay è puro cinema degli oggetti, quello di Kassovitz è puro cinema del pixel). L’immagine è sempre piena, a volte eccessiva, ma sempre studiata meticolosamente per catturare l’attenzione: è lo specchio concavo in cui si riflettono le ansie a cavallo tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio. Non a caso Babylon A.D. è perfettamente coerente con la sua poetica. La Haine, Assassin(s), Babylon A.D., non sono altro che lo stesso film reiterato nel tempo e amplificato, di volta in volta, nello spazio. Prima erano le banlieu, poi una Parigi spettrale e de-mitizzata, ora è la volta di un mondo/civiltà al collasso e proiettato in un futuro che è già tragedia… Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene… (recitava La Haine).

Nel giugno 2005, Mathieu Kassovitz contatta Maurice Georges Dantec per realizzare l’adattamento cinematografico del romanzo Babylon Babies, poi sceneggiato dall’esordiente Éric Besnard e dallo stesso Mathieu Kassovitz. L’inizio delle riprese del film è fissato per il febbraio 2006 con set sparsi per il mondo, dall’Europa dell’est al Canada, ma i tempi di produzione si allungano e le prime riprese vengono effettuate solo nel giugno dello stesso anno. L’interprete richiesto è l’ “amico” Vincent Cassel a cui viene offerto il ruolo poi declinato causa altri impegni lavoratovi, e gli subentra Vin Diesel. Il film viene girato tra i Barrandov Studios di Praga (Repubblica Ceca) e gli Stati Uniti e le riprese vengono interrotte per due settimane nel marzo del 2007 a causa dell’assenza di precipitazioni di tipo nevoso, e per dare tempo al cast tecnico di costruire alcuni set in Islanda. Del progetto pensato originariamente, nel frattempo, si sono via via persi i pezzi e a causa della salita esponenziale dei costi, il budget è stato progressivamente ridotto per riuscire a portare a termine il film nei tempi previsti (seppur in una versione monca e rivisitata). Babylon A.D. è impregnato di quell’estetica senza mezze misure, eccessiva e ridondante tipica del cineasta francese: prendere o lasciare, non c’è alternativa per lo spettatore.

Nel film c’è una scena che si svolge in una discoteca industriale di Vladivostock che è perfetta sintesi dell’immaginario di Kassovitz. Una gabbia di vetro sospesa nel vuoto, due uomini nerboruti che si pestano a mani nude, la macchina da presa roteante che avvolge e centrifuga lo spazio, e un montaggio serrato e coreografato sulle note di «Wasting Away» dei Nailbomb (il gruppo sperimentale formato da Max Cavalera dei Sepoltura, Alex Newport dei Fudge Tunnel e Dino Cazares dei Fear Factory, che nel 1994 diede vita a quel capolavoro che è «Point Blank»). Scena che è un atto di cinema esponenziale: l’immagine entra nelle viscere e l’adrenalina scorre a fiumi. L’attenzione al comparto sonoro del film è suffragata dalla scelta dei curatori delle musiche che è caduta su Atli Örvarsson e che sono state eseguite dagli Achozen, band formatasi dall’unione di Shavo Odadjian (D.J. e bassista dei «System of a Down») e da RZA. Nel film, che è un kolossal della durata (inconsueta) di soli 90 min (101 la versione estesa), si susseguono immagini strazianti e filosofiche alla Stalker di Tarkovskij e action-moment che ricordano il miglior cinema di Hong-Kong, il tutto al servizio di una regia personalissima e meticolosamente studiata. A dimostrazione della cura maniacale del regista di ogni dettaglio, l’artista americano Khem Caigan ha disegnato il sigillo che compare tatuato sul lato destro del collo di Toorop, un emblema originariamente apparso nello Schlangekraft Necronomicon nel 1977, testo satanico celebre nei primi anni ottanta.

Il film è ambientato in un immediato futuro, ed è incentrato su un mercenario Toorop (Vin Diesel) che è incaricato di trasportare in 6 giorni una giovane donna (Mélanie Thierry) dalla Mongolia a New York in USA, dove lui non può più entrare. Toorop e il magnate Gorsky si accordano per mezzo milione, oltre ad una nuova vita per il mercenario in America. Toorop si fa recapitare in un convento dove incontra Suor Rebecca (Michelle Yeoh), che le spiega che lei e Aurora (Mélanie Thierry) dovranno entrambe arrivare a New York. Durante il viaggio però viene ostacolato da alcuni oppositori, come la setta dei Noeliti e il padre di Aurora. I tre con l’aggiunta di un nuovo compagno, iniziano il viaggio verso lo stretto di Bering che riescono ad attraversare con un sottomarino russo. Durante la traversata si scopre che Aurora è dotata di poteri speciali e l’unica spiegazione sembra essere che Aurora sia portatrice di un virus che può essere usato come arma. Nei pressi del confine fra Russia e Alaska, dopo uno scontro con dei droni volanti, Toorop uccide il compagno di viaggio che lo stava tradendo. Attraversato il Canada ed entrati negli Stati Uniti d’America, i tre in poco tempo si ritrovano a New York, dove continuano martellanti le notizie di una nuova era, un nuovo miracolo. I tre a New York scoprono che il loro convento di Noeliti da cui erano partiti è stato distrutto da un missile…

