Game over. Breve elogio dei tagli alla cultura

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Lo scorso 24 aprile un comunicato dai toni drammatici, dal titolo "Appello urgente al nuovo Ministro della Cultura", dava voce alla preoccupazione circa la certa paralisi del "cinema italiano" a seguito della riduzione delle risorse pubbliche a favore dell’intera filiera cinematografica. Se il settore si paralizza per un taglio di tali dimensioni (a quanti soggetti questi fondi sarebbero realmente elargiti? fra quante realtà andrebbero divisi i 20 milioni di tagli?) significa che il settore non è, come non è, in grado di camminare con le proprie gambe. Di fatto il comunicato sottoscritto da AFIC Associazione Festival Italiani di Cinema ANAC, 100autori, ANEC, ANICA Sezione Produttori, Associazione Italian Film Commissions, Segreteria unitaria SLC CGIL, Fistel CISL, Uilcom UIL, SNCCI e SNGCI (e firmato da un lungo elenco di festival) sancisce la morte del settore e della creatività imprenditoriale dei propri operatori. Più che una richiesta di aiuto è il simbolo di una disfatta. Oppure è il riflesso condizionato di una logica assistenziale, da sudditi, la necessità istintuale d’andare subito a batter cassa al neo nominato Ministro per i beni e le attività culturali Massimo Bray?

 

Appello urgente al nuovo Ministro della Cultura
Il cinema si ferma. Questa è la realtà che attende il nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali al quale tutte le associazioni del settore chiedono un intervento immediato rinnovando allarme e preoccupazione.
La riduzione di oltre 20 milioni (oltre il 20 %) delle risorse pubbliche disponibili per l´intera filiera cinematografica annuncia l´inevitabile blocco di tutte le attività del settore: dalla produzione alla distribuzione, dall´esercizio alla promozione con gravissime ricadute anche sull´occupazione di centinaia di migliaia di lavoratori.
Pur nel quadro drammatico di una crisi economica generale, le associazioni del settore ritengono indifferibili soluzioni per impedire una paralisi di tutti i comparti del cinema.
Per questo il nuovo Ministro riceverà già nei prossimi giorni un quadro articolato delle emergenze e anche una "ricognizione" utile a possibili soluzioni.
Il ridimensionamento delle risorse vanifica il sostegno pubblico che tutti i Paesi europei riconoscono al cinema e alla cultura. Ciò accade proprio nel momento in cui, nonostante tutto, il cinema italiano riscuote nuovi e importanti riconoscimenti di attenzione all´estero e si prepara al confronto internazionale al Festival di Cannes.
Il nuovo Ministro dimostri concretamente la volontà politica di intervenire con un’immediata inversione di tendenza reintegrando i tagli, per esempio, con quanto sarà ricavato dalla vendita delle frequenze televisive.
Sarebbe un primo gesto concreto di risarcimento recuperando risorse da parte di chi utilizza l´audiovisivo senza reinvestire nella produzione.
[fonte: www.aficfestival.it/IMG/pdf/comunicato_associazioni.pdf ]

 

Una risposta interessante all’appello è venuta il 7 maggio da Vincenzo Scuccimarra, dalle pagine online del suo blog all’interno del sito del Il Sole 24 Ore, con l’articolo Basta soldi per il cinema senza una riforma di sistema. Un testo veloce e prezioso che mette la mano nella piaga e che propone, concretamente e con semplicità, alcune delle strade possibili che il settore è chiamato a imboccare per la propria sopravvivenza.

La crisi del "cinema italiano" non è solamente economica, ma creativa: è evidente a tutti l’incapacità di affascinare il pubblico da parte di un settore da troppo tempo ripiegato in un’esistenza artefatta. Il cinema italiano non è più selezionato nei festival internazionali, salvo casi rarissimi e encomiabili, ha perso la capacità di parlare una lingua universale, si è provincializzato e immiserito nel linguaggio, prima ancora che nei mezzi. L’animazione made in Italy ha saputo negli ultimi anni farsi apprezzare in ogni angolo del mondo ma, questa pratica, per la cronaca,vive da tempo immemore di niente e con niente (e nessuno – vedi alla voce Simone Massi, ma è solo uno dei nomi possibili fra i molti).

Certi, ma pure speranzosi, di ottenere il biasimo dei molti occupati del settore e la stima di tutto quell’esercito di operatori culturali marginalizzati dal sussidio pubblico, dall’elemosina di stato con la quale per decenni vi siete ingrassati, tifiamo per la vostra discesa negli inferi del reale, non assistito e tragico.

 

«Lo Stato che paga la cultura placa l’ansia dei creativi, gli para il culo e li fa diventare meno ansiosi e meno protesi verso la disperazione. Che poi è l’obiettivo»
Antonio Rezza

 

Con affetto,
AG  / / /
prosegue sul prossimo numero di Rapporto Confidenziale

 

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  • selvi francesco

    concordo e sottoscrivo….per tutti quelli che vorrebbero infamare l’autore AG o di rimbalzo me che son concordante, l’invito è quello di leggere la lettera che THOMAS BERNHARD lesse al ritiro di un premio, la trovate su ‘i miei premi’, edito da adelphi…anche il buon vecchio thomas sarebbe d’accordo con alessio! come in fondo era assolutamente sulla stessa linea francis bacon quando ricordava che all’uomo non serve la sicurezza, soprattutto all’artista…siamo in buona compagnia!
    ciao