Youth > Tom Shoval [1]

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YOUTH
di Tom Shoval (Israele-Germania/2013)
Berlinale 63 – Panorama Special

recensione a cura di Cristina Beretta
pubblicata all’interno dello speciale BERLINALE 63 in Rapporto Confidenziale 38

 

Presentato nella sezione Panorama, è il primo lungometraggio del regista israeliano, nato nel 1981, Tom Shoval.

Yaki e Shaul sono fratelli, hanno un rapporto stretto, quasi simbiotico. Il maggiore presta servizio militare e non si separa dal proprio fucile nemmeno quando è a casa in licenza, l’altro va a scuola e lavora in un cinema per aiutare economicamente la famiglia.
Il film si svolge in un sobborgo di Tel Aviv e mostra la vita di tutti i giorni di una famiglia della classe media israeliana che sprofonda nella povertà: la madre nel film si divide tra diversi lavoretti, mentre il padre è disoccupato e la famiglia non sa come far fronte all’aumento dell’affitto dell’appartamento in cui vivono.
Senza soldi tu non sei niente, dirà uno dei due fratelli, pieno di rabbia; e allora i due fratelli, all’insaputa dei genitori, decidono di rapire una compagna di scuola per chiedere il riscatto alla ricca famiglia. Ma il piano non funziona come sperato, anzi, è un vero disastro. Tra i due fratelli si percepisce una tensione che sembra poter esplodere da un momento all’altro in un atto di pura violenza, ma la situazione non degenera: la ragazza verrà liberata e il film continua fino al tragico epilogo.
Ma il racconto non funziona, è sbilanciato: la vicenda del rapimento è eccessivamente dilatata, occupando circa tre quarti dell’intera durata. Quando la ragazza viene liberata, la tensione precipita, il film cambia registro e lo spettatore rimane piuttosto disorientato: in realtà Shoval non voleva incentrare il film unicamente sul rapimento, quello sarebbe dovuto essere solo un elemento del film.
Il film inoltre risulta spesso poco credibile: quando rapiscono la ragazza, questa viene trasportata fino a casa in bus perché i due fratelli non hanno una macchina (che però useranno in un secondo momento, quando la libereranno). Possibile che questa scalci e si metta urlare solo quando arriveranno nella cantina-nascondiglio? E poi: possibile che nel condominio nessuno si renda conto di nulla e che i vicini escano di casa solamente quando i due fratelli non corrono il rischio di venire scoperti?
Yaki e Shaul telefonano alla famiglia di lei, lasciano innumerevoli messaggi in segreteria dicendo di essere i rapitori della figlia e di esigere il riscatto, ma la famiglia di ebrei osservanti non reagisce perché rispetta lo Shabbat. Possibile che sentire in segreteria la voce implorante di una figlia rinchiusa chissà dove con gente che le fa chissà cosa, non sia un motivo sufficiente per interrompere la festa del riposo e alzare il ricevitore? (e ancora: se la famiglia è così ortodossa, perché consente alla ragazza di andare a scuola con abiti che un ebreo osservante giudicherebbe poco “modesti”?)

Youth è un film che parla di famiglia, di rabbia, della paura della povertà e – soprattutto – di quegli eventi che sanciscono la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta; un film che, nonostante le buone intenzioni, non si può dire riuscito. •

Cristina Beretta

 

 

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