Milano Film Festival 2009

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MFF0901

Milano Film Festival
11 -> 20 settembre 2009

Concorso lungometraggi

Eccoli, i film che vedrete al Milano Film Festival. 7 opere prime e 4 opere seconde.
Fare un concorso di (quasi) debuttanti significa lasciare i freni liberi al talento, alle idee non ancora contaminate dalle esigenze delle tasche. Significa esplorare i cinema del mondo e il mondo grazie al cinema. Opere eterogenee, in alcuni casi opposte, legate da fili sottili e lunghissimi. Ad esempio, dalla distruzione delle identità geografiche. In Tobira no mukoun esordiente britannico va a Tokyo a raccontare il dramma quotidiano degli affetti dalla sindrome di Hikikomori, mentre Londra è la meta di arrivo dei personaggi (e del regista) di Unmade Beds, scanzonata storia di ventenni allaricerca di punti di riferimento.
La ricerca, appunto. I protagonisti di molti film sono personaggi solitari, un po’ ai confini della società, per scelta o per necessità, che d’un tratto devono fare un percorso di ricerca: la piccola Li Tong dell’omonimo film ultra-low-budget si perde nella bolgia di Pechino e non trova nessuno che la riporti a casa; il musicista di Here and There attraversa l’oceano per risollevarsi dalla bancarotta, ma deve fare i conti con la più temibile delle variabili: il sentimento; il divertente Futoko tratta, con leggerezza cinefila – che non fa mai male, in piccole dosi – di un cuore solitario che diventa, per caso, capofamiglia.
Fino al documentario Il figlio di Amleto del regista Francesco Gatti, recentemente scomparso, un’analisi appassionata di un pittore controverso, diviso tra l’amore per il suo modello e la cruda illusione svanita del successo; un film che non si può non guardare con un po’ di sincera malinconia. E ancora, la struggente ispezione nella follia di Crack Willow, che va in parallelo col personaggio (e il film) più estremo della selezione, quel Menteurche farà discutere, per il suo attacco cruento alla menzogna come regolatore sociale.
Talvolta, durante la ricerca, ci si incontra, e ci si lega. Come in Mary and Max, che oltre ad essere il primo film lungo di un premio Oscar al miglior cortometraggio è anche il primo film d’animazione in concorso nella storia del festival. E che pur essendo una storia animata non ha potuto fare a meno di smantellare i confini geografici, unendo i fili dei protagonisti tra Sydney e New York. O come nell’incantato Gallero, dove nel singolare universo dei combattimenti tra galli nasce un amore oltre la ragione tra persone di età molto distanti.
Gente che vola, che viaggia, che va da una parte all’altra del globo. Cinema che attraversa i generi e si lascia attraversare dalla vita.
La trentenne Carla, in Turistas, vaga senza meta nella foresta cilena e rimane sorpresa, incantata da quello che scopre. Ecco. Anche chi ha visto questi film, alla fine è rimasto sorpreso dalla continua, emozionante forza che il cinema vuole e fa di tutto per tenere viva.
Speriamo di riuscire a sorprendere anche voi. E a farvi perdere nella foresta.