Il film è ispirato a Babylon Babies, romanzo dello scrittore di culto Maurice G. Dantec. Autore di discussi noir (i più noti La sirena rossa e Le radici del male), Dantec è divenuto celebre per l’immagine cupa (capelli spettinati, occhiali scuri portati in ogni occasione e a qualsiasi ora) che lo ha reso, nel bene e nel male, un personaggio dalla personalità camaleontica, che lo ha visto passare dalla scena electro-pop alla letteratura cyberpunk fino all’invenzione del neo-polar ed alla recente conversione religiosa. La storia di Babylon A.D. segue le vicende del mercenario Toorop (Vin Diesel), il quale accetta il rischioso incarico di scortare la misteriosa Aurora (Mélanie Thierry) da un Monastero in Mongolia fino al cuore di Manhattan. La ragazza che ha appena compiuto 18 anni, è nata nel monastero e non ne è mai uscita, sempre sorvegliata a vista dalla sua tutrice Suor Rebecca (Michelle Yeoh). Toorop viene avvertito che la ragazza è “speciale”: già all’età di 2 anni sapeva parlare 19 lingue diverse e adesso, raggiunta la maggiore età ha iniziato a sviluppare capacità paranormali di preveggenza. Per assicurarsi che la ragazza arrivi a Manhattan sana e salva, Toorop dovrà far si che abbia il minor numero di contatti possibili con il mondo esterno. Il compito si rivela più difficile del previsto. Ci sono persone che hanno buoni motivi perché Aurora non arrivi viva negli Stati Uniti. L’eco messianico che percorre tutta la pellicola, si pone in netto contrasto con la scelta di raccontare una fuga (ancora una volta…fin qui tutto bene…) al limite del suicidio.

Se Aurora porta già nel nome il suo destino, lo scenario apocalittico in cui si muovono i personaggi, illuminato, o meglio “oscurato” dalla fotografia traslucida di Thierry Arbogast, è perfettamente congenito al momento storico attuale: l’est dell’Europa isolato dal mondo, il Caucaso teatro di guerriglia e attentati, il continuo rimando ad episodi tragici della storia recente (la scena in Kazazakistan riecheggia minacciosa la strage del mercato di Sarajevo, e quella del sottomarino sembra rivisitare la tragedia del Kursk), non fanno altro che trasfondere nello spettatore l’immagine di un futuro prossimo. E pazienza se nel suo complesso il pamphlet mistico-apocalittico-fatascientifico, rabberciato alla meglio da Kassovitz, non appare mai credibile. La potenza (perché di questo si tratta) del suo cinema e della sua regia ci consentono di mandare in vacanza il cervello per un’ora e mezza e di convogliare le pulsioni pixellate di un’esperienza visiva che (questa sì) è davvero mistica…fin qui tutto bene… •

Fabrizio Fogliato

 

vedi anche
CINEMA IN NUCE. IL CORTOMETRAGGIO SECONDO MATHIEU KASSOVITZ di Gabriele Baldaccini
pubblicato in Rapporto Confidenziale 38 (marzo/aprile 2013)

 

Babylon A.D.
Regia: Mathieu Kassovitz
Sceneggiatura: Mathieu Kassovitz, Éric Besnard, Joseph Simas dal romanzo Babylon Babies di Maurice G. Dantec
Fotografia: Thierry Arbogast
Montaggio: Benjamin Weill
Musiche: Atli Örvarsson
Esecuzione: The London Metropolitan Orchestra, Achozen
Music Department: Slamm Andrews, Jeffrey Biggers, Andy Brown, Edouard Dubois, Clay Duncan, Bruce Fowler, Jerome Hadey, Jörg Hüttner, Steven Kofsky, Stephen McLaughlin, Alan Meyerson, Satnam Ramgotra, Czarina Russell, Peter Oso Snell, Del Spiva, Greg Vines, Booker White, Hans Zimmer
Casting: Gigi Akoka, Nancy Bishop, Jina Jay
Architetti-scenografi: Claudio Campana, Robert Cowper, Ora Ito, Peter James, Jindrich Kocí, Milena Koubkova, Laure Lepelley-Monbillard, Olivier Raoux, Karen Wakefield, Stephen Wong, John King (supervisione)
Arredatori: Francesca Cross, Michel Pagès
Scenografia: Paul Cross, Sonja Klaus
Costumi: Chattoune, Fab
Interpreti: Vin Diesel, Michelle Yeoh, Mélanie Thierry, Gérard Depardieu, Charlotte Rampling, Mark Strong, Lambert Wilson, Jérôme Le Banner, Joel Kirby, Souleymane Dicko, David Belle, Radek Bruna, Jan Unger, Abraham Belaga, Gary Cowan
Produzione: Babylon, MNP Entreprise, Babylon Films Limited
Coproduzione: M6 Films con la partecipazione di Studio Canal, Canal+, CinéCinéma
Suono: Dolby Digital, DTS, SDDS
Macchine da presa: Arricam LT, Arricam ST, Arriflex 435 Xtreme, Arriflex 535B
Processo fotografico: Digital Intermediate (2K), Panavision (anamorphic), Super 35 (source format)
Negativo: 35mm, Video HDTV
Rapporto: 2.35:1
Paese: USA, Francia, UK
Anno: 2008
Durata: 90′ / 101′

 

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