Bologna // Il Cinema Ritrovato 2013

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Esiste un festival più cinefilo de Il Cinema Ritrovato di Bologna? Difficile perché, con la sua programmazione serrata a cavallo fra i mesi di giugno e luglio, è in grado di trasformarsi in una macchina del tempo, direzione passato, all’interno di una esplorazione del cinema del secolo scorso, trasformando gli spettatori in archeologi della visione. Il Cinema Ritrovato è un momento di scoperta grazie al quale emozionarsi per la riemersione dall’oblio di film dimenticati. Un festival dedicato all’ aura decantata da Walter Benjamin. Aura restaurata, portata a nuova luce.

 

Il Cinema Ritrovato
XXVII edizione
29 giugno – 6 luglio 2013
Bologna

www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2013

programma completo

 

 

PRESENTAZIONE

Il Cinema Ritrovato è il paradiso dei cinefili: un appuntamento tra Bologna e il mondo che conduce gli amanti del cinema in un lungo viaggio tra film e autori del Novecento, tra innovazioni d’ogni tempo e vette di classicità, tra immagini in bianco e nero, a colori, colorate a mano, sonore e accompagnate da musicisti live… Una fantastica macchina della visione chiamata ad esplorare l’intero territorio della storia del cinema, in un programma che spazia dai grandi classici ai film ritrovati e ancora sconosciuti. Senza dimenticare i preziosi restauri che, con il fondamentale contributo degli archivi cinematografici di tutto il mondo, vengono presentati in anteprima sui nostri schermi.
Il Cinema Ritrovato contribuisce alla riflessione sul restauro cinematografico, grazie alla vasta comunità di archivisti, storici, ricercatori, giornalisti, cinefili, studenti e spettatori che si riunisce ogni anno nella città di Bologna. Il Cinema Ritrovato si rivolge infatti non al solo pubblico internazionale degli specialisti, ma anche alla città e ai suoi spettatori curiosi, appassionati, cinefili. È un festival che ha l’ambizione di coniugare rigore scientifico e vocazione popolare, dedicato a tutti coloro – e siamo tantissimi – che amano il cinema del passato.

Le sezioni:

 

Ritrovati e restaurati

Nell’epoca di un passaggio delicato e cruciale per la storia del cinema, che vede il progressivo tramonto della pellicola e l’affermarsi dei supporti digitali, la più classica sezione del Cinema Ritrovato riflette e lavora su entrambe le modalità di restauro e di visione. I migliori restauri digitali e in pellicola realizzati nel corso dell’ultimo anno (molti negli ultimissimi mesi) da istituzioni pubbliche e private verranno mostrati nelle serate di Piazza Maggiore o sul grande schermo del Cinema Arlecchino. Restauri che restituiscono significati perduti ai film: uno straordinario punto d’osservazione tecnologico che è anche un percorso mozzafiato nella storia del cinema.

Cineconcerti e serate in Piazza Maggiore
Piazza Maggiore sarà la cornice di un double bill con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna che eseguirà le partiture dirette da Timothy Brock per Carmen (1915) di Cecil B. DeMille e Burlesque on Carmen (1915) di Charles Chaplin. Una seconda serata musicale proporrà la prima mondiale della nuova partitura scritta dal Matti Bye Ensenble per Bergejvind och Hans hustru (I proscritti, 1918) di Victor Sjöström.

Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini • Hiroshima mon amour (1959) di Alain Resnais • Jour de fête (Giorno di festa, 1949) di Jacques Tati • The Lusty Men (Il temerario, 1952) di Nicholas Ray • Falstaff – Campanadas a medianoche (1965) di Orson Welles • Badlands (La rabbia giovane, 1973) di Terrence Malick

