Como // 4 film tra Tibet, buddismo e yoga

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Himalaya, le chemin du ciel, Marianne Chaud


I SENTIERI DEL CIELO
quattro film tra Tibet, buddismo e yoga

8, 15, 22, 29 maggio 2013 Como, Cinema Astra
INGRESSO GRATUITO

Mercoledì 8 maggio, ore 21.00

Himalaya, le chemin du ciel Himalaya, il sentiero del cielo
Regia e fot.: Marianne Chaud. Montaggio: Olivier Bernet. Francia, 2008, col., 52’, v.o. sott. it.
Ambientato nell’arido e maestoso paesaggio delle montagne innevate dello Zanskar, la valle situata a 4.000 metri d’altitudine in India, il film racconta la storia dei monaci bambini, in particolare di Kenrap, un bimbo di otto anni che da quando ne aveva cinque è stato riconosciuto la reincarnazione di un anziano monaco. Nelle stanze del monastero di Phukthal la regista lo segue, parla con lui, si fa raccontare la sua vita di bambino giocoso e felice, ma anche convinto di essere un vecchio saggio.

Segue il cortometraggio

Il sorriso di Budda Regia: Bayr Dyshenov. Russia, 2008, col., 20’

Mercoledì 15 maggio, ore 21.00

Breath of Gods Il respiro degli dei – Un viaggio alla scoperta dello Yoga moderno
Regia e scenegg.: Jan Schmidt-Garre. Interviste: Bellur Krishnamachar Sundararaja Iyengar, Pattabhi Jois, T.K. Sribhashyam, Tirumalai Krishnamacharya. Germania, 2011, col. e b/n, 105’, v.o. sott. it.
Stando alla tradizione indiana le origini dello yoga sono da attribuirsi al dio Shiva, ma pochi sanno che in realtà a dare forma a questa disciplina è stato negli anni Trenta il saggio Tirumalai Krishnamacharya. Per raccontare questa storia sconosciuta ai più il regista Jan Schmidt-Garre intraprende un viaggio in India. Nella splendida reggia del Maharaja di Mysore incontra alcuni tra i leggendari studenti del maestro Krishnamacharya, impara il saluto al sole direttamente da Pattabhi Jois e si fa rivelare dal figlio del grande saggio la segreta “sessione salva-vita”.

Mercoledì 22 maggio, ore 21.00

Daughters of Wisdom Figlie del Tibet
Regia: Bari Pearlman. Usa, 2007, col., 68’, v.o. sott. it.
Situato sull’altipiano orientale a nord dell’Himalaya tibetano, a un’altitudine di 4.000 metri, il distretto di Kham ospita una popolazione stimata in 60.000 fra agricoltori e famiglie di pastori nomadi. La loro vita è cambiata ben poco nel corso degli ultimi 2.000 anni e, per lo più, è una vita vissuta tra analfabetismo, povertà e fame. Il Kala Rongo Monastero, a Nangchen, dà ospitalità a quasi 300 monache che studiano e pregano tutto il giorno, creando nuove opportunità per sé stesse e per la comunità che servono.

Mercoledì 29 maggio, ore 21.00

Bokar Rimpoché
Regia e fot.: Guy Maezelle. Interviste: Bokar Rimpoché. Francia, 2006, col. 57’, v.o.sott.it.
Riconosciuto come uno dei grandi maestri del buddismo tibetano, Bokar Rimpoché ha dedicato la sua esistenza alla meditazione, vivendo isolato in un piccolo monastero di montagna, nel quale fu educato fin dall’infanzia. A quattro anni fu riconosciuto dal 16. Karmapa come un Tulku, la reincarnazione di un grande lama. Quando i cinesi invasero il Tibet, Bokar fu costretto a fuggire in India e qui, durante l’esilio, conobbe il suo maestro spirituale, Kalu Rimpoche, maestro di meditazione assai vicino al Dalai Lama. Bokar Rimpoché è stato l’erede e il rappresentante di una conoscenza ancestrale trasmessa di generazione in generazione, la cui saggezza ci apre ancora oggi a una riflessione unica sul senso della vita, dell’amore, della morte.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+