Einayim Petukhoth (Eyes Wide Open) > Haim Tabakman

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A inizio film, vediamo Aaron Fleischman aprire la macelleria che suo padre ha gestito fino all’ultimo giorno della sua esistenza. Lo si vede staccare da un muro l’annuncio mortuario, è chiaro che sarà lui a portare avanti il commercio familiare, che ha un ruolo anche nel tessuto sociale del quartiere di Gerusalemme dove si trova. Aaron è un ebreo ortodosso, marito e padre devoto di quattro figli, tutto il suo tempo libero di una quotidianità rigorosa e malinconica è dedicato allo studio, alla sinagoga e alla sorveglianza della condotta degli altri uomini di un quartiere dove sembra non esserci anima viva. La sua aspirazione è quella di essere uno tzaddik, un uomo virtuoso, un esempio per la sua comunità.
Quando alla porta del suo negozio si presenta Ezri, un giovane studente della yeshivah (centro di studi della Torah e del Talmud dell’ebraismo ortodosso) per chiedergli di poter usare il suo telefono e quindi per offrirsi di aiutarlo in negozio, Aaron inizialmente rifiuta. Incontrando però nuovamente il ragazzo, che non ha ancora un posto dove stare né un lavoro, capitola e gli offre lavoro e alloggio, nella stanza sopra il negozio dove suo padre era solito riposarsi nel corso della giornata, e lo introduce nella comunità religiosa. Una pulsione nella direzione della virtù cui aspira, ma non solo.
Ezri è a Gerusalemme per incontrare un uomo che però non lo vuole più. Inutili le sue telefonate, che per lo più non ottengono risposta.
La riapertura del negozio corrisponde forse a un’apertura per Aaron di un suo lato autentico e nascosto sotto le convenzioni religiose e di una vita quotidiana sicura, senza sbandamenti e, infine, mortifera. Lavorare fianco a fianco con Ezri, accende un’attrazione che troverà forma compiuta una sera, dopo una conversazione intima.
La presenza di Ezri nella comunità, già accolta con sospetto sin dall’inizio, come un corpo estraneo dannoso in quell’ambiente, diventa causa di scontro e minacce nei confronti di Aaron, che riceve la visita del rabbino e quella dei suoi compagni di preghiera, che si arrogano il diritto di mantenere l’ordine morale nella comunità (anche nelle coppie eterosessuali, con moti che appartengono più al fascismo che alla religione). Sono questi ultimi a spiegargli, senza giri di parole, che, non dovesse allontanarlo, subirebbe il boicottaggio della sua attività e, chissà, anche peggio. Ma non è questo il problema principale per Aaron, quanto il dover abdicare improvvisamente a tutto ciò in cui ha creduto e che ha costituito le fondamenta della sua esistenza fino a quel momento.

«Mi sento vivo ora, prima ero morto»

Nel suo debutto nel lungometraggio, Haim Tabakman (alle sue spalle un cortometraggio e l’attività di montatore) si prende tutto il tempo necessario per costruire la situazione che intende raccontare e, una volta reso esplicito il dramma, non lo tradisce mai con scene che non siano mai meno che necessarie. Al contrario, sceglie la strada del dramma interiore, dell’introspezione, del conflitto di Aaron più che con l’esterno con se stesso, aiutato nello scopo da due ottimi protagonisti. Soprattutto, non cerca facili vie d’uscita alla critica sulla morale che scaturisce dalla storia.

Eyes Wide Open rappresenta uno sguardo critico e inedito sullo scontro tra fede cieca e vita terrena nonché una tra le storie d’amore più intense che si siano viste sullo schermo. Allontanando lo sguardo per un attimo dalla sua ambientazione, non sarà difficile immaginarla in altri contesti, religiosi e non solo.

Roberto Rippa

Einayim Petukhoth
(titolo internazionale: Eyes Wide Open. Titolo francese: Tu n’aimeras point.
Israele-Germania-Francia, 2009)
Regia: Haim Tabakman
Soggetto, sceneggiatura: Merav Doster
Musiche originali: Nathaniel Méchaly
Fotografia: Axel Schneppat
Montaggio: Dov Stoyer
Scenografie: Avi Fahima
Costumi: Yam Brusilovsky
Interpreti principali: Zohar Strauss (Aaron Fleischman), Ran Danker (Ezri), Tinkerbell [Ravit Rozen] (Rivka Fleischman), Tzahi Grad (rabbino Vaisben), Isaac Sharry (Mordechai)
91′

Haim Tabakman sul set

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