Él (Lui) > Luis Buñuel

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Él (Lui) • Luis Buñuel • Messico/1952
recensione a cura di Samuele Lanzarotti

 

«È forse il film in cui ho messo più di mio»
L.B.

 

Si tratta di una sarcastica vivisezione dei meandri della mente di uno psicopatico paranoico di nome Francisco Galvan. Francisco è all’apparenza un elegante benestante di quarant’anni, fervente cattolico e morigerato borghese, stimato e ammirato da tutti per la sobrietà dei suoi costumi e per la sua dirittura morale. Nessuno sospetta che dietro tale facciata immacolata si celi un possessivo paranoico feticista della peggior risma… Il film si apre beffardamente in chiesa durante le celebrazioni del Giovedì Santo e più precisamente durante il rito del lavaggio dei piedi dei bambini poveri in cui vediamo Francisco assistere al cerimoniale in qualità di Cavaliere del Santo Sacramento. Tutto procede normale fino a quando Francisco non nota un eccesso di compiacimento nel bacio portato da padre Velasco al piede di un fanciullo. La sottile ambiguità della situazione porta il pio Francisco a distogliere lo sguardo dalla scena e a rivolgerlo verso le gambe dei fedeli assorti nella preghiera. Tra queste la sua attenzione viene sorprendentemente attratta da un paio di piedi raffinati avvolti da eleganti calzature, appartenenti ad una bella giovane, che pare turbata dallo sguardo dell’uomo. Inaspettatamente, alla vista della donna, tutta l’anima di Francisco viene scossa da un fremito di passione inarrestabile e questo impulso travolgente, sconvenientemente, lo porta a cercare di conoscere immediatamente la ragazza attraverso lo scambio dell’acqua santa all’uscita della chiesa. Ritornato nella sua splendida casa, che ricorda le opere architettoniche di Gaudì, Francisco è visibilmente scosso, situazione anomala per lui arrivato a quaranta anni ancora beatamente vergine. Dalla sua vita monastica è infatti sempre stata tenuta lontana ogni lascivia ed egli quel giorno stesso non esita un secondo a licenziare la cameriera, quando scopre della sua tresca col maggiordomo. E qui si evidenzia già un tarlo di Francisco: per lui la donna è colpevole a priori, anche in un caso come quello della sua servitù in cui è stato palesemente l’uomo a sedurre (o violentare?) la donna. Nei giorni successivi alcuni piccoli particolari evidenziano la personalità maniacale di Francisco, come quando lo vediamo raddrizzare i quadri storti alle pareti o quando si arrabbia se i tomi nella libreria non sono perfettamente allineati. Il caso e un’ostinata ricerca fanno sì che Francisco ritrovi la sua ossessione, la bella giovane di nome Gloria, durante una festa in casa dell’amico ingegnere Raùl. La ragazza è però la fidanzata di quest’ultimo, ma Francisco non si scoraggia e sfodera tutto il suo stile e la sua dolcezza pur di conquistarla… ci riesce grazie a delle parole che il geniale Buñuel non ci fa ascoltare, in quanto Francisco le pronuncia mentre i due sono schermati da un vetro di una finestra. Espediente questo che in seguito riprenderanno in tanti, non ultimo Kieslowski nella sua trilogia. Da lì al matrimonio il passo tra i due è breve e Francisco vede finalmente nella donna realizzati tutti i suoi sogni e le sue illusioni. Durante il viaggio di nozze però la situazione prende una piega inaspettata e una domanda insistente di Francisco perseguita la fanciulla: “A chi stai pensando?”. L’uomo sostiene che la moglie gli debba confessare tutto sulle sue storie precedenti, perché per lui vivere nel dubbio è veramente intollerabile. La situazione precipita quando i due incontrano un vecchio amico di lei, Riccardo, che si abbandona ad una serie di languidi apprezzamenti sulla bellezza della giovane. Per Francisco è la goccia che fa traboccare il vaso, il suo onore e la sua reputazione rischiano di essere irrimediabilmente rovinati. All’incontro segue una furibonda scenata di gelosia che preoccupa la ragazza. Dopo pochi minuti però Francisco si scusa per aver perso la testa e chiede gentilmente di dimenticare l’accaduto. Il destino però è beffardo in quanto i due si ritrovano Riccardo sia come vicino di tavolo, che addirittura come vicino di camera. Francisco a questo punto perde completamente le staffe, nella convinzione che il rivale lo derida e si prenda gioco di lui, tanto da arrivare ad infilare un lungo spillone nella serratura della porta tra le due stanze con l’intenzione di accecare il presunto voyeur. La paranoia lo porterà a scontrarsi fisicamente col rivale, rimediandone un paio di ceffoni. Al termine della querelle si rivolgerà alla moglie dicendo: “sei tu la responsabile di tutto questo!”. Il rientro a casa sarà terribile per la donna, forzatamente isolata persino dai suoi familiari più stretti e succube dei continui e immotivati sbalzi d’umore del marito. Nel rapporto di coppia Francisco appare assente e l’unico momento di risveglio erotico ce l’ha una sera a cena quando dopo l’ennesimo litigio, vede casualmente sotto il tavolo gli straordinari piedi della donna e viene così colto da un’istantanea irrefrenabile passione. La lucidità di Francisco traballa anche a causa di un problema legale su alcuni suoi terreni, egli vede ingiustizie dappertutto e vaga da un avvocato all’altro con la sensazione di essere vittima di un complotto. Una sera in cui è in buona chiede alla moglie di essere gentile verso il suo nuovo avvocato durante una festa nella loro dimora. La gelosia nel vederli ballare insieme però sarà esplosiva, tanto che Francisco prima sparerà alla donna con una pistola caricata a salve e poi arriverà a portarla sul campanile di una cattedrale con l’intenzione di strangolarla. Sul campanile, prima di aggredirla, Francisco svela il suo pensiero sul genere umano, vedendoli dall’alto gli omini gli appaiono come vermi che strisciano sulla terra e così esclama “Mi piacerebbe essere Dio per schiacciarli! Odio la felicità degli stupidi!”. Da notare come la scena del campanile sia poi stata ripresa da Hitchcock per il suo Vertigo. Successivamente Francisco dirà che i due tentativi di uxoricidio non erano altro che un perfido scherzo da lui architettato per punire e spaventare la moglie infedele. La moglie cercherà invano aiuto dalla madre e dal prete, a tutti sembrerà però impossibile che il mansueto Francisco sia stato capace di tali aberrazioni.