Nuovi restauri digitali
Études sur Paris (1928) di André Sauvage • The Invisible Man (L’uomo invisibile, 1933) di James Whale • Glückskinder (Lasciate fare alle donne, 1936) di Paul Martin • La Belle et la bête (La bella e la bestia, 1946) di Jean Cocteau • Amore (1948) di Roberto Rossellini • Une si jolie petite plage (La via del rimorso, 1949) di Yves Allégret • Stromboli – Terra di Dio (1950) di Roberto Rossellini • Sudden Fear (So che mi ucciderai, 1952) di David Miller • Dial M for Murder (Il delitto perfetto, 1954) di Alfred Hitchcock • La Pointe courte (1955) di Agnès Varda • Richard III (Riccardo III, 1955) di Laurence Olivier • Plein soleil (Delitto in pieno sole, 1960) di René Clément • Experiment in Terror (Operazione terrore, 1962) di Blake Edwards • Sanma no aji (Il gusto del sakè, 1962) di Yasujiro Ozu (1962) • Tell Me Lies (1968) di Peter Brook • Model Shop (L’amante perduta, 1969) di Jacques Demy • Lucky Luciano (1973) di Francesco Rosi • La Reine Margot (La regina Margot, 1994) di Patrice Chereau
In occasione del centenario della nascita di Burt Lancaster e alla presenza della figlia Joanna, presenteremo Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich e The Swimmer (Un uomo a nudo, 1968) di Frank Perry.


I muti di Hitch

Il restauro dei nove film muti di Alfred Hitchcock è uno dei progetti più importanti e complessi intrapresi dal BFI National Archive. Il Cinema Ritrovato sarà il primo festival a presentarli tutti insieme nel formato originale 35mm. Titoli, fra i quali The Pleasure Garden a lungo considerato perduto, che si spingono oltre i codici della pura suspense, e già rivelano appieno il genio che rese Hitchcock, non ancora trentenne, il più importante regista britannico dei suoi tempi.

The Pleasure Garden (Il giardino del piacere, 1926) • The Lodger (Il pensionante, 1926) • Downhill (Il declino, 1927) • The Farmer’s Wife (La moglie del fattore, 1928) • Champagne (Tabarin di lusso, 1928) • Easy Virtue (Fragile virtù, 1927) • The Ring (Vinci per me!, 1927) • The Manxman (L’isola del peccato, 1929) • Blackmail (Ricatto, 1929)


Allan Dwan, nobile primitivo

Dopo von Sternberg, Capra, Ford, Hawks e Walsh, la grande retrospettiva di questa edizione sarà dedicata ad Allan Dwan. Una lunga carriera americana, che ha inizio nel 1911 (l’epoca di Griffith e Ince) e si chiude nel 1961 con quattrocento film (ma alcune fonti ne citano oltre millequattrocento!) che spaziano tra tutti i generi e le innovazioni tecniche. La rassegna presenta alcune delle primissime e più rare pellicole (finalmente restaurate), i successi anni Venti costruiti intorno a Douglas Fairbanks (The Iron Mask) o Gloria Swanson (Manhandled), titoli degli anni Trenta e Quaranta in equilibrio tra grande spettacolo e intimismo, e uno dei migliori film antimaccartisti (Silver Lode). Da riscoprire lo straordinario ultimo film di Dwan, Most Dangerous Man Alive.

A Modern Musketeer (1917) • He Comes up Smiling (1918) • Getting Mary Married (1919) • Zaza (1923) • Manhandled (1924) • Strage Struck (1925) • East Side, West Side (1927) • Frozen Justice (1929) • The Iron Mask (La maschera di ferro, 1929) • While Paris Sleeps (1932) Fifteen Maiden Lane (1936) • Up in Mabel’s Room (Nella camera di Mabel, 1944) • Rendezvous with Annie (Tutta la città ne sparla, 1946) • The Inside Story (1948) • Silver Lode (La campana ha suonato,1954) • Tennessee’s Partner (La giungla dei temerari, 1955) • Most Dangerous Man Alive (1961)


Tenerezza e ironia: Vittorio De Sica, attore e regista

Un maestro, un padre, un faro del cinema italiano, il nostro primo divo moderno, un nome chiave per la memoria condivisa del paese e insieme un cineasta d’imponente profilo internazionale, una carriera che non trova paragoni possibili se non forse in quelle di Chaplin e Welles. Una personalità unica e un artista dalle molte vite. La retrospettiva rende omaggio agli esordi preneorealisti, all’anima napoletana, all’audacia ‘visionaria’ anni Sessanta. E all’attor giovane, al commediante irresistibile, al grande interprete drammatico, dalle capacità ancor oggi intatte di sedurre, commuovere e ogni volta strappare l’applauso.

