No > Pablo Larraín

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NO
Ovvero come sedurre con due lettere

NO o SÌ? Beh, il no pare più antipatico, in quasi tutte le occasioni: il no nega, è una chiusura, non apre verso gli altri, il no forse è più noioso, il no ingrigisce mentre il è vitale, pieno di colore, calore, è come abbracciare il mondo, urlare si alla vita, all’amore. Un po’ come il bene e il male, il bene sempre preferibile, anche se forse più banale, senza quel ghigno che ha il male, quella dolce ambiguità che, appunto, può sedurre. Quindi che scegliere, no o ? Dipende, si presume, anche dalla domanda. E la domanda presuppone una risposta, no o , data secondo idee che ci fanno abbracciare o l’una o l’altra, dando a quelle due letterine un significato profondo, radicato nel nostro io, due lettere a esprimere con fulminante sintesi un nostro mondo interiore fatto di passioni, ragionamenti, idee, postulazioni, credenze. Ti piace Albano Carrisi? No. Decisamente no! E questa è una delle poche certezze che ho, lungi da me i nanetti (e che fior fior di nanetti) viticoltori e con zazzerone. Ma se qualcuno riuscisse a presentarmi un lato nascosto del nostro gnomo, se qualcuno riuscisse a farmelo vedere da un altro lato (quale non si sa), magari riuscirebbe a sedurmi, e quelle che credevo idee fisse e irremovibili potrebbero cadere come birilli dopo un tiro infallibile di Jesus Quintana! Ma dire no, anche se sembra più antipatico del , poteva sembrare ovvio nel Cile del 1988, l’anno degli ultimi singulti del regime militare di Pinochet. Dire no, votare no, barrare no, fare una croce sul NO. Con tale voto, con tale preferenza si additava a colpevole il regime di Pinochet e si gridava a gran voce SÌ alla democrazia, si diceva no all’orrore, alle sparizioni, alle torture, agli omicidi e ai soprusi. Ma come fare a convincere la popolazione cilena di una scelta a prima vista ovvia? Facile, sbatterle in faccia la verità, oggettiva, glaciale, orribile. Ma la verità fa male, la verità fa magari incazzare le prime volte e poi diventa solo banale, al limite del noioso: la verità alla lunga fa cambiare canale. Bisogna allora infarcirla, porre qualche pralina sopra a sublimi glassati, fantasticherie di creme multicolore e panne montate in ghirigori arabescati, roboanti uvette caramellate assise su picchi di marzapane. Praticamente bisogna imparare dalla cucina francese, disprezzare la semplicità della cucina italiana e via coi salamelecchi! Quei pici ai funghi dove pensano di andare senza la panna? E poi vogliamo metterla un po’ di besciamella?
Infarcire infarcire, far cadere l’occhio come preludio della caduta in toto del coglione di fronte al piatto! È quello che tenta di far capire René, pubblicitario rampante interpretato da uno splendido García Bernal, alle sinistre che formano l’opposizione, il popolo del NO. La verità è vecchia, sa di nafta come i cappotti della nonna appena riesumati da armadi pluritarmati, semplicemente abbelliamola. La felicità, magia delle magie, si vende a tocchi attraverso quel banco frigo virtuale che era e che è il tubo catodico. Un jingle come nemmeno Gianni Drudi, un’estetica da pepsicola avariata e il gioco è fatto, poiché anche la felicità è un bene di consumo e i cileni ne volevano, ne erano ghiotti. Un NO potente che rovescia non la dittatura (che semmai si passa, come si è sempre passati, da una dittatura ad un’altra) ma l’impossibilità di essere felici, consumisticamente parlando. Come un perfetto pifferaio di Hamelin, René riesce a suonare una melodia dolciastra, melliflua, che va bene per casalinghe e pensionati, adolescenti con le mutande a fuoco e professionisti lanciati verso il futuro, una melodia insomma che riesce a convincere tutti. E la cosa funziona nel film, come funzionò nella realtà di quel lontano fine ottanta: Larraín, autore che ormai possiamo ritenere di culto dopo un trio di film come Tony Manero, Post Mortem e No, utilizza sapientemente la fotografia, donandoci una pellicola che sembra fuoriuscire direttamente da quegli anni, con immagini sfuocate, talvolta bruciate, che si mischiano coerentemente con le immagini di archivio utilizzate dal regista, veri spot dell’epoca, immagini dal vivo del dittatore ecc… Il regista riesce a far passare così un’analisi più ampia, il modo in cui la massa viene influenzata dai media, attraverso la storia vera del referendum che rovesciò Pinochet, continuando il discorso cominciato con gli altri due film, in cui la dittatura militare era un fantasma che aleggiava nelle pellicole senza esserne il tema principale. René pian piano capisce che ce la farà, gli spot che hanno come jingle “l’allegria sta arrivando” cominciano ad entrare nelle teste dei consumatori, perché di questo si tratta. Il giovane pubblicitario non è assolutamente impegnato politicamente, ha semplicemente lo scopo di sbaragliare e vincere sul proprio capo, il sempre straordinario Alfredo Castro, impegnato nella campagna del . Portando avanti il progetto, la vita stessa di René cambia e così la sua visione dello spot, il perché lo sta ideando e girando. Se prima di intraprendere la campagna per il no la vita di René era impostata unicamente verso un rampante successo, se cioè il pubblicitario aveva come unico scopo l’arrampicata sociale attraverso il proprio lavoro, le cose ora cambiano: Renè, giovane padre, ha una relazione difficile con la ex (?) compagna e vede lentamente entrare la violenza della dittatura nella propria vita privata. La campana di vetro sotto cui viveva si frantuma completamente e, per la prima volta, René si accorge realmente della reale natura del proprio paese, dove semplici idee possono provocare intimidazioni, abusi e morte. Inizia ad avere paura per la propria incolumità e soprattutto per quella del figlio, comincia a comprendere i motivi per cui l’ex si batte contro il regime. René infine lotta per questo no, perché anche per lui non è più solo questione di marketing . E quando infine il NO sarà vittorioso sul un René disilluso e scosso si allontanerà nelle strade, addentrandosi e facendosi largo fra quella folla che non ha ideali, ma solo una testa da conquistare e sedurre con bibite fresche e canzoncine da due lire. Vengono in mente le parole di Leo Longanesi: « Due stupidi sono due stupidi. diecimila stupidi sono una forza storica».
Il dittatore è caduto, tutti felici, tutti contenti, René è ora impegnato con una pubblicità squallida, anni ottanta, della cocacola: le parole che usa per presentarla ai committenti sono le stesse con cui ha illustrato e promosso lo spot per il NO. Nulla cambia, così come buona parte del governo, fautore di massacri e sparizioni: non cambiò il Potere con la caduta di Pinochet, rimase al proprio posto, smettendo solo la divisa militare.