 

 

Mentre Gloria vaga disperata per le strade della città incontra casualmente Raùl e gli racconta le sue disavventure. Al rientro a casa Francisco è appostato su un’altura e vede la moglie scendere da un auto guidata da un uomo. Immediatamente affronta la donna chiedendo spiegazioni. Trasale poi di rabbia quando scopre che la donna ha rivelato all’ex amante i particolari della loro intimità. La notte stessa Francisco è teso e stizzito e prima sale la scalinata a zigzag, poi sbatte ritmicamente una sbarra divelta sulle scale di casa. In piena notte, invasato dalla rabbia, prepara la sua terribile vendetta, armandosi di lametta, forbici, ago, filo e una robusta corda. Così attrezzato si dirige verso la camera della moglie con la palese intenzione di risolvere il problema alla radice. Ma mentre sta legando i polsi della donna, questa si sveglia e inizia a urlare a squarciagola, tanto da far ritornare sui propri passi l’uomo, che corre a rifugiarsi nella sua stanza, piangendo e disperandosi al pensiero dell’infamia che lo ha investito. In seguito si addormenta vestito e stravolto, per essere poi risvegliato dal maggiordomo che gli dice che la moglie è scappata. Francisco implode totalmente, beve un liquore e carica la pistola, prendendola con sé e partendo alla ricerca della moglie fedifraga. Vaga per la città, recandosi a casa dell’ingegnere senza trovarvi nessuno, poi stravolto dalla follia vede la moglie truccarsi a bordo di un auto. La insegue e la vede entrare in chiesa abbracciata a Raùl. Nel momento in cui sta per sparare si rende però conto di avere avuto un’allucinazione e piange disperato su una panca della chiesa, ma un colpo di tosse di un vecchio passante innesca una serie di allucinazioni visive e uditive che gli fanno credere che l’intera chiesa lo stia deridendo e dileggiando. Quando poi vede l’amico padre Velasco sull’altare schernirlo e fargli il segno delle corna, non ci vede più e lo aggredisce selvaggiamente per tentare di strangolarlo. Molti anni dopo ritroviamo Francisco in un convento, il giorno in cui Gloria e Raùl, ora sposati e con un figlio di nome Francisco, si vanno a informare sulle sue condizioni di salute. Il padre priore dice che Francisco è stato in tutti quegli anni incredibilmente umile e buono e ha sempre tenuto un comportamento esemplare. Alla domanda se il bambino sia figlio loro o di Francisco i due evitano di rispondere, per poi allontanarsi frettolosamente. Il padre priore successivamente si reca da Francisco e questi dice di aver visto tutto, che poi non si sbagliava di tanto e che il tempo gli ha dato ragione. Chiede inoltre se il bambino sia di Raùl. Il padre priore annuisce e dichiara che solo la fede ora può aiutare Francisco. Francisco appare convinto e dice di aver raggiunto la pace dell’anima grazie alla preghiera. Ma vediamo che allontanandosi lungo il viale ha ripreso la sua inquietante camminata a zigzag, sicuro preludio di future catastrofi. Buñuel parlando del film rivela che: “è forse il film in cui ho messo più di mio. C’è nel protagonista qualcosa che mi appartiene”. Ed infatti è proprio Buñuel stesso che interpreta il protagonista di spalle nell’ultima scena del film, quella della camminata a zigzag nel convento. Che il film sia un capolavoro non ci sono dubbi, talmente è ricco di fini sfaccettature psicologiche e gustosi momenti di tagliente umorismo nero. Lo dimostra anche il fatto che il famoso psichiatra Jacques Lacan lo ha utilizzato come materiale didattico durante le sue lezioni sulla paranoia, per presentare il concetto psicanalitico di gelosia come omosessualità repressa. Chi altro negli anni Cinquanta riusciva a fare film con questa modernità di linguaggio e con questa sconcertante capacità introspettiva? Buñuel rules! •

Samuele Lanzarotti
originariamente pubblicato in Rapporto Confidenziale 13 – marzo 2009

 

 

Él (Lui)
Regia: Luis Buñuel; Sceneggiatura: Luis Buñuel e Luis Alcoriza (con lo pseudonimo collettivo di Luis Hernández Bretón), dall’omonimo romanzo di Mercedes Pinto; montaggio: Carlos Savage; fotografia: Gabriel Figueroa; musiche: Luis Hernández Bretón; interpreti: Arturo de Córdova (Francisco Galvan de Montemayor), Delia Garcés (Gloria Milalta), Carlos Martínez Baena (Padre Velasco), Manuel Dondé (Pablo), Fernando Casanova (Beltran), Aurora Walker (Esperanza Peralta), Rafael Banquells (Ricardo Lujan), Luis Beristáin (Raul Conde); paese: Messico; anno: 1952; durata: 92’

 

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