N.B. # Gabriel Abrantes & Daniel Schmidt + João Pedro Rodrigues

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N.B. Nota bene # È il titolo della rubrica di «Rapporto Confidenziale» che intende segnalare al lettore "cose" interessanti scovate in giro per il web. «La bellezza è una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in un dato luogo» (H. Ibsen). Confidiamo che questo articolo sia il tempo e «Rapporto Confidenziale» il luogo.

Questo N.B. è interamente dedicato a una nostra grande passione: IL CINEMA PORTOGHESE.

 



 

Palácios de Pena di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt, mediometraggio della durata di 59 minuti presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia 2011, sarà visibile fino all’8 giugno all’interno di Vdrome (piattaforma online ideata e promossa da Mousse, magazine italiano "anagraficamente" ma internazionale per attitudine), interessante spazio espositivo a cura di Edoardo Bonaspetti (che di Mousse è direttore editoriale), Jens Hoffmann, Andrea Lissoni e Filipa Ramos.

 

Rapporto Confidenziale: Palácios de Pena, presentato a Venezia 2011, è una complessa riflessione sul Portogallo e la sua storia. Un film affascinante, estremamente saturo di suggestioni di varia natura. Puoi raccontarci come nasce il progetto, quale messaggio hai voluto costruire?

Gabriel Abrantes: Il film è stato finanziato da un night club di Lisbona. Avevano organizzato un’esposizione con dieci artisti per il suo decimo anno e hanno invitato anche me. Io volevo girare un film e, ovviamente, è difficile farlo in un luogo come quello, perché tutto si sarebbe svolto nel club. Quindi ho scelto una piccola sala, con una porta che era possibile chiudere. C’era uno schermo al plasma e lo spazio per soli tre spettatori. Era una sala destinata al consumo di droghe e sesso. Era una situazione che volevo collegare al film. Mi interessavano il tema del sesso e quello del controllo delle situazioni: come ai tempi dell’Inquisizione in Portogallo: la castrazione del potenziale sessuale. Nei night club capita spesso di trovare una struttura che replica quella dei licei: i modi in cui la gente si veste, come si propone, il discorso sul dominio del denaro, il prezzo per l’entrata, la fila all’esterno. Ecco perché ho scelto ragazze tra i 12 e i 14 anni per la parte contemporanea. Non era permesso loro di entrare nel locale, penso si debbano avere almeno 16 anni per poterlo fare. Siccome le ragazze si sviluppano prima rispetto ai ragazzi, incominciano presto a usare l’abilità nell’usare la sessualità come meccanismo sociale. Le ragazze hanno già la nozione della possibilità di usare il loro corpo per suscitare una reazione nei ragazzi. I ragazzi ci arrivano due o tre anni dopo. Quindi, volevo legare questo discorso all’Inquisizione. Il discorso sull’utilizzo biologico del sesso come strumento di potere, e l’Inquisizione come idolatria del sesso, come strumento di potere, ma pure la sua distruzione, come accadeva per i gay.

[intervista tratta da Rapporto Confidenziale 37 – dicembre/gennaio 2013]

 

