World War Z > Marc Forster

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Prendete George A. Romero e gli sceneggiatori di Walking Dead, imbottiteli di qualsiasi droga eccitante disponibile, dopodiché rinchiudeteli in una stanza e nutriteli per una settimana a caffé/Red Bull obbligandoli poi a scrivere una sceneggiatura in meno di 20 minuti: avrete un’idea di cosa sia questo film. D’altro canto il tono generale del film si sposa bene con lo stile del regista Marc Forster, già responsabile di Quantum of Solace, che resterà nella storia del cinema per essere il film della trilogia 007 con Daniel Craig che ha fatto precipitare la media qualitativa dell’intera serie.

Gli zombi qui sono una sorta di cavallette antropomorfe che si gettano sui passanti talmente di fretta che la camera fa una grande fatica a seguirli, col risultato che più che “inquadrare” in senso classico vaga disperata finché non trova gli occhioni di Brad Pitt sui quali soffermarsi. Quest’ultimo, probabilmente ubriacato dalla cifra sull’assegno ricevuto per il film, o forse imbarazzato dopo aver letto la sceneggiatura, non prova nemmeno a recitare. Ma tutti gli attori sono atroci, perfino i bambini. La famigliola che si trova al centro di questo contagione mondiale ha le stesse reazioni di fronte all’orrore che potrebbe avere un giocatore di Resident Evil che sorseggia una birra col Joystick in mano tanto che, se non fosse per le due figlie, la più grande asmatica e la più piccola completamente idiota, non ci sarebbe alcuna tensione (e comunque, se di fronte a una scena apocalittica una bambina di 7 anni grida in continuazione: «Voglio il mio orsacchiotto!!!» merita di morire. Chiamasi “evoluzione della specie”). Per il resto il film scorre sprezzante di qualsiasi logica, tra braccia (di persone vive) che vengono troncate di netto senza perdere una goccia di sangue, catastrofi aeree dalle quali sembra facilissimo uscire indenni e spiegazioni parascientifiche che lasciano di stucco per la loro cretinaggine (I morti che hanno paura delle malattie? SUL SERIO?). E non c’è nemmeno un minimo di gore per dare un po’ di pepe al tutto: di fatto non ho mai visto un film del genere meno violento.

E come se non bastasse, per dare un senso di serietà al tutto (mica stiamo guardando una fesseria, attenzione!) ci mettono in mezzo anche la questione israelo/palestinese, con gli Israeliani che fanno entrare nei loro bunker tutti senza distinzioni perché «ogni vita umana salvata è uno zombi in meno da combattere», con conseguente svolazzare di bandiere di entrambi i Paesi e canti di gioia. Forse questo passaggio è stato preso dal romanzo di Max Brooks da cui il film è stato tratto (non posso confermarlo, non ho ancora letto il libro), e forse nel libro dev’essere anche piuttosto toccante, chissà… In ogni caso nelle mani di Forster e nella monolitica afflizione di Brad Pitt ne viene fuori l’ennesima smargiassata, un tantino più volgare del resto.

Ma forse tutta questa cialtroneria è messa lì, l’ennesima citazione dei film di serie B alla Lucio Fulci e compagnia, ma almeno quei film erano fatti con due lire e tanta immaginazione e, soprattutto, ogni scelta veniva valutata nell’ottica della reazione dello spettatore, mentre qui si cerca solo di rincoglionirlo in attesa di vendergli i prodotti derivati.

In breve, alla voce “Mancanza di rispetto per lo spettatore” potete tranquillamente aggiungere questo film.

Maurizio Mongiovi

World War Z
(USA-Malta, 2013)
Regia: Marc Forster
Soggetto: Max Brooks (dal suo romanzo omonimo)
Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan, Drew Goddard, Damon Lindelof
Musiche originali: Marco Beltrami
Fotografia: Ben Seresin, Robert Richardson (non accreditato)
Montaggio: Roger Barton, Matt Chesse
Scenografie: Nigel Phelps
Costumi: Mayes C. Rubeo
Interpreti prinicipali: Brad Pitt, Mireille Enos, Daniella Kertesz, James Badge Dale, Ludi Boeken, Matthew Fox, Fana Mokoena, David Morse, Pierfrancesco Favino, Moritz Bleibtreu
116′

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