Vincenzo Rossini

Concorso cortometraggi

il programma

Tutto Olmi

I fidanzati

I fidanzati

Prima o poi, i sentieri si incontrano. Nel 1959 Ermanno Olmi, assieme agli amici della Sezione Cinema Edisonvolta, fondata per creare la memoria audiovisiva dell’azienda, tra grandi imprese e duro lavoro quotidiano, sale in alta quota, a filmare la vita di un guardiano di un’imponente diga ai piedi dell’Adamello. Dopo parecchie settimane, torna a valle con un lungometraggio a soggetto, Il tempo si è fermato. Nel 1959 nasce il movimento della nouvelle vague, Fellini sta ultimando La dolce vita mentre Antonioni lavora aL’avventura. Entrambi i film saranno premiati a Cannes nel 1960.
Fellini è uno dei più attenti a notare l’originale punto di vista del giovane talento bergamasco. Tra l’affresco apocalittico felliniano e l’esplorazione dell’incomunicabilità di Antonioni, Olmi si muove in una direzione inedita, contaminando la ricostruzione documentaristica con elementi di finzione, e girando in condizioni estreme con dei non-attori. Semplice forza della realtà, o forza della semplicità.
Olmi racconta storie minime, ridotte all’essenziale. L’epico quotidiano del lavoro, l’umanità definita attraverso il rapporto che ha con la terra madre, intesa sia come spazio sia come alimento, il significato della vita e il rapporto col divino, la purezza dei sentimenti come antidoto alla complessitˆÊ del mondo contemporaneo.
Con un grande modello: Roberto Rossellini, che sarà persino prodotto da Olmi nel 1963, quando il maestro, per l’ennesima volta nella sua carriera, decide di cambiare le carte in tavola, di rinascere e far rinascere il suo cinema. O il cinema, in generale. Anche Olmi è convinto del potere della televisione, dalla sua capacità innata di “scrivere la storia” parlando un linguaggio semplice, immediato, accessibile a tutti. Tra gli anni Sessanta e i Settanta Olmi gira una grande quantità di programmi per la televisione, tra inchieste, documentari, interviste, intervallate da tormentati film come Durante l’estate oUn certo giorno, in cui centra l’attenzione sulla borghesia, mettendone in luce le contraddizioni morali della classe media.
Pur essendo riconosciuto come un ottimo autore, Olmi non è ancora diventato, per l’opinione pubblica, una colonna portante del cinema italiano. Il suo essersi imbrigliato con la televisione, insieme al suo sembrare “fuori tempo”, o meglio, “in un altro tempo”, rende ancora la critica sospettosa. Il pubblico, per contro, lo conosce ancora poco.
Tutto cambia nel 1978, quando L’albero degli zoccoli vince la Palma d’Oro a Cannes, e diventa un successo – anche di botteghino – mondialeUn’epopea contadina girata a Treviglio, con i contadini del luogo, in bergamasco, sembra un suicidio commerciale, oltre che una scelta in controtendenza con il momento pi “caldo” del rapporto tra militanza politica e espressione artistica. All’epoca il film divide la critica, ma incanta il pubblico, da Milano a Los Angeles.
Da allora, Ermanno Olmi ha percorso strade diverse, rimanendo sempre fedele alla sua ricerca, fuori dagli schemi e dai circuiti. Oggi, Olmi ha deciso di non girare più film di finzione e dedicarsi solo ai documentari. Ha rifiutato i “grandi professionisti” del cinema italiano e si fa circondare solo dai giovani “studenti” del suo laboratorio Ipotesi Cinema, fondato negli anni Ottanta e grazie al quale ha dato gli esordi a registi del calibro di Maurizio ZaccaroFrancesca Archibugi.
Il cinema di Ermanno Olmi, come nel 1960 ricordava al mondo come era fatto “il reale”, anche oggi non riesce a tirarsene fuori, a rifiutare di guardare le emergenze del mondo, il mutamento del rapporto tra l’essenza dell’uomo e laTerra Madre.
Il Milano Film Festival, dopo tredici anni passati a dare fiducia alle espressioni di un cinema indifferente alle mode momentanee, coraggiosamente legato ai mutamenti e alle trasformazioni, sia del reale sia del linguaggio, dopo aver affermato con forza che il cinema è di tutti, e come tale deve essere offerto al pubblico in uno spazio pubblico, in una piazza, oltre la proiezione, oltre lo stare seduti in sala, uscire e andare a casa pensando al film, dopo tredici anni passati a parlare dei film dopo averli visti… dopo tutto, il Milano Film Festival, prima o poi, doveva incrociare il sentiero umano di Ermanno Olmi.
Come quando due amici si incontrano, dopo tanto tempo, e non sapevano di vivere nella stessa città. “E tu, cosa ci fai qui?”, “ci vediamo una sera di queste”.
Ecco. Ermanno e il Milano Film Festival escono assieme, per una decina di giorni. Perchè TuttoOlmi è fatto di tanti Olmi. E ci vogliono tempo, sale, schermi e altri amici per fare un bell’incontro. Per conoscersi, per scoprire quante cose non sapevamo l’uno dell’altro.
Ufficialmente, Tutto Olmi è una retrospettiva integrale, che include tutti i lavori per il cinema di Olmi, le trasmissioni televisive, i cortometraggi realizzati durante il periodo alla Edison e i film prodotti da Olmi con la “22 dicembre”. Ufficialmente, Tutto Olmi apre archivi impolverati e proietta copie restaurate.
Realizzata grazie al prezioso contributo di Edison, e con la collaborazione della Fondazione Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dell’Archivio Nazionale del Cinema di Impresa di Ivrea e della Cineteca di Bologna, Tutto Olmi è un crocevia di ospiti, collaboratori, personalità del mondo della cultura, che interverranno, prima delle proiezioni, a raccontare il loro Olmi. Ufficialmente, Tutto Olmi è Morando Morandini e Goffredo Fofi che intervistano Ermanno Olmi.
La nella realtà – e quanto è emozionante scrivere la parola “realtà” quando si parla di Olmi – Tutto Olmi è una serie di amici che si incontrano, parlano, guardano film, si confrontano. Una festa, in fondo. Le religioni non hanno mai salvato il mondo, si dice, in Centochiodi. Il cinema nemmeno. Però il cinema è memoria del mondo. E l’ossessione personale di più di 50 di carriera – l’uomo – è un antidoto contro l’aridità di cui si sente ancora, prepotentemente, la necessità.