Teresa Venerdì (1941) • I bambini ci guardano (1944) • La porta del cielo (1945) • L’oro di Napoli (1954) • Il giudizio universale (1961) • Il Signor Max (1937) di Mario Camerini • Altri tempi (1952) di Alessandro Blasetti • Peccato che sia una canaglia (1955) di Alessandro Blasetti • Il generale Della Rovere (1959) di Roberto Rossellini


Charlie Chaplin alla Mutual

Nel febbraio del 1916, dopo essere stato corteggiato da tutti i principali studios di Hollywood, Chaplin firmò con la Mutual Film Corporation un contratto per dodici film. In quel momento era già una star: aveva conquistato le masse, si era guadagnato l’adorazione del pubblico più colto e l’ammirazione degli artisti. Il risultato della nuova collaborazione è un corpus di comiche brillanti, inventive, irresistibili. Ma i film Mutual non sono semplici tappe verso i grandi classici della produzione chapliniana: sono dodici opere straordinarie in sé. Il Cinema Ritrovato li presenterà come non sono mai stati proiettati: integralmente restaurati e con l’accompagnamento dal vivo dei migliori musicisti per il cinema muto

The Floorwalker (Charlot caporeparto, 1916) • The Fireman (Charlot pompiere, 1916) • The Vagabond (Il vagabondo, 1916) • One a.m. (Charlot rientra tardi, 1916) • The Count (Charlot Conte, 1916) • The Pawnshop (Charlot usuraio, 1916) • Behind the Screen (Dietro lo schermo, 1916) • The Rink (Charlot al pattinaggio, 1916) • The Adventurer (L’evaso, 1916) • Easy Street (Charlot poliziotto, 1917) • The Cure (La cura meravigliosa, 1917) • The Immigrant (L’emigrante, 1917)


Cento anni fa: il glorioso 1913

Il 1913 fu una grandissima annata per il cinema. La nostra esplorazione del cinema di ‘cento anni fa’ prosegue con una ricca selezione di film di vario metraggio (da uno a centocinquanta minuti), di temi e di generi, dal film diva (con il nuovo restauro di Ma l’amor mio non muore), al kolossal storico-mitologico (Spartaco, lo schiavo di Tracia). Programmi speciali saranno dedicati al pubblico e agli spettacoli d’epoca, con riflessioni sui rapporti tra memoria, commemorazione e rappresentazione del passato.


Preobrazhenskaya e Pravov

L’opera dei cineasti sovietici Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov sarà probabilmente la grande scoperta di questa edizione. Nel 1931, grazie alla distribuzione internazionale di Peasant Women of Ryazan e Quietly Flows the Don, diventarono una coppia di registi popolare e apprezzata, poi furono dimenticati. La nostra rassegna presenta anche i film muti che Preobrazhenskaya firmò da sola, luminosi sullo sfondo buio della guerra civile, con protagonisti bambini, contadine, artisti di circo.

Klyuchi Schastya (The Keys to Happiness, 1913) di Jakov Protazanov e Vladimir Gardin • Nakanune (On the Eve, 1915) by Vladimir Gardin • Plebey (Plebean, 1915) di Jakov Protazanov • Slesar i Kantsler (Locksmith and Chancellor, 1923) di Vladimir Gardin • Fed’kina Pravda (Fedka’s Truth, 1925) di Olga Preobrazhenskaya • Kashtanka (1916) di Olga Preobrazhenskaya • Ania, taina ani Gai (The Mystery of Ania Gai, 1927) di Olga Preobrazhenskaya • Baby Riazanskie (The Peasant Women of Riazan, 1927) di Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov • Svetlyi Gorod (Fait City, 1928) di Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov • Posledanii Attraktsion (The Last Attraction, 1930) di Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov • Tikhiy Don (And Quite Flows the Don, 1930) di Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov • Vrazhii Tropy (Paths of Enemies, 1935) di Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov.


