Les invisibles > Sébastien Lifshitz

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Uomini e donne nati il secolo scorso tra le due guerre. Non hanno alcun punto in comune, se non quello di essere omosessuali e di vivere la loro condizione alla luce del sole in un’epoca in cui la società li rifiutava. Hanno amato, lottato, provato deseiderio, fatto l’amore. Oggi, raccontano come si sono svolte le loro vite tra la volontà di essere persone come tutte e l’obbligo di inventarsi una libertà di affermazione.

Non hanno paura di nulla.

Nel suo documentario Les invisibles, Sébastien Lifshitz affronta uno tra i più radicati tabu della nostra epoca: l’accettazione dell’altro, oggetto di discussione anche oggi, in occasione degli scontri avvenuti in Francia in occasione del riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Partendo da una fotografia che ritrae due donne dall’intimità tanto misteriosa quanto evidente, trovata in un album anonimo acquistato in un mercatino, Lifshitz decide di raccogliere le storie di alcune persone omosessuali, singole o in coppia, oggi settanta o ottantenni che, in anni in cui l’omosessualità era considerato un tabu (va ricordato che fino al 1981 l’omosessualità era considerata come una malattia dall’Organizzazione mondiale della sanità) hanno scelto di rivendicare i loro diritti e di non nascondere la loro natura agli occhi della gente.

Il regista, per il suo secondo documentario (dopo La traversée del 2001, molto diverso nell’impostazione) in una filmografia fatta di importanti e non sempre giustamente riconosciute opere di finzione, compone il ritratto di un’epoca in cui nascondere i propri sentimenti era praticamente d’obbligo, così come la militanza una consuetudine emergente in seguito alla rivoluzione del ’68. Ed è proprio sulla militanza che il cineasta pone l’accento, raccontando senza scivolare mai sul luogo comune, le vite di persone che hanno scelto il loro diritto di amare ed essere contro il sentire comune della società.

Alternando immagini tratte dalla collezione privata del regista e filmati d’epoca con quelli delle interviste realizzate oggi, Les invisbiles coglie le persone che si raccontano nel loro momento di fragilità, quello della vecchiaia, che rimette ogni cosa al suo posto spogliando il tema di ogni luogo comune gli sia stato associato nel tempo, restituendo un’opera importante improntata essenzialmente sull’amore, in qualsiasi sua forma.

Con Les invisibles, Lifshitz dimostra quanto sia a suo agio sia nella finzione che nel documentario, che tratta con la consueta cura per l’introspezione e con grande senso del cinema.

Da Les invisibles, nasce anche il bellissimo documentario Bambi, dedicato a Marie-Pierre Pruvot, transessuale francese nata a metà degli anni ‘30, premiato con il Teddy Award alla Berlinale 2013.

Roberto Rippa

Les invisibles

(Francia, 2012)

Regia: Sébastien Lifshitz

Musiche: Jocelyn Pook

Fotografia:Antoine Parouty

Montaggio: Tina Baz, Pauline Gaillard

Con la partecipazione di: Bernard, Catherine, Christian, Thérèse, Elisabeth, Jacques, Monique, Pierre, Pierrot, Yann.

115′

L’idea di realizzare il film ha più origini: una tra queste è legata alla fotografia. Colleziono fotografie amatoriali da molti anni e il caso mi ha posto davanti a un album fotografico con due donne anziane dall’aspetto molto borghese, molto “vecchia Francia”. Malgrado questo, le immagini mi facevano pensare a una coppia di lesbiche. Ho acquistato l’album e, guardandolo con maggiore attenzione, ho trovato conferma alla mia prima impressione. In seguito, ho trovato molte altre immagini di donne e uomini apertamente omosessuali di altre epoche. Ciò che mi ha maggiormente colpito, è stata la libertà con cui queste persone esprimevano il loro desiderio in epoche molto meno tolleranti. Mi sono quindi chiesto se gli omosessuali appartenenti a quelle generazioni avessero avuto vite più felici di quanto sembri dire la storia ufficiale. Ho voluto ripercorrere gli ultimi sessanta anni interrogando persone omosessuali nate prima della guerra per chiedere loro come fossero state le loro vite. Parallelamente, si è fatta strada un’altra idea. Non volevo che il film avesse a che fare unicamente con il passato. Al contrario, volevo posare il mio sguardo sull’omosessualità di persone anziane oggi, filmare le loro vite e osservare cosa significhi amare e invecchiare per persone omosessuali al di sopra dei settant’anni.

Sébastien Lifshitz

 

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