A cura di Vincenzo Rossini

Colpe di stato

Introduzione

Una volta era “solo” il terrorismo di stato. Erano governi democratici che seminavano il terrore e la paura, provocavano guerre interne ed esterne e ulizzavano la propaganda per sostenerle, e causavano con la loro politica criminale ondate di profughi disperati.
Colpe di Stato è nato cinque anni fa dall’urgenza di mostrare documentari realizzati da registi di tutto il mondo che si occupano sempre più di queste tematiche e utilizzano il cinema per raccontare e denunciare.
Oggi, in un’edizione 2009 importante perché quanto mai ricca di film e ospiti, lo sguardo della rassegna si approfondisce. Noam Chomsky più volte ha parlato in questi anni di “nuovo colonialismo”, del passato delle ex-colonie e della politica delle potenze occidentali che continua a condizionarne la storia attuale.
Non è allora un caso che tutti i documentari di Colpe di Stato raccontino quest’anno Paesi che sembravano essere usciti dalla dominazione coloniale, ma sui quali pesano oggi guerre, conflitti e persecuzioni che da essa derivano direttamente. È il caso di ben tre film sull’Africa presentati in rassegna: le testimonianze che vengono oggi – finalmente – dal Darfur, dalla Somalia e dalla Nigeria affrontano temi nodali di politica internazionale, ossia – rispettivamente – la lotta per le risorse idriche, il traffico d’armi e il monopolio dell’estrazione del petrolio con conseguenti disastri ambientali provocati dalle multinazionali dell’energia. In America Latina e Centro America, i film ci portano nelle ex-colonie spagnole e ci parlano del disastro ambientale causato da una multinazionale petrolifera nell’Amazzonia dell’Ecuador e dello sfruttamento da parte degli USA delle monoculture in Nicaragua (ricordiamo Kissinger quando disse “control food and you control the people”). Ci spostiamo poi in Asia, dove i film selezionati parlano dei monaci buddisti e del Premio Nobel Aung San Suu Kyi perseguitati in Birmania – ex-colonia inglese – dal governo militare, e del Kashmir, vera e propria polveriera d’Asia stretta tre le due potenze nucleari di India e Pakistan. Il viaggio si conclude in Medio Oriente, dove Al Nakba, documentario sulla storia della Palestina dall’800 ai giorni nostri, è il film-evento di Colpe di Stato 2009. Accompagnato da una breve testimonianza da Gaza, gennaio 2009, firmata da Maria Nadotti e Giovanni Baresi e dalla presenza di due ospiti importanti con cui parlare del conflitto israelo-palestinese: Ariella Azoulay e Jamil Hilal.

In collaborazione con Internazionale

Milano Film Festival

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