287 miliardi di euro

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"Il cinema certo, ma il problema è tutto il resto" è stato per lungo tempo uno dei motti utilizzati con maggiore frequenza sulle pagine (digitali) di Rapporto Confidenziale. Non ci vediamo come un sito "tradizionale" di critica cinematografica, bensì di "cultura cinematografica" e pensiamo che quest’ultima nebulosa idealità sia informata da tutto quello che si muove nel mondo degli uomini. La CRISI imperversa sulle nostre teste da oramai troppo tempo, manca un orizzonte condiviso capace di guardare al futuro, soprattutto in Europa, drammaticamente in Italia. Per questo motivo pensiamo sia il caso di provare a entrare dentro ai numeri, ai dati macroeconomici capaci di descrivere questa recessione prolungata, questo declino. Lo facciamo sulle pagine di RC perché anche il cinema, il suo pubblico e chi lo realizza, dovrebbe ripensarsi entro questo nuovo e inedito scenario, così da modificare ruolo e pretese di un linguaggio e un’industria guardate con crescente diffidenza da coloro i quali, nella rete della crisi, sono rimasti maggiormente impigliati. Dal 2008 si sono persi quasi 300 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo rispetto al trend 1994-2008 (+1,8%), pensiamo sia "cosa buona e giusta" saperlo.

 

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287 miliardi di euro
di Riccardo Trezzi

Fonte: «lavoce.info» del 18 maggio 2013
www.lavoce.info/287-miliardi-di-euro

 

Il primo trimestre 2013 è il settimo trimestre consecutivo nel quale il Pil del Paese risulta in calo. Una contrazione della ricchezza nazionale così prolungata nel tempo non si era mai verificata prima. Non solo, ma l’attuale fase di contrazione e’ la seconda fase recessiva di una crisi iniziata sei anni fa.

La figura 1 mostra l’evoluzione del Pil italiano (linea rossa). Al grafico è stato aggiunto il trend lineare (linea verde) calcolato utilizzando il tasso medio di crescita del Pil nel periodo 1994-2008 (1.8 per cento). Il raffronto permette quindi di capire la dimensione della perdita di output aggregata dovuta alla mancata crescita. Tale stima risulta pari a 287 miliardi di Euro, poco più del 20 per cento del PIL attuale. In altri termini, mentre l’ISTAT comunica che il PIL italiano negli ultimi quattro trimestri è stato pari a 1381.9 miliardi di euro, assumendo dal 2008 ad oggi una crescita lineare, il prodotto interno lordo sarebbe oggi di 1668.9 miliardi di euro.

Figura 1 – Evoluzione del PIL italiano

Fonte: calcoli dell’autore su dati ISTAT. Valori trimestrali annualizzati. I dati sono destagionalizzati e corretti per i giorni lavorativi.

La dimensione della crisi è resa ancora più chiara dalla figura 2. Tale figura è un aggiornamento di uno scritto pubblicato circa un anno fa su lavoce.info. La figura mostra la perdita cumulata (in termini di Pil) dal picco pre-crisi raffrontando la Grande Depressione americana all’attuale crisi italiana. A sei anni dall’inizio della crisi la perdita di ricchezza italiana è stimata attorno all’8,5 per cento. Nello stesso periodo, gli Stati Uniti avevano accumulato una perdita di ricchezza di poco più di 10 punti percentuali. Tuttavia, mentre gli Stati Uniti si trovavano in piena espansione (per 3 anni consecutivi – 1934, 1935 e 1936 – i tassi di crescita furono vicini od addirittura superiori al 10 percento annuo), l’Italia si trova in una nuova fase recessiva della quale non si riesce ad intravedere il termine. Utilizzando i dati del Fondo Monetario Internazionale (WEO, Aprile 2013) l’attuale crisi sembra risultare in una perdita cumulata di ricchezza superiore alla Grande Depressione già a partire dal 2014. Inoltre, secondo le proiezioni del Fondo Monetario, l’Italia non tornerebbe ai livelli pre-crisi prima della fine del 2018.

Figura 2 – Perdita cumulata di ricchezza dal picco pre-crisi, valori annuali.

Fonte: calcoli dell’autore su dati FED, IMF ed ISTAT. Valori annuali. Le previsioni dal settimo all’unidicesimo anno sono basate sulle proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (World Economic Outlook, Aprile 2013).

Per verificare gli effetti di revisioni del tasso di crescita ipotizzato dal Fondo, la figura 3 riproduce la figura 1 inserendo le previsioni a lungo termine (line tratteggiate). Per semplicità sono stati delineati solo due possibili scenari futuri. In un caso (linea rossa tratteggiata) il tasso annuo costante di crescita è pari al 3,5 percento, mentre nel secondo scenario (linea blu tratteggiata) è del 2,5 percento. Queste ipotesi sono piuttosto ottimiste, data l’esperienza recente dell’Italia. In ogni caso, nel primo scenario il PIL torna attorno al potenziale solo nel 2024; nel secondo scenario solo nel 2040.

Figura 3 – Proiezione del PIL italiano a lungo termine.

Fonte: calcoli dell’autore su dati ISTAT. Nota: la linea rossa tratteggiata assume un tasso di crescita costante pari al 3.5 percento annuo, la linea blu tratteggiata assume un tasso di crescita costante pari al 2.5 percento annuo.

Questi scenari non son il frutto di una sofisticata proiezione macroeconometrica. È solo un modo diretto per ragionare sulla crisi. Il problema della politica economica in Italia è principalmente quello di invertire il pericoloso clivio sul quale è incanalata l’economia italiana. Il costo dell’insuccesso è una perdita permanente di quel benessere che è stato faticosamente accumulato nel corso dei passati decenni. •

Riccardo Trezzi

 

Riccardo Trezzi | Economista – PhD University of Cambridge

 

Fonte: «lavoce.info» del 18 maggio 2013
www.lavoce.info/287-miliardi-di-euro

 

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