Morieux. La storia del cinema è una storia della luce

Due serate speciali, con proiezione alla luce di carbone, e con film dei migliori anni della storia del cinema: dal 1903 al 1907. I film provengono da un ritrovamento straordinario, la collezione della famiglia di ambulanti Van de Voorde, che girava l’Europa con il famoso Théatre Mécanique Morieux e con una straordinaria collezione di pellicole.


L’emulsione conta: Orwo e Nová vlna (1963-1968)

Nella Cecoslovacchia della ‘nuova onda’ anche la tecnica sperimenta, a partire dalla cronica difficoltà di reperire pellicola di qualità sul mercato nazionale. Sette film importanti degli anni Sessanta, dalle Margheritine di Vera Chytilová al pre-kubrickiano Icarus XB-1, da scoprire o riscoprire in una nuova prospettiva: la qualità dell’immagine della pellicola Orwocolor (l’Agfacolor dei paesi dell’est) in combinazioni ardite con la più rara Kodak, o messa alla prova di altre tecnologie, come il widescreen anamorfico o le simulazioni di imbibizioni e viraggi.

Pytel Blech (Un sacco di pulci, 1963) di Vera Chytilová • Icárie XB-1 (Icarus XB-1, 1963) di Jindrich Polák • Až prijde kocour (C’era una volta un gatto, 1963) di Vojtech Jasný • Limonádový Joe (Lemonade Joe, 1964) di Oldrich Lipský • Sedmikrásky (Le margheritine, 1966) di Vera Chytilová • Dáma na kolejích (The Lady of the Lines, 1966) di Ladislav Rychman • Údolí vcel (The Valley of the Bees, 1967) di Frantis ek Vlácil


Lettere da Chris Marker

Chris Marker, cineasta-fotografo, saggista-sperimentatore, è stato una personalità unica nella storia del cinema. I suoi film-saggi prendono vita dopo un apprendistato che coincide con il periodo aureo del cortometraggio francese, gli anni Cinquanta. Il nostro omaggio si concentra sui suoi primi film, dai rarissimi Un Dimanche à Pekin e Description d’un combat (scomparso per quasi cinquant’anni) ai mitici La Jetée e Le Joli Mai, fino a La Sixième face du pentagone (1968). Tra i titoli proposti anche …A Valparaíso di Joris Ivens, per il quale Marker scrisse un memorabile commento fuoricampo.

Un Dimanche à Pekin (1956) • Lettre de Sibérie (1957) • Description d’un Combat (1961) • La Jetée (1962) • Le Joli mai (1963) • La Sixième face du Pentagone (1968) • …A Valparaíso (1963) di Joris Ivens


Il Giappone parla! Seconda parte. Cantanti e spadaccini

La transizione dal muto al sonoro in Giappone fu un processo lento. Solo a partire dal 1936 i film sonori costituirono la maggior parte della produzione cinematografica nazionale. Per buona parte degli anni Trenta, i muti continuarono ad affiancarsi alla produzione sonora, mentre le potenzialità estetiche delle nuove tecnologie venivano gradualmente assimilate. La seconda parte della retrospettiva si concentra su tre case di produzione: la P.C.L., con la sua enfasi sulla musica, la vita urbana e una penetrante critica sociale; lo Studio J.O., che si divideva tra tematiche sociali e molti jidai-geki (film in costume); la storica Nikkatsu con i suoi drammi in costume di stampo realistico. In collaborazione con il National Film Center di Tokyo.

Horoyoi Jinsei (Tipsy Life, 1933) di Sotoji Kimura • Enoken no Seishun Suikoden (Romantic and Crazy, 1934) di Kajiro Yamamoto • Ani Imoto (Ino and Mon, 1935) di Sotoji Kimura Hyakumannin no Gassho (Chorus of a Million Voices, 1935) di Atsuo Tomioka • Tsuma yo bara no yoni (Wife! Be Like a Rose!, 1935) di Mikio Naruse • Sakasu Goningumi (Five Men from the Circus, 1935) di Mikio Naruse • Akanishi kakita (1935) di Mansaku Itami • kochiyama Soshun (1936) di Sadao Yamanaka • sekido Koete (Across the Equator, 1936) di Eiji Tsubaraya


La guerra è vicina: 1938-1939

Ci sono molti film, realizzati tra Europa e Stati Uniti nel biennio 1938-39, che restituiscono un’idea tangibile e minacciosa della follia che a breve sarebbe seguita. In questa rassegna vogliamo proporre non tanto i titoli più chiaramente anticipatori dell’imminente conflitto, quanto i film che evocano un clima di paure e fragili speranze, film fatti di allusioni, giochi d’ombre e dialoghi sospesi.