Gabriel Abrantes (Chapel Hill, North Carolina, 1984) è fra i più interessanti giovani filmmaker contemporanei, come testimoniano la presenza fissa delle sue opere nei maggiori festival internazionali e le retrospettive a lui dedicate a Belfort, Vienna e Londra. Il suo stile, film dopo film, comincia a farsi chiaro e sempre più preciso, strutturandosi in una poetica riconoscibile, una visione del mondo per immagini tutta cinematografica, ma aperta ad altri linguaggi – in primis quello pittorico. Quello di Abrantes è un cinema complesso nella sua vorticosa riproduzione di schemi narrativi ricorsivi, nel suo cinema infatti tornano temi e situazioni, come pure il fatto di firmare ogni sua pellicola con co-registi differenti (Benjamin Crotty, Daniel Schmidt, Katie Widloski, Alexandre Melo e, prossimamente, Ben Rivers), quasi a voler sottolineare l’impossibilità ontologica d’essere autore singolo di un’opera cinematografica. Nel suo cinema tendono a porsi polarità, mondi distanti, visioni differenti, che per un qualche motivo capitano una di fronte all’altra, il tutto entro set naturali straordinari che lasciano stupefatto lo spettatore. Sotterraneo corre pure un continuo conflitto di classe, fra i personaggi e la società o fra gli stessi, ma pure una riflessione continua attorno all’identità di genere (sessuale). Abrantes è Laureato in Arte, cinema e arti visive alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art di New York, ha studiato presso l’École nationale supérieure des beaux-arts di Paris e Le Fresnoy – Studio national des Arts Contemporains. Dal 2002 espone con regolarità le proprie opere pittoriche da Lisbona a Porto, dall’Olanda al Giappone, passando per l’Inghilterra la Francia e molti altri paesi. Nel 2008, i suoi cortometraggi Olympia I e Olympia II vengono selezionati al Festival IndieLisboa, dove, l’anno successivo, vince il New Talent Fnac Award con Visionary Iraq (2009). Nel 2010 ha fondato a Lisbona, insieme a Natxo Checa e Zé dos Bois, la casa di produzione cinematografica A Mutual Respect, giovane realtà produttiva impegnata nella produzione a basso costo di cinema sperimentale, attenta all’innovazione del linguaggio cinematografico, con la quale ha prodotto il (quasi) omonimo cortometraggio (vedi: www.rapportoconfidenziale.org/?p=9673) vincitore del Pardino d’oro del Concorso internazionale Pardi di domani al Festival di Locarno. Sempre a Locarno presenterà i cortometraggi, Liberdade (vedi: www.rapportoconfidenziale.org/?p=16307) nel 2011, e Zwazo nel 2012. A Venezia 68 è stato in concorso nella sezione Orizzonti (l’ultima by Sergio Fant) con il mediometraggio Palácios de Pena.
Attualmente è al lavoro su tre nuovi cortometraggi e al suo primo lungo.
Vive e lavora a Lisbona.

Su Rapporto Confidenziale 37 – dicembre/gennaio 2013 (pag.34-41) abbiamo pubblicato, a cura di Alessio Galbiati, Roberto Rippa e Cristina Terzoni un’ampia intervista a Gabriel Abrantes, dal titolo: ISTINTO SPERIMENTALE. RC37 è in vendita a 4 euro (nei formati PDF+ePUB) e 2 euro (solo ePub). LINKCOMPRA

 



 

My City: João Pedro Rodrigues’s Lisbon
Documentario web by The Guardian della serie "My City video guides" (fra gli altri: Hüseyin Karabey e Istanbul, Alexei Sayle e Londra, Andreas Schneider e Berlino, Marco Delogu e Roma, Wendell Pierce e New Orleans, Thierry Frémaux e Londra, Angela Schiavina e Ravenna): ovvero una personalità del mondo della cultura guida lo spettatore per gli angoli della propria città (in questo caso Lisbona) mostrando i propri luoghi d’affezione (in questo caso del proprio cinema/vita).

Questa la mappa di Lisbona by João Pedro Rodrigues:


View Joao Pedro Rodrigues’s guide to Lisbon in a larger map

 

João Pedro Rodrigues è senz’altro uno dei registi più amati da Rapporto Confidenziale. A lui e al suo ultimo film (codiretto con João Rui Guerra da Mata) abbiamo dedicato un approfondimento pubblicato su Rapporto Confidenziale 36 – ottobre/novembre 2012. COMPRA

NON SIAMO CHE OMBRE. Intervista a João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata
WE ARE JUST SHADOWS. Interview with João Pedro Rodrigues and João Rui Guerra da Mata
A última vez que vi Macau (recensione)

 

 

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