La grande bellezza > Paolo Sorrentino

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Uno sputo si tuffa in una pozza di sputo illudendosi di essere colui che sputa.

Mi annoio. Vorrei tanto non scrivere niente ma ho già fallito.

Mi perdonerete l’eccesso di citazioni.

Ciò che mi sembra bello, quello che vorrei fare, è un libro su nulla, un libro senza appigli esteriori, che si tenesse su da solo per la forza intrinseca dello stile, come la terra che si regge in aria senza bisogno di sostegno; un libro quasi senza soggetto o almeno il cui soggetto fosse, se possibile, quasi invisibile. Le opere più belle sono quelle che hanno meno materia; più l’espressione si approssima al pensiero, più la parola vi aderisce e sparisce, più è bello. Credo che l’avvenire dell’arte sia su questa strada.
(Gustave Flaubert, lettera a Louise Colet, venerdì sera, 16 gennaio 1852)

Sorrentino ha il pregio di non farsi ammaliare mai dal sociale. Il suo è un sincero snobismo da intellettuale, nel senso deteriore del termine. Un plongeé a mezzo metro dal suolo che comunque lo pone al di sopra dell’oggetto del suo sguardo. Ma mezzo metro non è nemmeno un metro. Non si può raccontare il presente. Si può raccontare il passato o immaginare il futuro. Per raccontare il presente bisogna essere avanti e non sopra. Bisogna essere avanti e raccontare quel passato che per altri è ancora presente. Il presente non esiste, non è già passato e non è ancora futuro.

Più scrivo e più mi rendo conto della totale inutilità di questa pratica. Scrivere di Cinema poi, che resa incondizionata all’inutilità!

Penso al poeta che si arrende ai propri versi.
Penso a Fellini che ammetteva di non aver capito i suoi e si arrendeva loro accettandoli per farsi accettare a sua volta; chiedendo scusa.

Penso a Sorrentino che umilmente ammette di non avere la forza di stare zitto, accettando intrinsecamente la sua mediocrità. Egli si arrende al nulla, una resa incondizionata. Lo fa perché non in grado di vedere oltre quel muro di essere umani che ballano in terrazza. Anche loro posti in alto. Anche loro.

Ora, voglio essere chiaro, voler fare un film sul nulla è ambizione più che nobile ma mai quanto non farlo e comunque sempre meno che non volerlo nemmeno fare.

L’uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere.
Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, 1887

Sorrentino però commette un grave errore, confonde il nulla con l’inutile. Il parallelo tra i cadaveri festaioli e le bellezze di Roma, la scena di apertura sul Gianicolo con i busti che rimandano alla Rivoluzione Romana denunciano ancora una volta il suo enorme limite: non saper amare il nulla. Quando ne parla cerca sempre di volgere lo sguardo altrove come se sperasse di superarlo. Non lo ama mai fino al punto di annullarsi. Non ci riesce e non può riuscirci perché il suo è uno sguardo coinvolto, un sguardo colpevole, uno sguardo mai realmente distaccato e per questo comprensivo. Non capisce o non ha coraggio.

Meglio sarebbe stato mostrarlo quel nulla piuttosto che parlarne. Come per altro andava urlando Flaubert e non solo lui:

…più l’espressione si approssima al pensiero, più la parola vi aderisce e sparisce, più è bello…

Paolo, facciamola sparire questa parola. Tu sai che è l’unica cosa giusta da fare. Falla.

Più che una guida di Roma una guida al nulla, come andava dicendo Jaroslav Hasek:

Il mio scritto si occuperà particolareggiatamente delle bellezze del Nulla, trascurate con vero odio da matrigna.
Sarà dunque una Guida per i luoghi dove non c’è assolutamente nulla, sicché decade ogni possibilità che lo sguardo ricerchi qualcosa e che nasca con ciò per il povero turista il pericolo di torcersi il collo.

Inutile e cretina è la polemica circa l’ispirazione Felliniana del film. Se questo è il livello della critica, meglio cavarsi gli occhi per non leggere più nulla.
Chi non riesce ad evitare di scrivere di Cinema, deve invece evitare di scrivere banalità che potrebbero uscire dalla penna di un qualsiasi studente del Dams.

La Grande Bellezza è sicuramente un film molto personale. Un film di mezzo, che mi ha ricordato più che La Dolce Vita. Che fare? La domanda per eccellenza. Il protagonista del film ha sbagliato una sola volta e poi è rinsavito. Era giovane, un romanzetto si può perdonare a tutti. Ma una intera filmografia? Molto meno. Sorrentino lo sa e si arrende al fare. Fa quel che può. Non gli si può chiedere di più.

Osa Paolo, osa di più.

Oppure la prossima volta chiamami prima di fare il film e così avrò modo di dirti:
Ricorda l’elogio di Mallarmé alla pagina bianca? e di Rimbaud? Un poeta mio caro, non un regista cinematografico, lo sa di Rimbaud quando ha finito una poesia, la sua rinuncia a continuare a scrivere, la sua partenza per l’Africa? Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione. Mi perdoni quest’eccesso di citazioni, ma noi critici facciamo quello che possiamo. La nostra vera missione è spazzare via le migliaia di aborti che ogni giorno, oscenamente, tentano di venire al mondo. E lei vorrebbe addirittura lasciare dietro di sé un intero film, come lo sciancato si lascia dietro la sua impronta deforme? Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori.
8½ di Federico Fellini

Quante parole!

Per fortuna ci sono i filosofi a sintetizzare:

In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente.
Ludwig Wittgenstein

Michele Salvezza

La grande bellezza
(Italia-Francia/2013)
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Musiche: Lele Marchitelli
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Scenografie: Stefania Cella
Costumi: Daniela Ciancio
Interpreti principali: Toni Servillo (Jep Gambardella), Carlo Verdone (Romano), Sabrina Ferilli (Ramona), Carlo Buccirosso (Lello Cava), Iaia Forte (Trumeau), Pamela Villoresi (Viola), Galatea Ranzi (Stefania)
142′

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  • ZXS

    Salvezza, tu hai bisogno di aiuto.
    Ma di corsa.

  • wastedjack

    “Chi non riesce ad evitare di scrivere di Cinema, deve invece evitare di scrivere banalità che potrebbero uscire dalla penna di un qualsiasi studente del Dams”
    Hai già detto tutto da solo. Datti all’ippica.

  • Valentina

    un due tre prova prova