Antonio Tabucchi | Di tutto resta un poco

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Antonio Tabucchi
Di tutto resta un poco
Letteratura e cinema

a cura di Anna Dolfi

Editore: Feltrinelli
Collana: Le Comete
Data uscita: 20 marzo 2013
Isbn: 978-88-07-53027-2
Prezzo di copertina: 20,00€
Prezzo eBook: 14,99€

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L’ultimo libro di Antonio Tabucchi, sofferto come gli ultimi giorni della sua vita, è un impagabile omaggio al suo più grande amore, la letteratura, agli autori amati (Schnitzler, Kipling, Céline, Aleixandre, Borges, Drummond de Andrade, Levi, Puig, Petroni, Viera…) ed a quelli amici (Pires, Comment, Wada, Vila-Matas, Vargas Llosa, Ortiz…). Una lunga lettera d’amore che si oppone all’oblio del tempo. Di tutto resta un poco contiene pure una manciata di pagine dedicate al cinema solo in apparenza "infilate" in queste "memorie", pagine sorprendenti perché capaci di ricordarci come il cinema andrebbe approcciato, vissuto. Il suo è lo sguardo obliquo di un osservatore acuto, dotato di una scrittura frammentaria e geniale, capace di vedere quelle invisibili connessioni fra le "cose" che solo menti lucidissime sono in grado di scoprire. Pagine da leggere tutte d’un fiato, per riconciliarsi con l’essenza del cinema e i film, gli attori e i registi, all’interno delle quali, prima che l’intellettuale, si rintraccia l’Antonio Tabucchi spettatore. Sconvolto da La dolce vita, nel capito Il film della mia vita; incantato e incantevole di fronte al cinema di Almodóvar (Venti fotogrammi per Pedro Almodóvar); geniale nel ricordo dell’amico Alain Corneau (L’opera e la biografia. Su Alain Corneau), capace di mettere in luce il cortocircuito delle immagini in movimento sulla nostra vita, il loro potere di condizionarci, di cambiarci. Infine il capitolo dedicato alla fragilità di Marilyn (La polvere della farfalla. Su Marilyn Monroe), che poi è il capolavoro dell’intero volume, un’ode alla fragilità del Mito, alla caducità del sogno di un’intera esistenza. «Forse Marilyn, che aveva sognato di essere una farfalla, un giorno pensò che una farfalla la stava sognando. E per poter volare per sempre, decise di diventare chi la sognava». [Alessio Galbiati]

 

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Sinossi
"La letteratura è sostanzialmente questo: una visione del mondo differente da quella imposta dal pensiero dominante, o per meglio dire del pensiero al potere, qualsiasi esso sia. È il dubbio che ciò che l’istituzione vigente vuole sia così, non è esattamente così. Il dubbio, come la letteratura, non è monoteista, è politeista. Peraltro le conseguenze dei pensieri monoteisti, che non nutrono alcun dubbio, sono sotto gli occhi di tutti." Così comincia questo libro. Stabilendo dei confini e aprendo degli orizzonti. Lungo tutto l’arco degli scritti che vi sono raccolti, assistiamo allo svolgersi di un dialogo interiore che tocca i grandi temi dell’invenzione artistica, del gusto, della poesia, del canto, del racconto cinematografico. E insieme ai temi, quasi non possa esistere una "teoria" senza la complessa e sfuggente identità di una lingua che vuole diventare espressione, Tabucchi evoca lo spirito degli scrittori che io hanno formato, che lo hanno accompagnato, che hanno diviso con lui il tempo. Scatta così una meravigliosa chiamata di fantasmi, di compagni di strada, di amici decisivi. Il filtro dell’amicizia è molto presente, come spesso nell’universo tabucchiano. Sia quando gli autori di cui parla si destano sul filo dell’orizzonte storico sia quando sono effettivamente interlocutori, un calore affettivo entra a cucire immagini, a stimolare visioni, ad accendere motivi musicali.

 

Quarta di copertina
Di tutto resta un poco è il libro a cui Antonio Tabucchi ha lavorato, fino all’ultimo, in prima persona, malgrado la malattia e da dentro la malattia, condividendo ogni dettaglio con la curatrice e la casa editrice. È una raccolta di scritti meditata, appassionante, che prende le mosse da un memorabile “elogio della letteratura”, di una letteratura capace di “ficcare il naso dove cominciano gli omissis”. È inevitabile che, a partire da lì, dalla responsabilità delle parole per arrivare alla consolazione della bellezza, Antonio Tabucchi tocchi i temi più cari e insieme ai temi le opere e gli uomini (spesso amici) che lo hanno accompagnato. Ci sono gli autori frequentati con l’assiduità dello studioso (Pessoa e Drummond de Andrade, Kipling e Borges, Cortázar e Primo Levi), quelli sondati dalla veemenza della consuetudine (Daniele Del Giudice, Norman Manea, Enrique Vila-Matas, Mario Vargas Llosa e Tadahiko Wada), quelli più giovani, illuminati da una lungimiranza severa e affettuosa. E poi ci sono meravigliose pagine sul cinema, che tengono insieme il lirico omaggio alle ali di farfalla di Marilyn Monroe e la penetrante analisi della gag sovversiva di Almodóvar. Di tutto resta un poco fa certamente parte di un lascito fondamentale, ma è anche un libro che accende l’intelligenza, la curiosità, gli entusiasmi, come ci trovassimo di fronte alla mappa di un territorio che finalmente possiamo visitare, con la complicità e la guida dello scrittore che lo ha abitato, che lo ha costruito, che lo ha custodito per noi.

 

Antonio Tabucchi
Antonio Tabucchi (Pisa, 24 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012) è stato uno scrittore italiano.
Legato da un amore viscerale al Portogallo, è stato il maggior conoscitore, critico e traduttore dell’opera del poeta, scrittore ed aforista portoghese Fernando Pessoa dal quale ha attinto i concetti della saudade, della finzione e degli eteronimi.
Tabucchi conosce l’opera di Pessoa negli anni sessanta, durante le sessioni che frequenta alla Sorbona di Parigi, ne rimane talmente affascinato che, tornato in Italia frequenta un corso di lingua portoghese per comprendere meglio il poeta.
I suoi libri e saggi sono stati tradotti in 18 lingue, compreso il giapponese. Con María José de Lancastre, sua moglie, ha tradotto in italiano molte delle opere di Fernando Pessoa, ha scritto un libro di saggi e una commedia teatrale su questo grande scrittore.
Ha ottenuto il premio francese "Médicis étranger" per Notturno indiano e il premio Campiello per Sostiene Pereira.
Fonte: Wikipedia

 

cover image: Marilyn Monroe. Foto di André de Dienes

 

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