Qualcuno ha conquistato anche le nostre italiote testoline, facendoci urlare sempre , ! Beh, non dateci ideali da cavalcare, morali da accettare, no… al massimo fateci cavalcare una nuova macchina mentre la donnina di turno sarà di fianco a noi, meglio se procace e con cosce al vento: anche noi saremo pronti per un assordante NO.
O no?!

Francesco Selvi

 

 

No
Titolo italiano: No – I giorni dell’arcobaleno
Regia: Pablo Larraín
Sceneggiatura: Pedro Peirano da un testo teatrale di Antonio Skármeta
Fotografia: Sergio Armstrong
Montaggio: Andrea Chignoli
Scenografie: Estefania Larrain
Musiche: Carlos Cabezas
Suono: Sebastian Marin, Ivo Moraga, Isaac Moreno, Roberto Zuñiga
Set Decoration: María Eugenia Hederra
Colore: Ismael Cabrera
Effetti visivi: Ismael Cabrera, Rodrigo Rojas Echaiz
Produttori: Pablo Larraín, Daniel Marc Dreifuss, Juan de Dios Larraín
Produttore esecutivo: Jonathan King
Interpreti principali: Gael García Bernal (René Saavedra), Alfredo Castro (Lucho Guzmán), Antonia Zegers (Verónica Carvajal), Néstor Cantillana (Fernando Arancibia), Luis Gnecco (José Tomas Urrutia), Alejandro Goic (Ricardov)
Produzione: Fabula, Participant Media
Coproduzione: Funny Balloons, Canana Films
Suono: Dolby
Rapporto: 1.33 : 1
Camera: Ikegami HL-79EAL
Negativo: Video
Processo fotografico: Betacam (footage), Digital Intermediate 2K (master), U-Matic (source)
Formato di proiezione: 35 mm (sferico), D-Cinema
Paese: Cile, Francia, Messico, USA
Anno: 2012
Durata: 118′

 

 

 

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