Bílá nemoc (White illness, 1937) di Hugo Haas • Pour le mérite (La squadriglia degli eroi, 1938) di Karl Ritter • Three Comrades (Tre camerati, 1938) di Frank Borzage • Oshibka inzhenera Kochina (Engineer Kochin’s Error, 1939) di Aleksandr Macheret Menaces (1940) di Edmond T. Gréville • Sans lendemain (Tutto finisce all’alba, 1940) di Max Ophuls


Bigger Than Life: viaggio nel CinemaScope europeo

Da circa dieci anni il grande schermo dell’Arlecchino celebra i fasti del CinemaScope. Finora abbiamo mostrato soprattutto i film bigger than life realizzati negli Stati Uniti prima che il formato perdesse la sua forza innovatrice. Quest’anno l’attenzione è rivolta alla magia dello Scope europeo e alle diverse varianti di sistemi panoramici adottate nel nostro continente.

Beatrice Cenci (1956) di Riccardo Freda • La grande guerra (1959) di Mario Monicelli • Sammy Going South (Sammy va al sud, 1963) di Alexander Mackendrick • L’Aîné des Ferchaux (Lo sciacallo, 1963) di Jean-Pierre Melville • Szegénylegények (I disperati di Sandor, 1966) di Miklós Jancsó • Lyulskiy Dozhd (July Rain, 1966) di Marlen Khoutsiev • Pechki-lavochki (Il viaggio di Ivan Sergeevic, 1972) di Vasiliy Shukshin


Cinemalibero

Una nuova sezione che esplora il corso impetuoso e sommerso del cinema indipendente, che in ogni parte del mondo ha sperimentato linguaggi al di fuori del mainstream. Tra Occidente e Oriente, tra anni Cinquanta e Settanta, questa edizione 2013 presenta autori e film che saranno autentiche scoperte, da Marc Scialom ad Afrique 50, ovvero ciò che rimane del film più censurato del cinema francese, sui genocidi consumati nelle colonie africane. Appartengono naturalmente a questa sezione i film come ogni anno restaurati e presentati dalla World Cinema Foundation di Martin Scorsese.

Avoir 20 ans dans les Aurès (1972) by René Vautier • Lettre à la Prison (1969) by Marc Scialom • Ni Liv (Nine Lives, 1957) di Arne Skouen • Balgan mahura (Red Scarf, 1964) di Sang-ok Shin. Inoltre, un programma dedicato ai Zanzibar Films del ‘68 francese. Restauri della World Cinema Foundation: Borom Sarret (Il carrettiere, 1963) di Ousmane Sembène • Ragbar (Downpour, 1971) di Bahram Beyzaie • Maynila: Sa mga kuko ng liwanag (Manila in The Claws of Light, 1975) di Lino Brocka


Bonjour Mr. Lewis!

Sei parti di cinquanta minuti l’una, proiettate lungo la settimana del festival, per un capolavoro (quasi) sconosciuto tra i film d’archivio, realizzato nel 1982 dallo storico e cineasta francese Robert Benayoun. L’accesso ai ricchissimi e ordinati archivi personali di Jerry Lewis, filtrato dalla rabdomantica sensibilità di Benayoun, ha prodotto un film-miniera di sequenze, rari numeri televisivi, backstage, interviste: viaggio appassionante nella carriera di un gigante del cinema americano, total filmmaker (regista, sceneggiatore, coreografo, produttore e superstar), genio dello spazio fisico, indiscusso king of comedy.

 

[Fonte: cinemaritrovato2013]

 

 

 

Il Cinema Ritrovato
XXVII edizione
29 giugno – 6 luglio 2013
Bologna

www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2013

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