140 Drams > Oksana Mirzoyan

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Sako si appresta a uscire di casa. È nervoso, non ricorda dove ha lasciato le sigarette. Sua moglie Arpine gli dice che in casa non c’è più nulla da mangiare. Lui sta recandosi da un conoscente che dovrebbe dargli un lavoro occasionale, uno dei pochi che riesce a trovare. In casa di soldi non ce ne sono e sua moglie lo rimprovera per il fatto che, mentre lei non sa come sfamare i figli, quelli per acquistare le sigarette lui li trova sempre. Arpine non può uscire di casa, sua figlia minore è ammalata e lei non può separarsi da lei nemmeno per il tempo di recarsi al negozio di alimentari dietro l’angolo. Decide quindi di mandare Edo, il figlio maggiore, di cinque anni di età, fino a poco prima impegnato a giocare per strada. Quando lui le chiede se possa comperare delle caramelle, sua madre, esasperata, reagisce malamente paragonandolo a suo padre, prima di tornare calma e spiegargli che non ha soldi anche per quelle. Giunto in negozio, Edo assiste alla discussione tra il proprietario e un cliente sul costante aumento del costo dei latticini. È possibile che i pochi spicci che sua madre gli ha dato non bastino per un cartone di latte?
Edo si trova di fronte alla prima decisione adulta della sua vita.

Oksana Mirzoyan realizza un semplice e realistico ritratto d’infanzia per tratteggiare nello spazio di pochi minuti un dolente ritratto di un Paese martoriato che ai suoi cittadini non riesce ad offrire che povertà e poca speranza.

Roberto Rippa

140 Drams
(Armenia/USA, 2012)
Regia: Oksana Mirzoyan
Sceneggiatura: Oksana Mirzoyan
Fotografia: Mike Berlucchi
Suono: Levon Navasardyan
Montaggio: Adam Pillon
Produzione: Oksana Mirzoyan, Emily Mkrtichian, Anahid Yahjian, Michael Maksoudian (esecutivo)
Interpreti: Liana Avetisyan (Arpine), Hrach Hakobyan (Sako), Davit Harutyunyan (Edo), Ara Sargsyan, Daniel Vahradyan, Asqanaz Hambartsumyan, Dalita Harutunyan, Eric Gabrielyan
15′ / Red 2.35 / Colore / armeno

www.140drams.com

Oksana Mirzoyan, che è fotografa, è nata a Baku da un padre originario dell’Azerbaigian e di una madre armena proveniente dalla provincia di Syunik. Nel corso dei massacri di Sumgait del 1988, durante i quali bande armate di Azeri assaltarono i quartieri degli Armeni, Oksana e la sua famiglia si rifugiano dapprima in Armenia e poi in Russia, prima di approdare negli Stati Uniti, dove ottengono asilo. Cresciuta a Detroit, dove ha trascorso 23 anni della sua vita e dove si è laureata in Storia dell’arte, ha fatto ritorno in Armenia due anni fa grazie al progetto Birthright Armenia, che facilita il ritorno nel Paese ai figli della diaspora che vogliano impegnarsi nel volontariato, che lei ha svolto insegnando fotografia ai bambini.
Girato a Yerevan, Capitale dell’Armenia, 140 Drams è stato finanziato grazie al crowfunding.
Il suo primo lungometraggio, Abysm, è stato selezionato per partecipare al progetto Open Doors del Festival internazionale del film di Locarno. È previsto che venga girato il prossimo anno.
Come attrice, ha partecipato a The Death of Michael Smith di Daniel Casey (premiato allo Slamdance Film Festival) e al corto Bromine di Ken Kuykendall.

(fonti: Festival internazionale del film Locarno, hetq, IMDb)

Ho deciso di mettere al centro di 140 Drams un bambino di 5 anni a causa dei bambini e delle bambine di Myasnikyan, una piccola città dell’Armenia dell’ovest. Stavo conducendo un seminario sulla fotografia lì, quando ho iniziato a pensare di scrivere la sceneggiatura per un cortometraggio. Malgrado avessi già vissuto in Armenia per alcuni mesi prima di quel momento, non ero tanto consapevole di alcuni tra i problemi più pesanti dell’Armenia di oggi quanto lo sono stata ascoltando i bambini nel orso delle nostre discussioni quotidiane. Ho imparato che oltre a eventi seminali come il genocidio armeno e la guerra del Nagorno Karabakh, gli Armeni sono confrontati oggi con una lotta molto basilare e che sono esausti. La transizione dal comunismo li ha costretti a lottare per quel poco cui possono aggrapparsi. Il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale. La povertà si insinua nella vita quotidiana e la avvelena: non c’è un momento di sollievo, nessuna pace per la mente. Il fatto che fossero i bambini ad aprirmi gli occhi su questo aspetto è stato disarmante, a voler essere morbidi. Quindi, quando un amico mi ha sfidato a scrivere in una settimana una sceneggiatura che avesse come spunto una visita a un negozio di alimentari, ho deciso di scrivere del piccolo Edo. Lui, come i bambini di Myasnikyan, sarebbe stato il testimone simbolo della situazione armena e avrebbe attraversato il confine tra infanzia e vita adulta troppo presto. Volevo che il suo calmo realismo potesse rivelare una grande verità sul Paese in cui ho vissuto e imparato per quasi due anni ad oggi.

(Oksana Mirzoyan)

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