Gloria > Sebastián Lelio

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

GLORIA
di Sebastián Lelio (Cile-Spagna/2012)
Berlinale 63 – Concorso internazionale

recensione a cura di Simone Buttazzi
pubblicata all’interno dello speciale BERLINALE 63 in Rapporto Confidenziale 38

 

L’Orso del passaparola, entrato papa e uscito cardinale dall’ultima riunione della giuria, è un film vitale e agrodolce, con un coraggio nel mostrare corpi sessantenni intenti ad amoreggiare che non si vedeva dai tempi di Settimo cielo (2009) di Andreas Dresen, tra l’altro giurato. Alla fine il premio – sacrosanto – è andato alla protagonista Paulina García, la Gloria del titolo, che incarna una sorta di mélange tra la Gena Rowlands di cassavetesiana memoria e la Carmen Maura più pesta e vendicativa. Ogni parallelo tra il personaggio principale e il Cile di oggi è sensato e di fatto incoraggiato dalla sceneggiatura, in particolare nel suo rapporto col passato, vale a dire il disastroso amante Rodolfo (Sergio Hernández), vile, bugiardo e guerrafondaio come il più smidollato dei maschi. E sarà proprio lui a subire la vendetta sublime di Gloria nella scena più memorabile e rapida di tutto il film. Tra famiglie disfunzionali, cene di compleanno apocalittiche e l’improvvisa, salvifica apparizione di un pavone (digitale), Gloria si apre e si chiude su una pista da ballo e nel finale risuona proprio la canzone eponima del titolo – quella di Umberto Tozzi, anche se in versione ispanica. Un bizzarro pendant musicale con la Gianna Nannini che porta sollievo nel film premiato con l’Orso d’oro, Poziţia copilului di Călin Peter Netzer. •

Simone Buttazzi

 

 

Sebastián Lelio su Rapporto Confidenziale
El año del tigre (The Years of the Tiger) – 2011
Intervista a Sebastián Lelio e Luis Dubó

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+